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"E' assurdo cancellare Bore"

"E' assurdo cancellare Bore"
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 Erika Martorana

Bore lancia un grido d’allarme e di protesta, dicendo «No» al nuovo decreto legge che prevede la riduzione dei costi relativi alla rappresentanza politica nei comuni, eliminandone 1.970. Di fronte a questa nuova legge, il sindaco del paese, Fausto Ralli, i residenti e  un folto gruppo di giovani della polisportiva locale  si sono uniti in assemblea e hanno deciso di reagire a quello che definiscono «un momento di follia collettiva del Parlamento». 
La polisportiva Bore in una lettera dai toni accesi pubblicata sul proprio sito internet e indirizzata al nostro giornale scrive: «C'era un tempo dove persone semplici, italiani come noi, sono morte perché credevano in certi ideali, perché amavano la loro patria o forse perché molto più semplicemente volevano difendere la loro casa, i loro affetti e la loro famiglia. Noi siamo giovani e non abbiamo mai assistito ad una guerra in prima persona, però quando i nostri vecchi ci raccontavano delle avversità superate per difendere la loro, o meglio la nostra, patria anche noi pensavamo di credere negli stessi ideali. Ora non più. Per noi quegli ideali sono stati calpestati, insultati e infangati da coloro che ci rappresentano a Roma. Da coloro che siedono nel nostro Parlamento». 
«In poche ore di follia collettiva - proseguono - il nostro governo decide che 1970 comuni devono sparire non per un sostanziale recupero di denaro pubblico bensì per affermare che sono state eliminate 56.000 poltrone». 
In merito al recupero di denaro pubblico poi affermano: «Un sindaco dei nostri piccoli comuni percepisce circa 900 euro al mese per un totale di 11.800 euro annui; un assessore prende circa 80 euro al mese che fanno 960 euro all’anno. Considerando un consiglio comunale composto da Sindaco e 3 assessori si arriva a 14.680 euro all’anno. Mettiamoci pure le indennità per i consiglieri (5,16 euro) per ogni consiglio comunale. Si arriva all’incirca a 15.000 euro.Il che corrisponde a poco più dello stipendio mensile di un consigliere Regionale. Bore, il nostro piccolo comune collocato nel cuore dell’appennino parmense, al confine tra Parma e Piacenza, verrebbe così cancellato (e con lui anche Valmozzola) solo per una questione di numeri e non di sostanza. Per molti questo non vuol dire niente, ma per noi invece vuol dire tutto: con la cancellazione del nostro comune verrebbero chiuse scuola, presidio della guardia medica, poste e tutti quei servizi sociali che si occupano di anziani ed invalidi. La perdita di tali servizi equivale a dire la morte del nostro comune, del nostro paese e di tutte le sue frazioni». 
 «Sopprimere il nostro comune - spiegano - Comune equivale anche a eliminare i servizi di base e quindi a costringere molte famiglie a trasferirsi. E così in pochi anni (2 o forse 3) quello che noi chiamiamo il “nostro paese” da comune passerà ad essere un paese fantasma.  Noi saremo solo ragazzi - concludono - ma una cosa l’abbiamo capita: questa è un'ingiustizia, un sopruso e per giunta approvato solo basandosi su un numero, 1000 abitanti». 
«Siamo pronti - sostiene il presidente della polisportiva, Francesco Conti - a rivolgerci a chiunque. Partiremo dalla Provincia, andremo in Regione. Faremo qualunque cosa sia possibile - dice - per fermare questo scempio». 
 

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