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Il vescovo Mazza: "Carosino è stato un santo"

Il vescovo Mazza: "Carosino è stato un santo"
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Paolo Panni
In occasione della festività di San Luca, la sezione «Giancarlo Rastelli» di Parma dell’Associazione medici cattolici italiani (Amci) ha ricordato, ad un anno dalla scomparsa, il dottor Claudio Carosino, lo straordinario «medico di campagna» (come lui amava definirsi) ucciso il 24 ottobre 2010 dal gesto folle di un suo paziente. Nella chiesa del convento di Santa Maria degli Angeli, gremita di persone, lo hanno ricordato autorità, colleghi e religiosi. Il presidente della sezione  ne, Luigi Ippolito, ha sottolineato la grande vicinanza ai sofferenti e la profonda testimonianza di speranza cristiana mentre il sindaco Maria Giovanna Gambazza, ricordando le grandi opere di cui si è reso protagonista in ambito sociale e sanitario, lo ha definito un «missionario della nostra terra».
Il dottor Paolo Ronchini, responsabile della locale «Casa della salute» (fortemente voluta dal dottor Carosino, al quale è dedicata) e il presidente dell’Ordine del medici di Parma Tiberio D’Aloia ne hanno quindi messo in risalto la passione, l’umanità, la disponibilità, la lungimiranza mentre Chiara Mantovani, vicepresidente nazionale dell’Amci Nord Italia, ha accostato la figura di Carosino a quella di Giancarlo Rastelli e, rifacendosi anche al messaggio di San Luca, ha spiegato come «ancora oggi si possa essere evangelizzatore e medico» attraverso una vita veramente vissuta con una costante testimonianza cristiana. «Claudio Carosino – ha detto – ancora una volta ci ha dato una spinta ad essere professionisti eccellenti e cattolici veri». Toccanti le testimonianze del rettore del convento padre Pedro Martinez, del paziente Salvino Cammi, della collega Elena Quarantelli e del parroco monsignor Stefano Bolzoni che si sono soffermati su quel patrimonio immenso che ha lasciato loro la conoscenza diretta di Carosino. Un patrimonio fatto di umanità, competenza, speranza, passione e fede.
I famigliari Maurizia, Cristina e Stefano, ricordando come le continue attestazioni di stima e di affetto siano di aiuto nell’affrontare il dolore. Profonde le conclusioni del vescovo monsignor Carlo Mazza che ha osservato come continui ad essere viva e grande la presenza di questa persona, definita senza mezzi termini come «figura eccezionale e fuori dal comune che ha lasciato di sé un ritratto estremamente convincente e penetrante di una vita totalmente donata agli altri per portare speranza e sollievo all’uomo colpito dalla sofferenza». Monsignor Mazza ha evidenziato tre dimensioni legate al dottor Carosino: il medico, il malato ed il santo. Parlando della grande questione riguardante il rapporto fra medico e ammalato ha sottolineato come in ogni persona riusciva a vedere, appunto, non solo un «ammalato» ma un uomo, una donna, un ragazzo o un anziano e sapeva amare tutti, ovunque si trovasse in una dimensione di pienezza e di realizzazione di sé. «Forse – ha aggiunto monsignor Mazza – la più bella scienza è la preghiera, quindi la potenza della preghiera accettando i limiti della scienza. Io credo – ha affermato – che se Claudio non fosse stato santo non avrebbe fatto quello che ha fatto. Ci sono tanti buoni medici, tanti buoni preti e anche tanti buoni vescovi. Ma la santità è un’altra cosa. E forse – ha ammesso – bisogna riconoscere di aver vissuto accanto ad un santo senza saperlo. Lo dico – ha spiegato – secondo l’accezione paolina di “santo”: e cioè di colui che è congiunto con Dio, separato dal mondo dei pagani. E la forza di quest’uomo viene da Dio».
L’importante giornata commemorativa (alla quale hanno partecipato anche don Tarcisio Bolzoni, il direttore generale dell’Ausl Massimo Fabi, l’assistente provinciale Amci don Raffaele Sargenti, numerosi esponenti di associazioni del territorio e parecchi colleghi di Carosino) si è quindi conclusa con la celebrazione della messa.                   
 

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