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Nella Bassa la piaga delle case abbandonate

Nella Bassa la piaga delle case abbandonate
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 Silvio Tiseno

Anche un mulino può diventare spettrale. Una scuola elementare può diventare un rifugio. E la golena di un fiume, un tempo viva e pulsante, un cimitero di case inghiottite dal tempo. Il viaggio fra le «Case degli spiriti» della Bassa Parmense bagnata dal Taro inizia da San Quirico di Trecasali.
San Quirico 
Qui c'è una scuola abbandonata da decenni, che è diventata un rifugio per senzatetto. Due piani, il muro esterno è scrostato e la recinzione, che dovrebbe impedire l’accesso ai non autorizzati, è stata tagliata. Basta volgere lo sguardo alla parete posteriore dell’edificio per rendersi conto che lì qualcuno ci abita: lanciando un’occhiata sbrigativa dalla strada si nota che la tapparella di una delle finestre è stata forzata e rimane aperta grazie a un bastone. Ed è proprio guardando dentro da questa stessa finestra che è possibile notare la gravità della situazione. 
Dentro l’edificio, non a norma da un punto di vista sanitario e dell'abitabilità, si possono notare beni di genere alimentare, bottiglie d’acqua e stoviglie di vario tipo.
Gli abitanti della piccola frazione sono impietositi per le condizioni di disagio sociale in cui vivono gli «inquilini» dell’ex scuola elementare e arrabbiati per lo stato in cui versa un edificio pubblico dove l’acqua, a causa della mancanza delle grondaie, sta lentamente logorando le pareti esterne. 
Ex mulino
C'è un mulino che fa paura solo a guardarlo. Alto cinque piani, chiuso ormai da diversi anni, secondo le testimonianze di alcuni abitanti della zona è frequentato soprattutto di notte. È un enorme edificio con vetri rotti e assi di legno che chiudono le finestre quasi a voler nascondere qualcosa di spettrale. 
Attorno alla grande struttura ci sono numerosi rifiuti abbandonati: bottiglie rotte, indumenti sporchi e stoviglie di plastica usate. Non si tratta di una semplice casa abbandonata, in questo caso c'è qualcuno che dorme all’aperto su un giaciglio coperto da pezzi di legno posizionati in modo da poter assomigliare a una capanna. 
Nel bel mezzo della Bassa Parmense, fra comunità che non si voltano mai dall’altra parte quando si trovano a dover affrontare  problemi di disagio sociale, si è spenta la speranza e gli ultimi della terra sono nascosti al mondo intero. 
Pericoli sottovalutati 
Per una volta la natura ha vinto sul cemento. Dentro quei muri abbandonati capita spesso che crescano alberi fino a sfondare il tetto. Gran parte degli immobili posizionati nell’area golenare del Taro è in condizioni di estrema fatiscenza che si traduce in pericolo se si considera che spesso mancano le recinzioni e non vi è alcun tipo di segnaletica che indichi divieti e pericolosità. Questa zona è frequentata soprattutto da cacciatori e pescatori, ma anche da gruppi di ragazzi che, durante i periodi di vacanza, amano trascorrere intere giornate in sella ad una bicicletta ed esplorare i luoghi incantati che sono attorno alle rive del fiume. E da bambini, si sa, la curiosità non ha steccati. Ma il rischio non è certo piccolo, fra muri sfasciati e tegole sospese i giovani potrebbero diventare, loro malgrado, protagonisti di tragedie preannunciate.
 

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