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I "pirati" del Po? Forse sono ex militari dell'Est

I "pirati" del Po? Forse sono ex militari dell'Est
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Paolo Panni
I «pirati» del Po, che da tempo hanno fatto del bacino del fiume la loro «terra di conquista» per compiere razzie di pesci e furti di motori per barche, farebbero parte di una organizzazione di ex militari provenienti dall’Europa dell’Est. Quella che già da tempo era un’ipotesi da più parti ventilata, sta prendendo sempre più piede. Attorno ad essa ruotano i primi risultati delle attività investigative che sta portando avanti la Digos di Mantova. Lungo il fiume, anche in terra Parmense, questa è stata un’estate decisamente rovente. Tra razzie di pesce, campeggi abusivi di persone provenienti dall’Est Europa e furti di motori fuoribordo, si è creato un evidente clima da «far west». Clima che ha esasperato gli animi. Ci sono state, come noto, innumerevoli segnalazioni e denunce, incontri fra sindaci rivieraschi che hanno chiesto di aumentare i controlli lungo il Po e ci sono state interrogazioni sia parlamentari (effettuate da Cinzia Fontana e Albertina Soliani del Pd, Mauro Libè dell’Udc e Tommaso Foti del Pdl) che regionali (come quelle di Luigi Giuseppe Villani del Pdl e di Stefano Cavalli della Lega Nord).
Le indagini stanno andando avanti da mesi, diversi i risultati che sono emersi ed ora ecco che, a cercare di far luce su quanto sta avvenendo, è impegnata la Digos di Mantova. Quello della città virgiliana è stato, fra l’altro, uno dei territori più colpiti da pesca di frodo e furti di motori. E le attività investigative della Digos, per l’ipotesi di reato di associazione per delinquere finalizzata al furto di beni dello Stato, avrebbero portato a questi primi elementi legati, come sottolineato, a una banda composta da ex esponenti dell’esercito, che dall’Est arrivano ad agire sul suolo italiano con l’aiuto di basisti, forse anche italiani. Queste persone arrivano nei nostri territori utilizzando permessi turistici e, puntualmente, ad ogni controllo, favoriscono semplici permessi di pesca. Ma, sia il tipo di imbarcazioni usate che gli indumenti indossati, hanno insospettito gli investigatori ed ora l’attenzione è volta verso i mercati dell’est, verso i quali verrebbero indirizzati i pesci prelevati dal Po. E verso i mercati di Ungheria, Romania, Lituania ed Ucraina sarebbero indirizzati anche i motori rubati lungo il Po: per essere rivenduti.  Ipotesi, questa, avvallata anche dai risultati di precedenti operazioni effettuate, in varie zone del Nord Italia, dalle forze dell’ordine. Il pesce, in particolare - in linea con le denunce più volte avanzate da pescatori ed associazioni di pesca - verrebbe lavato con l’acqua, notoriamente inquinata del Po, congelato, portato all’Est e qui confezionato, etichettato e quindi messo sul mercato. Forse, anche su quello italiano con un giro d'affari che ammonterebbe a molte centinaia di migliaia di euro.
C’è anche un altro particolare considerato d’interesse, nell’ambito delle attività investigative in corso. Infatti vi sarebbero stati vari avvistamenti di barche con a bordo persone vestite con le stesse cerate. Una specie di divisa, che è stata anche ritrovata in diversi blitz delle forze dell’ordine. Da ricordare, in particolare, una operazione della Guardia di finanza di Mantova che, di recente, ha denunciato otto ungheresi che avevano messo le tende nel Rodigino per compiere le razzie lungo il Po, sempre di notte. Qui catturavano i siluri con le reti a strascico, ed intrappolavano pure altri pesci. Dopo averli uccisi con metodi brutali e sfilettati nell’acqua inquinata e con metodi a dir poco rudimentali, caricavano il pesce su furgoni freezer per portarli nel loro «quartier generale» e, come destinazione successiva, nei mercati dell’Est. Pare anche che una parte venisse ceduta a commercianti italiani. Ora, grazie anche ai risultati di operazioni precedenti, la Digos mantovana si è messa sulle tracce dell’organizzazione straniera, seguendo le attività di gruppi di ex militari che sono in contatto attraverso internet.

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  • giuliano

    04 Settembre @ 20.44

    ma come non li hanno ancora presi cosa aspettano le cosidette guardie provinciali, invece di andare a fare le multe sulle strade che vadano a controllare di più il fiume, per mè hanno paura di prendere una schioppettata certo non sono addestrati come i carabinieri o la polizia.allora toglieteci la mansione da guardie fateli bonificare il fiume e la vegetazione almeno cosi rendono qualche cosa.

    Rispondi

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