Provincia-Emilia

La Regione riforma i Parchi naturali: nascono 5 macro-aree. Istituito il Parco dello Stirone e del Piacenziano

La Regione riforma i Parchi naturali: nascono 5 macro-aree. Istituito il Parco dello Stirone e del Piacenziano
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Via libera a maggioranza in Assemblea legislativa alla riforma dei Parchi dell’Emilia-Romagna che, dovendo ovviare all’imminente scomparsa dei consorzi di gestione il 31 dicembre, disegna cinque nuove macro-aree per accorpare le circa 130 realtà attuali tra parchi, oasi, siti e aree protette: Emilia Occidentale, Emilia Centrale, Emilia Orientale, Delta del Po e Romagna.

La legge approvata istituisce tra l’altro il Parco dello Stirone e del Piacenziano (il Parco fluviale del Secchia nascerà tra qualche mese), inserito tra le varie aree protette che confluiranno, tutte, nelle cinque macro-aree. Complessivamente interessa oltre 350mila ettari, circa il 15% della superficie dell’Emilia-Romagna, assorbendo i 14 parchi regionali (i due Parchi nazionali che toccano l’Emilia-Romagna possono partecipare alla macro-area di riferimento), 16 riserve naturali, tre paesaggi protetti, 33 aree di riequilibrio ecologico e i 153 siti Rete Natura 2000.

Hanno votato contro Pdl, Lega Nord e Udc (astenuto l’ex dipietrista Riva). Il capogruppo Luigi Giuseppe Villani ha riassunto il «profondo convincimento» del Pdl, contrario a una riforma che ha creato «grande difficoltà di rapporto tra Regione, Assemblea legislativa, territori e associazioni. Un metodo frettoloso molto sospetto - ha detto - che ha fatto piazza pulita di tutta una serie di interlocuzioni che invece hanno caratterizzato il settore. La Regione - ha sostenuto - aveva in mente un'impalcatura che ha violentemente calato dall’alto». Nel merito, Villani tra l’altro ha criticato «macro aree che mettono insieme in modo disomogeneo territori di fiumi della pianura con zone protette dell’Alto Appennino».
«Una totale sordità, un muro contro muro», ha rincarato la dose il leghista Manes Bernardini. Il consigliere del Carroccio Roberto Corradi ha anche sottolineato come questo progetto di legge abbia «messo d’accordo dal Wwf ai cacciatori, sindaci di destra e di sinistra, tutti contrari». No anche dell’Udc, annunciato da Silvia Noè, per una questione di tempi, di metodo e perché la riorganizzazione - ha detto - non raggiunge gli scopi.

Il capogruppo "grillino" Andrea Defranceschi ha ipotizzato che la relatrice Gabriella Meo, dei Verdi, si sia «sacrificata sperando in migliorie maggiori di quelle arrivate» e ha sostenuto che «si attirerà gli strali delle associazioni, non solo ambientaliste». Contrari dunque i "grillini": «Si è persa l’occasione di un vero cambiamento, verso una reale gestione turistica ed economica delle aree protette, che non c'è stato». A sostenere la relatrice sono arrivati diversi interventi, anche quello del capogruppo del Pd, Marco Monari, che l’ha ringraziata a nome di tutta la maggioranza «per il prezioso lavoro fatto», e di Monica Donini (Fds).

La Meo ha concluso il proprio lavoro in Aula rilanciando il percorso interregionale per il Parco del Delta del Po (auspicando l’accordo con il Veneto) e ricordando il complesso cammino che ha portato all’approvazione della riforma. «Abbiamo riorganizzato un sistema semplificandolo, nell’ambito di una generalizzata trasformazione delle istituzioni sul territorio», ha detto ricordando anche le modifiche in vista per le Province.

CORRADI (LEGA NORD): "LA RIFORMA SCONTENTA TUTTI. PER I COMUNI SOLO OBBLIGHI E SPESE". Il consigliere regionale della Lega Nord Roberto Corradi interviene, con un commento negativo, sulla riforma dei parchi. Ecco il testo del comunicato:
L’Assemblea Legislativa regionale ha approvato, tra forti polemiche, la nuova legge di riforma dei Parchi Regionali, creando cinque “mega-aree”, definite omogenee sotto il profilo ambientale e paesaggistico (malgrado vadano dal crinale appenninico alle rive del Po); che avranno cinque mega-direttori (con mega-stipendi), cinque Presidenti (pagati quanto sindaci di Comuni con 15mila abitanti), ecc…
Per il Consigliere leghista Roberto Corradi, «la legge sui “mega-parchi” è il capolavoro di fine anno della Giunta guidata da Vasco Errani, che è riuscita a varare una riforma che ha scontentare tutti, dal WWF ai cacciatori, da Lega Ambiente alla Confindustria, passando per le associazioni degli agricoltori e degli artigiani; che ha raccolto un  coro di critiche sia dai Sindaci di destra che di sinistra. 
Da quando sono in Consiglio Regionale, è la prima volta che assisto all’approvazione di una legge “a consenso zero”, capace di raccogliere critiche unanimi provenienti da soggetti che solitamente difendono interessi contrapposti.
Sono fortemente preoccupato per i Comuni parmensi che fino ad oggi rientravano nei “vecchi” Parchi Regionali (ai quali avevano aderito volontariamente), penso a  Salsomaggiore, Fidenza, Corniglio, Tizzano, Monchio, Medesano, Palanzano, Collecchio, Fornovo, ed altri; che oggi, senza avere la possibilità di esprimere la loro opinione, si trovano obbligati a far parte dei nuovi “mega-parchi”, senza aver avuto la possibilità di decidere nulla (con buona pace del principio di rispetto delle Autonomie Locali). Non solo, infatti, i Mega-parchi decideranno liberamente le loro spese, presentando il conto da pagare ai Comuni (già oggi in difficoltà economica), i quali saranno obbligati a pagare la gran parte delle spese dei Mega-parchi.
Comuni con le casse quasi vuote, che dovranno tagliare i servizi ai loro cittadini per pagare le spese dei Mega-parchi, ecco la soluzione inventata dalla Regione per accontentare pochi, praticamente nessuno, scontentando tutti».

LUIGI GIUSEPPE VILLANI (PDL): "GIUNTA SORDA ALLE CRITICHE: DISEGNO DI LEGGE SUPERFICIALE". Il presidente del gruppo del Pdl in Regione, Luigi Giuseppe Villani, critica l'amministrazione per la legge varata oggi: «La Giunta regionale si è dimostrata sorda alle critiche che, nel corso dell’esame del progetto di legge sulla riorganizzazione dei parchi regionali, sono pervenute in modo trasversale da enti locali, associazioni di categoria, istituzioni scientifiche e culturali e forze politiche, e indisponibile a recepire le nostre proposte correttive e i nostri suggerimenti migliorativi. Pur avendo avuto un intero anno di tempo per elaborare un progetto di legge concertato ed equilibrato, la Giunta Errani si è presentata all’ultimo momento utile con un disegno di legge superficiale e in palese contrasto con le necessità di efficienza, efficacia ed economicità richieste in modo stringente ai decisori politici in questo delicato frangente della vita del nostro Paese. Al di là degli oggettivi gravi limiti della proposta della Giunta, ciò che risulta davvero disdicevole è l’atteggiamento di protervia chiusura e di spocchioso fastidio verso qualsiasi rilievo critico e apporto correttivo. Il risultato è che il progetto di legge approvato in Assemblea legislativa è gravato da una logica di dirigismo autoritario che ben si sposa con l’accentramento burocratico di cui è permeato il reticolo normativo. Scompaiono i parchi e al loro posto verranno creati macro enti denominati “Ambiti territoriali ottimali per la Biodiversità” che si occuperanno di tutte le aree protette presenti nel loro territorio di pertinenza, indipendentemente dalla forma, dal grado di protezione della natura e di rapporto con le attività umane proprio di ciascuna area. Si tratta, quindi, di aree molto estese con preoccupanti livelli di disomogeneità al loro interno che richiederanno elevata complessità gestionale, per garantire la quale il progetto di legge prevede la creazione di mega strutture tecniche dall’organizzazione interna assai articolata, con proliferazione di incarichi dirigenziali e conseguente lievitazione di costi amministrativi. Il vero punto debole del progetto di legge è il mancato coinvolgimento degli enti locali e delle istituzioni e associazioni del territorio nel processo decisorio. Il risultato è che i macro enti vengono calati dall’alto senza che gli enti locali possano negoziare l’adesione a questo o a quell’altro macro ente in base alla valutazione delle migliori opportunità per la tutela del territorio e senza possibilità alcuna di recesso. Ciò causerà nuove tensioni con residenti, agricoltori, cacciatori e comunità interessate. Questi nuovi carrozzoni mangiasoldi accentueranno l’aspetto burocratico e vincolistico dei parchi, che ha prodotto la “museificazione” delle aree protette, e non quello di equilibrata fruibilità ed valorizzante gestione sollecitato dalla quasi totalità dei soggetti interessati. La difesa dell’ambiente in una regione fortemente antropizzata come la nostra deve essere perseguita con efficacia solo raggiungendo un equilibrio virtuoso tra la tutela della natura e la presenza dell’uomo sul territorio, pena derive burocratiche inefficaci e insostenibili. Sono questi i motivi per i quali il voto del Gruppo regionale Pdl, che aveva presentato un progetto di legge alternativo, è stato negativo e di decisa bocciatura».

IL MOVIMENTO 5 STELLE ACCOGLIE CON FAVORE LA RIFORMA DEI PARCHI. Attraverso una nota stampa, il Movimento 5 Stelle in Regione elogia l'approvazione della legge che istituisce le macro-aree. Ecco il testo del comunicato:

«L'approvazione delle proposte di legge sulla riorganizzazione del sistema regionale della aree protette e dei siti della Rete Natura 2000 è un passo importante per la tutela del verde»: lo dice Andrea Defranceschi, capogruppo del Movimento 5 Stelle in Regione. Aggiunge Defranceschi: «Siamo particolarmente contenti per l’istituzione del Parco regionale dello Stirone e del Piacenziano e per l’istituzione del Parco regionale fluviale del Secchia, il cui progetto, oltre che dal Movimento 5 Stelle, era co-firmato con alcuni colleghi. Abbiamo così fatto un importante passo in avanti per la tutela del nostro territorio e per mettere le basi per uno sviluppo economico sostenibile sia nell'area del Secchia».
«L'istituzione del Parco Regionale del Secchia, che includerà anche le aree della Corte Ospitale, sul quale c’eravamo già mossi, e di Palazzo Rainusso permetterà di preservare tutta l'area dalla cementificazione di 16mila metri quadrati programmata oltre dieci anni fa da una passata giunta del Comune di Rubiera».
Questa è una battaglia portata avanti con forza dal Movimento 5 Stelle, che viene vinta grazie alla collaborazione di altri consiglieri che si sono mostrati sensibili sul tema. A favore si sono espressi 29 consiglieri regionali (maggioranza e Movimento 5 Stelle), mentre 16 sono stati i voti contrari (di Pdl, Lega e Udc, 1 astenuto).
«Ai consiglieri regionali come Fabio Filippi (Pdl) - continua Defranceschi - che hanno insinuato come l'istituzione del Parco del Secchia potrebbe far “perdere posti di lavoro” (casualmente la stessa posizione della lobby dei cavatori di ghiaia), ricordiamo che la tutela dei beni comuni e del territorio viene prima di tutto e le sue accuse sono false. Il parco prevede già una tutela degli interventi già programmati secondo la legge, ma non permetterà più che il Secchia sia considerato “cosa loro”da parte delle lobby dei cavatori di ghiaia. Il consigliere Filippi conosce parole come sviluppo sostenibile e tutela del territorio? Sa quanto costa alla collettività riparare i danni come ponti e strade crollati a causa della predazioni di ghiaia nei fiumi e torrenti?», si domanda il capogruppo del Movimento 5 Stelle, che conclude: «Parliamo di milioni di euro. A chi critica rispondiamo inoltre che tra l'altro la tutela di queste aree può avere un vantaggio per l'agricoltura. Esistono ad esempio diversi progetti finanziati dall'Unione Europea proprio per coltivazioni tipiche e di qualità svolte all'interno di aree naturali protette come i parchi, o il recupero di siti rurali».

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  • antonio

    24 Dicembre @ 09.17

    Buon giorno,volevo anch'io fare un commento circa i mega parchi che saranno fatti.Abito da sempre,oggi ho 63 anni,a Fornovo Taro e da giovane le nostre giornate estive si passavano in Taro dove tra pescatori,raccoglitori di vimini,cassonieri che con i loro carichi di ghiaia fornivano i vari cantieri edili,cacciatori,lavoratori che a fine giornata andavano in fiume a lavarsi ed a cercare un poco di refigerio,casalinghe che lavavano i panni nel fiume e che poi stendevano ad asciugare sui sassi.Bene ora queste cose non ci sono più,e se adesso mi venisse voglia di fare un giro per il greto del Taro con il mio cane questo mi è proibito,se mai dovessi raccogliere un secchio di sabbia andrei incontro ad una denuncia PENALE,se volessi passare un pomeriggio a pesca,dovrei camminare per alcuni chuilometri a piedi per raggiundere il sito in quanto non è permesso il transito con mezzi motorizzati. Sotto l'abitato di Fornovo nel greto del fiume ora c'è un bosco ove prima tutto era pulito e che quanto annualmente facevano le piene era la naturale cassa di espansione del fiume in un tratto dove c'è la confluenza con il suo gemmello fiume Ceno e dove nel 1982 durante una delle tante piene ed a causa della diga venutasi a creare per l'apporto di tronchi ,legname e quant'altro ha fatto crollare il ponte di collegamento con la sponda medesanese.Ho sempre pensato che l'interesse della comunità dovrebbe essere sempre al di sopra di tutto, ma purtroppo mi sbaglio e mi accorgo che interessi dei pochi vengono prima che gli interessi dei molti.Nella speranza che possano cambiare certi atteggiamenti che definerei a dire poco assurdi ringrazio per l'oppurtunità.

    Rispondi

  • gian luca ceccherini

    23 Dicembre @ 17.45

    caro sig. massimo non so dove lei abita ma io che sono cresciuto a sala baganza so come è la sittuazione purtroppo del parco. 1 lei pagherebbe le tasse su un territorio suo che non puo utilizzare come vuole.2 lei sa come è gestito il parco e quanti soldi vengono buttati, e quante altre cose vengono fatte senza chiedere ai cittadini che è loro diritto sapere, sa che anno fatto un preparco senza chiedere il consenso ai proprietari terrieri è giusto questo,no allora prima di dire delle stupidate ci pensi bene

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  • massimo

    23 Dicembre @ 15.42

    Che strano che protestano gli CEMENTIFICATORI del PDL...hanno ancora il coraggio di parlare dopo aver deturpato il panorama di parma e provincia e l'immagine del paese all'estero e la nostra economia.

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