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Sasso: il Museo della Resistenza chiuso al pubblico e "abbandonato"

Sasso: il Museo della Resistenza chiuso al pubblico e "abbandonato"
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Elio Grossi


La nuova sede del Museo storico della Resistenza di Sasso di Neviano sembra abbandonata. E' sparito anche il foglietto, che era attaccato al vetro della porta d'ingresso, con il numero telefonico da chiamare per avere informazioni sugli orari di visita. I turisti, che arrivano al museo, si trovano così spaesati. All'esterno dell'edificio sta cadendo a pezzi la targa con la scritta «07.44», che ricorda la data del rastrellamento nazifascista.
Per alcuni anni la raccolta storica e documentale, con una nuova classificazione, dei tragici avvenimenti del rastrellamento del 1 e 2 luglio '44, era aperta il pomeriggio della prima domenica di ogni mese, con una guida gratuita.
Poi il servizio è stato sospeso e sostituito con un foglietto appiccicato al vetro della porta d'ingresso, che in seguito si è accartocciato, con la scritta: «Per informazioni tel. 0521.843110». Il numero telefonico corrisponde al centralino del Comune di Neviano, a dieci chilometri di distanza. Ma gli uffici comunali sono chiusi proprio il sabato pomeriggio e tutta la domenica.
La gente di Sasso, dove ci sono anche due luoghi di ristoro e alcuni posti letto, si chiede «che cosa deve fare o pensare il visitatore che neppure si sente rispondere, se chiama nei giorni del weekend?».
In questi ultimi tempi lo stato di conservazione, almeno esterno, del Museo storico della Resistenza è andato deteriorandosi sempre di più. E’ stato tolto anche il  biglietto che riportava il numero del centralino del Comune. Non c'è più nessuna indicazione che dia informazioni al visitatore come meriterebbe un tale patrimonio, prima di tutto affettivo e poi materiale perché fatto con denaro pubblico. Ma c'è di più. La struttura metallica che si trova davanti all’ingresso si sta «sciogliendo» nella ruggine che ha macchiato persino le lastre antisdrucciolevoli, pure di ferro, che si trovano sotto questa struttura obliqua. E ancora: la targa vistosa, che si trova sulla stessa, con la scritta «07.44», per indicare che la raccolta museale contenuta si riferisce a quel rastrellamento nazifascista dei primi giorni del luglio '44, sta cadendo a pezzi. Ne rimane, forse, solo la metà.
Il Museo storico della Resistenza era sorto a Sasso per la forte volontà di Luigi Castignola («Dinamite»), partigiano piacentino, in seguito divenuto tecnico forestale a Neviano. La prima sede fu nell’abitazione del dottor Salvatore Maneschi. Si tratta di un'importante raccolta e esposizione di armi, munizioni, abiti, foto, documenti e di un prezioso audiovisivo con testimonianze orali di persone che vissero quei giorni. Il museo fu inaugurato il 25 aprile 2005 dal presidente della Regione Errani. Lo stesso  museo, sia nella vecchia che nella nuova sede, è sempre stato il luogo, il 25 aprile di ogni anno, della celebrazione istituzionale, da parte dell’Amministrazione comunale, della festa della Liberazione.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • Emilio Rossi

    13 Gennaio @ 21.23

    Assolutamente bisogna curarlo e riaprirlo! E' una testimonianza imprescindibile.

    Rispondi

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