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Il sindacalista fra i contestatori del Giro di Padania: "Non ho colpe". La Cgil: "Non è stato licenziato"

Il sindacalista fra i contestatori del Giro di Padania: "Non ho colpe". La Cgil: "Non è stato licenziato"
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Pubblichiamo una lettera inviata da Mauro Caffo, esponente del Partito comunista dei lavoratori (Pcl) e funzionario della Cgil. Caffo spiega che rifarebbe tutto e critica il sindacato per averlo licenziato a causa del suo coinvolgimento nei tafferugli di Salsomaggiore. La Cgil chiarisce che Caffo non è stato licenziato: il suo posto di lavoro è in una cooperativa; quello che ha perso, spiega una nota, è il suo distacco temporaneo nell'organico del sindacato. La Cgil respinge le accuse, mosse da Mauro Caffo, di non avere democrazia al proprio interno.

Ecco il testo della lettera di Mauro Caffo, che attacca la Cgil: 

“Funzionario scomodo della CGIL protesta contro la Lega”
Licenziato

Sono il funzionario CGIL coinvolto nei tafferugli dello scorso 08 settembre a Salsomaggiore. La mia vicenda, balzata agli onori della cronaca nazionale come un qualcosa di fuori dal comune, e che ha lasciato tutti basiti, ha creato un terremoto mediatico durato poche ore. Come è noto la vicenda in sé per sé quasi banale, è stata riportata su quasi tutti i quotidiani nazionali. Perché? La risposta è semplice e scontata: Un funzionario della CGIL non può permettersi di esporsi in questo modo, ne va l’immagine dell’organizzazione.
Fortunatamente la dinamica dei fatti accaduti quel pomeriggio, è molto chiara, anche grazie alle registrazioni video, facilmente reperibili anche su internet. Quel giorno insieme ad altri compagni ci siamo ritrovati per attuare un’azione pacifica di dissenso nei confronti di una manifestazione che aveva ben poco di sportivo e molto di mera propaganda politica, a tal proposito ci tengo a specificare che i partecipanti alla competizione sono vittime come tutti, ma anche complici, in quanto avevano comunque la possibilità di rifiutarsi di partecipare. La protesta si stava risolvendo come nel più classico dei modi, come spesso avviene nelle manifestazioni non violente, quando un gruppo di persone non identificate, ha preso parte allo sgombro del presidio, e con insulti e violenza fisica, ha cominciato a creare disordine e tensione, sotto lo sguardo compiacente delle forze dell’ordine presenti, e reputate a mantenere l’ordine pubblico.
Tutto ciò è durato pochi, ma molto concitati attimi, sinchè mi sono sentito strattonare e sono caduto a terra, con un uomo dell’arma. Immediatamente dopo, senza nemmeno avere il tempo di realizzare ciò che era accaduto, mi sono ritrovato afferrato da due uomini in borghese che, senza essersi identificati, pretendevano di portarmi via. Vengo strattonato e trattato come un pericoloso criminale, tutto ciò sotto l’occhio vigile delle telecamere e dei fotografi, con le conseguenze mediatiche e “politiche” a tutti note con grave compromissione della mia immagine, sia pubblica che privata. Ci tengo a specificare che attualmente a mio carico non esiste alcuna imputazione, attendo a riguardo l’esito degli eventi, ed eventuali notifiche da parte degli organi preposti.
Quello che credo sia importante sottolineare in questa mia vicenda, e che spero faccia riflettere, è il comportamento adottato da parte della CGIL nei miei confronti. Come è noto, è stato immediatamente emanato un comunicato stampa in cui il sindacato si diceva completamente estraneo alla vicenda accaduta, tutto ciò senza nemmeno avermi dato la possibilità di chiarire l’accaduto, confrontandomi con i compagni per fornire la mia versione dei fatti.
Non ho alcun rimorso rispetto a quanto accaduto, in quanto penso sia palese che io non abbia colpe, ma come esponente di un sindacato, in special modo della CGIL, la cui storia è di lotta attiva, per la difesa dei diritti dei lavoratori e come militante del Partito Comunista dei Lavoratori è per me un dovere nei confronti di chi, prima di me non ha esitato ad esporsi, a lottare anche a rischio di perdere la libertà e di trovarsi isolato, intraprendere azioni che siano di rottura con il servilismo di chi invece di difendere i nostri diritti è schiavo e servo della classe dirigente ed economica di questo nostro povero e martoriato Paese. La mancanza di democrazia all’interno della CGIL è ormai evidente, la sudditanza di questo sindacato nei confronti delle scellerate azioni antisindacali di questo governo, (non ultimi gli articoli contro il diritto del lavoro inseriti nella manovra economica appena varata) anch’esso ha contribuito a darmi la forza e il coraggio di intraprendere la mia azione. Si tenta in tutti i modi di mettere a tacere la voce del dissenso, di far finta che non esista, quando al contrario è sempre più forte e chiede una spaccatura nell’attuale sistema, e proprio ciò che è accaduto lo
scorso 8 settembre a Salsomaggiore in occasione dell’iniziativa di propaganda, attuata dalla Lega Nord col “giro di padania” ha fornito l’occasione di portare alla luce un conflitto sociale, economico e politico che ormai da tempo cova all’interno della nostra società. Manifestazioni sportive organizzate con l’unico scopo di distogliere l’attenzione dalle condizioni socioeconomiche del nostro paese, per cercare di rilanciare l’immagine di un partito che negli ultimi 15 anni ha contribuito ad impoverire il popolo italiano, sostenendo il governo Berlusconi, lanciando da sempre proclami razzisti e di divisione sociale, mi hanno dato l’occasione per far venire alla luce la voce di chi, ha ancora il coraggio di dire NO!!!!

La replica della Cgil. (comunicato stampa)
A proposito di quanto successo a seguito dei fatti occorsi in occasione del Giro della Padania a Salsomaggiore lo scorso 8 settembre, Cgil e FP Cgil di Parma ritengono necessario rimarcare la propria presa di distanza dalle modalità della protesta, che ha visto coinvolto inopportunamente un funzionario della categoria del pubblico impiego.
Mauro Caffo, lavoratore di una cooperativa sociale in distacco temporaneo alla FP Cgil provinciale, in prova dal 1° luglio al 31 dicembre 2011, non è stato licenziato, contrariamente a quanto lui stesso afferma. Egli conserva infatti (art. 31 - L.300/70) il proprio posto di lavoro presso l’azienda di provenienza, ma la categoria, d’accordo con la Cgil, ha ritenuto necessario revocare il distacco sindacale valutando il suo comportamento non coerente alle regole e ai valori definiti dallo Statuto dell’organizzazione e quindi sono venuti meno i presupposti che avevano motivato il distacco.
La decisione di revoca del distacco è avvenuta il 12 settembre dopo aver ascoltato più volte il lavoratore.
Un sindacato responsabile come la Cgil con tutte le sue categorie, attua forme di protesta anche dure, come occupazioni di aziende o blocchi stradali, qualora ritenga messi in discussione posti di lavoro, occupazione o diritti, ma sempre nel rispetto delle leggi. Chi, stando dentro la Cgil, decide di non rispettare questi orientamenti, non può che assumersene la responsabilità e accettarne le conseguenze. Questo non vuol dire mancanza di democrazia, ma esattamente il contrario.
Sono le grandi battaglie a fianco dei lavoratori, compreso l’ultimo sciopero del 6 settembre che attestano quanto tutta la Cgil sia un sindacato libero e democratico senza alcuna sudditanza ne nei confronti di poteri forti ne dei partiti.

(Foto: le proteste al Giro di Padania a Salsomaggiore)

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  • francesco brundo

    16 Settembre @ 06.26

    ...accidenti, mi sono sbagliato, credevo fosse in P.le Inzani a difendere gli extracomunitari mussulmani ubriachi di birra. mi dovrò mettere gli occhiali.

    Rispondi

  • rataplan

    16 Settembre @ 00.08

    Dopo questa overdose di politica,sindacato, partigiani e comunisti, fieramente affermo: VIVA la Bici e chi pedala. ABBASSO gli asini che ragliano (esclusi i quadrupedi).......

    Rispondi

  • ILARIA

    15 Settembre @ 22.56

    io ero presente alla tappa, ed è stato vergognoso vedere quello che è successo. non nè stata fatta una manifestazione pacifica perchè si è visto subito che si stava mettendo a repentaglio l'incolumità dei corridori stessi. Gente che si buttava in mezzo alla strada al passaggio dei ciclisti non mi pare una sistuazione molto "pacifica" come continua a fare intendere il "compagno" Sig. Caffo. Se non si è d'accordo, come può tranquillamente essere, lo si può manifestare in altro modo, non c'è bisogno di creare situazioni a rischio poi contro a gente che sta lavorando, i ciclisti sono stipendiati dalle loro aziende mica da chi organizza una corsa!

    Rispondi

  • MatCom

    15 Settembre @ 22.02

    Non vedo il problema. finisce il distacco presso il sindacato e torna a fare il suo lavoro alla cooperativa. Non gli va forse di lavorare ...lavorare davvero?!

    Rispondi

  • Carlo Cappelli

    15 Settembre @ 20.28

    L'ignoranza regna sovrana... (per nn dire di peggio). Questo crede che essere in democrazia significhi avere il permesso di fare quel cavolo che gli pare e soprattutto nel modo che gli pare? Forse l'ha confuso col termine anarchia... Certa gente non capisce che la democrazia si basa prima di tutto sul rispetto delle idee anche se differenti dalle proprie.

    Rispondi

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