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Dramma di Sala. Il nipote: "Non crediamo sia un raptus"

Dramma di Sala. Il nipote: "Non crediamo sia un raptus"
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Un rosario in forma privata con la presenza di familiari e amici più stretti è stato celebrato ieri sera nella chiesa di via Sidoli in ricordo   di Pietro Amighetti e di Simonetta Moisè. Per fissare la data dei funerali, che saranno celebrati  in forma congiunta, si dovrà attendere invece il nulla osta delle autorità. Intanto, sul fronte investigativo non sono emerse novità. L’autopsia è stata fatta nelle giornata di ieri e si attende la formalizzazione degli esiti ma sembra non siano emerse anomalie rispetto a quanto emerso dopo i  rilievi effettuati dalle forze dell'ordine.

La ricostruzione
Alle 19.40 di domenica Vittoria Amighetti ha sentito due colpi d’arma da fuoco provenire dalla dependance della casa di famiglia di via Maiatico 10, a Sala Baganza, ha intravisto un corpo sull'ingresso e ha chiamato i carabinieri. E’ spettato ai carabinieri di Sala Baganza entrare per primi nella dependance, vedere il corpo di Pietro Amighetti nell’ingresso e quello della moglie Simonetta Moisè sulla sua sedia a rotelle, nel soggiorno studio, davanti al computer.
Quanto fosse successo poco prima è risultato subito evidente: Pietro aveva sparato con un fucile da caccia di famiglia alla moglie Simonetta e poi ha rivolto la stessa arma verso sé stesso: sono bastati due colpi, entrambi alla testa, a porre fine ad una vita insieme. Simonetta e Pietro, Piero per gli amici, si erano conosciuti ed amati, avevano condiviso la passione per i viaggi e le camminate e si erano sposati nel maggio dell’'85. Pochi mesi dopo, in seguito ad un drammatico incidente automobilistico lungo l'allora statale Asolana, Simonetta è rimasta costretta su una sedia a rotelle e la vita di entrambi è cambiata radicalmente. Piero si è dedicato anima e corpo alla moglie e Simonetta ha sempre mostrato un carattere forte, decisa a non essere un peso per nessuno e a trovare motivazioni per vivere nello studio, nei libri ed in una miriade di interessi che condivideva con il marito.
La serenità è l’immagine che gli amici più cari associano ora alla coppia, increduli di fronte alla realtà di quanto successo. «Amavano la vita, anche se non era stata generosa con loro»  dicono all’unisono.

Simonetta orgogliosa di Piero
Simonetta era orgogliosa del suo Piero, un uomo che alla carriera da notaio alla quale sembrava destinato aveva preferito la scelta della passione per il cammino, diventando editore della «Rivista del trekking», una pubblicazione che aprì nuovi orizzonti escursionistici ed organizzando il centro documentazione trekking, nell’ufficio di via Garibaldi in paese, dov'è custodito un patrimonio di libri con itinerari di trekking italiani e mondiali.

Piero, esperto di trekking
Era un uomo curioso Piero, che amava documentarsi, scoprire ed accettare nuove sfide come ha spiegato Andrea Gennari Daneri, direttore responsabile della rivista «Pareti» che al momento dell’apertura del giornale, si era rivolto a Amighetti per avere consigli: «Ha creduto in noi e nel progetto, il primo numero uscì come supplemento della sua rivista Trekking, poi divenne autonomo e anche quando non ne fu più l’editore, continuò a collaborare. E’ sempre stato un punto di riferimento per chi si occupava di montagna e di trekking, non solo nel Parmense ma in tutta Italia».

Nella casa la sede dei Romei
Anche il gruppo escursionistico salese ne ha ricordato il ruolo «ispiratore», come ha evidenziato Mauro Rodolfi, presidente del Ges: «Quando abbiamo cominciato a fare escursioni e camminate, non era certo l’era di internet, e quindi studiavamo sui suoi libri, il centro documentazione trekking è un patrimonio prezioso di conoscenza e Piero un punto di riferimento per quanto riguardasse i percorsi da quelli italiani a quelli stranieri, non per niente nel suo ufficio c'è anche la sede della confraternita dei Romei della via Francigena».

Il  ricordo del nipote Giovanni 
Le camminate, il viaggio, gli itinerari, ritornano anche nelle parole dei parenti, come quelli del nipote Giovanni Amighetti che ha ricordato quando «lo zio Piero veniva a scuola e faceva vedere i documentari realizzati dai suoi viaggi, o quando ci portava a fare gite sulle Alpi; è una tradizione di famiglia quella della montagna, che deriva da mio nonno, che si chiamava Giovanni come me, suo padre, alpino, che adorava i percorsi in montagna. In famiglia non crediamo al raptus omicida, allo scoppio d’ira improvviso, L’immagine che ho dell’ultima volta che li ho visti è di una grande serenità, e ripensandoci a posteriori sembravano sollevati, come se avessero visto la luce in fondo al tunnel. Ma nessuno potrà mai sapere cosa è successo realmente».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • elisa

    05 Ottobre @ 20.11

    Ho appreso la triste notizia al TG2 e il nome: Piero Amighetti, mi ha ricordato, tanti anni fà, quando ho organizzato il corso TAM Emilia Romagna del CAI e ci siamo conosciuti. D'istino sono andata nello studio ed appeso al muro ho incorniciato una foto dei partecipanti all'escursione al lago Santo Parmense con l'ospite di turno (Franco Tassi, l'allora direttore del Parco Nazionale d'Abruzzo) e il terzultino a destra è lui: scarponi, camicia bordeaux e maglione annodato sulle spalle, occhiali ed il viso del "bravo ragazzo". Che giorno era? 11.06.1989. Sono molto rattristata da questo fatto che mi ha colpita e confusa perchè non riesco a capire. Cordolio e un abbraccio a chi ha conosciuto Piero.

    Rispondi

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