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Il «Gabo», calciatore serio e stimato

Il «Gabo», calciatore serio e stimato
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Marco Bernardini


Gabriele Compiani, uno dei giocatori più noti e  stimati a livello locale era da più di un decennio protagonista domenicale sui campi della provincia, spesso in squadra   con  l’inseparabile fratello gemello Michele,  ora  calciatore del Collecchio in Seconda.
Nato l’8 agosto del 1979, «Gabo», così era chiamato affettuosamente dagli amici, ha mosso i primi passi tra le fila del Fraore (dal 1984 al '92), prima di entrare nelle giovanili del Parma in cui militò fino al 1997. Da lì l’esperienza a Brescello in C1, poi la decisione di scendere tra i dilettanti: Noceto, Valtarese, entrambe in tre fasi distinte, Felegarese, San Secondo, Palanzano e Soragna i nomi delle società in cui ha giocato.
Mercoledì sera, con la casacca nocetana e l’inedita fascia di capitano al braccio (la indossava per la prima volta in gare ufficiali), ha contribuito con una splendida parata  al successo di misura (1-0) in Coppa Emilia sull'Aurora,   neopromossa in Prima.
«Ci siamo visti prima della partita, era sempre sorridente - ricorda commosso il presidente del Noceto, Luigi Ponci -; sembrava il burbero di turno, ma in realtà aveva un cuore grande ed era un trascinatore per tutti, specialmente per i più giovani».  
Il direttore generale Silvano Bonassera ricorda le sue indiscusse qualità umane. «Era una gioia vedere la moglie ed i suoi due bimbi allo stadio, lui arrivava sempre per primo agli allenamenti con un sorriso che non scorderò mai». Resterà legato alla storia del Noceto, ma anche a quella della Valtarese che, grazie a lui ed al fratello, raggiunse la sua prima ed unica promozione in Eccellenza nel 2006. «E' troppo assurdo per esser vero - non si dà pace l’allenatore di allora, Tiziano Cassiani -: anche dopo che le nostre strade si sono divise, mi è sempre interessato sapere dove fosse andato a giocare. Era un “omone-bambino”, chi non l’ha conosciuto non può capire. Un aneddoto? Quando gli è nato il primogenito voleva scrivere il suo nome sui parastinchi».
Lo “storico” capitano granata, Gianmarco Bozzia, fatica a trattenere le lacrime. «Era un ragazzo eccezionale, di spogliatoio, compagno di mille battaglie: un anno, in Promozione, avevamo collezionato due o tre punti in nove partite, ci davano già per spacciati e lui a novembre scelse di venire da noi per rimettersi in gioco. Alla fine ci salvammo».
Il ds del Soragna, Tato Faroldi, è stato uno dei primi  ad apprendere la tragica notizia. «Sono sconvolto, ha lasciato un ricordo bellissimo in tutti noi. Il suo attaccamento verso i figli era qualcosa d’incredibile, non potevi non volergli bene».
 Ed anche chi lo ha guidato per pochi mesi, come Gian Luca Baratta, all’epoca tecnico del San Secondo, non può che sentire un vuoto enorme dentro di sé. «Rimasi a casa perché avrei voluto che giocasse di più (la società gli preferì Monica), i fratelli Compiani sono gli unici con cui ho legato al di fuori della sfera calcistica: una famiglia veramente d’altri tempi».
E il dolore cresce pensando proprio a quella bella famiglia: a quella moglie e a quei due bambini   che non lo potranno più vedere al ritorno dalla partita.

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