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I nostri lettori raccontano colori e luci dell'Appennino

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Luigi Alfieri

Le Alpi sono rocciose e piene di spigoli. Gli Appennini  dolci e rotondi. Le Alpi urlano, gli Appennini sussurrano.  Così per poterli ascoltare, i monti di casa nostra, ci vuole  un buon udito. E a volte non basta, perché si esprimono  attraverso il silenzio. Ma se uno impara a parlare con  loro raccontano un sacco di storie. Storie ricche di colori  intensi, di profumi leggeri, di nubi che corrono nel blu  come impazzite, di laghi verdi come prati o azzurri come  il cielo.  Tra i lettori della Gazzetta c’è chi queste storie  ha saputo carpirle, coglierne tutta la magia e metterle  al sicuro tra i chip della macchina fotografica digitale.  Abbiamo chiesto di mandarci gli scatti più belli e la redazione  è stata sommersa da centinaia di istantanee sorprendenti.   C’è chi ha usato tecnica sopraffina e apparecchiature  professionali, c’è chi ha fatto il miracolo con la  compatta. Tutti hanno usato il cuore, tutti hanno rubato  un racconto alle montagne. Ad alcuni di questi fotografi  abbiamo rivolto l’invito a denudare il loro rapporto con  l’Appennino: ne sono uscite vere e proprie storie d’amore.   Ma più delle parole parlano le foto. Alcune narrano di  «spazi infiniti e silenzi sovrumani», altre entrano in un  fiore piccolo piccolo per rubare l’arancio degli stami e  l’indaco delle corolle, altre ancora giocano con le ombre  delle piante e dei cespugli, tutte raccontano il mistero  della vita, un tempo che corre senza orologi, il turbamento  dell’uomo davanti ai capolavori della natura. Per  realizzare questo libro non abbiamo scelto le immagini  più belle in assoluto, ma quelle che meglio si prestavano  a raccontare una storia, la più affascinate delle storie:  il rincorrersi delle quattro stagioni. Siamo partiti dall’inverno,  coi suoi bianchi e coi suoi grigi, coi suoi ghiacci  e con le sue durezze, per passare al risveglio della primavera,  che quassù, sulle vette, odora ancora di neve e  di brina. Poi scoppia improvvisa, come una bomba, con  fioriture gialle e violette, con cieli del colore della carta  da zucchero, con gemme che sembrano cristalli. Ci sono  alcune immagini talmente belle che sembra di sentire il  profumo delle corolle, il fischio sottile del vento d’aprile,  il tepore del primo sole di maggio.  Un regalo per i nostri  lettori che vivono in città, tra i gas di scarico delle  automobili e il suono dei cellulari. Un regalo per quanti  hanno perso il contatto con la natura vera, quella che  regala emozioni impareggiabili con un’alba, un tramonto,  un’ombra nella sera. Quella che commuove con un   suono o un profumo. Quella che fa partire il pensiero  verso luoghi lontani, nel cuore dell’universo, nel profondo  dell’anima. Quando arriva l’estate, il libro si colora di  smeraldo. I boschi, quassù, hanno un verde diverso. Più  intenso, più scuro e l’acqua dei ruscelli lo riflette all’infinito.   Ma il trionfo dell’Appennino arriva nell’aria ancora  mite di ottobre. Nei prati, nei boschi, in riva ai laghi, tra  i cespugli, spuntano macchie rosse, gialle, arancio, rosa.  Una mano misteriosa intinge il pennello in tavolozze che  nessun pittore riuscirebbe a comporre. I faggeti diventano  tele, i laghi acquerelli. Il cielo, dopo una giornata di  vento, si fa cobalto e dal crinale si scorgono le Alpi e il  mare. Poi arriva l’estate, fredda, dei morti. E’ già novembre.  Qualche giorno ancora e, silenziosa, cade la prima  neve. Tutto torna bianco. Il ciclo delle stagioni è chiuso.  Il libro finito.  La nostra montagna, però, non smette di  raccontare storie. Se volete ascoltarle con le vostre orecchie  prendete le guide della Gazzetta di Parma e salite  sull’Appennino, percorrete i sentieri, annusate il vento,  immergete le mani nei laghi gelidi, guardate i giorni nascere  e morire. Scoprirete come può essere bella la vita.
(Introduzione del volume «Le più belle fotografie dell'Appennino parmense», in vendita da domani con la Gazzetta di Parma)

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  • massimo

    18 Novembre @ 14.51

    Proteggiamo il nostro territorio i nostri paesaggi...sono il nostro tesoro. BASTA CON IL CEMENTO

    Rispondi

  • marco

    18 Novembre @ 12.43

    CHE BELLISSIMO PIANORO !' Mi sembra IDEALE per Costruirci un bel quartierino di capannoni, destinati ovviamente a rimanere VUOTI, xchè le lavorazioni vanno in Cina.... forza assessori al Piano Regolatore! Forza Imprese Calabro-Lucane ! Cosa spettate ?

    Rispondi

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