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La vita blindata di un cronista di provincia

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Giovanni Tizian non è di quelli che misurano il lavoro in miglia aree o in stipendio: ha sempre preso quattro euro lordi a pezzo, venti o trenta per una pagina intera; le inchieste pesanti le ha fatte appena fuori dal portone di casa. Calabrese, 29 anni, varie collaborazioni giornalistiche, locali e online. Vive a Modena da quando la ‘ndrangheta gli ha ammazzato il padre, bancario alla Monte Paschi. Era il 1989. Nel 1993 la mamma pensò che Bovalino, ottomila anime sulla costa ionica, non fosse più un nido sereno per questo ragazzino di dieci anni. Si trova catapultato nella ricca Emilia, rossa ormai solo per tradizione: domina il colore dei soldi. Si accorge che anche lì, dopo gli Appennini, ben più di qualche «centone» è sporco. Studia sociologia, si specializza in criminologia, e comincia a scrivere di criminalità organizzata sopra Bologna. Come può. Da cronista precario. «Abusivo», dice lui, citando il Carlo Siani del film «Fortapàsc». Una settimana fa la prefettura di Modena ha ritenuto necessario affidargli una scorta. L’intervista avviene in una stanza della libreria Feltrinelli di Modena, le uscite protette dal servizio d’ordine, e una pantera della Polizia di Stato in strada.

Il suo lavoro in Emilia tocca anche Parma?
«Modena è sempre stata di Cosa Nostra, Reggio della ‘ndrangheta. Parma è contesa. Ci sono entrambi. Nel 2007 la cosca Emanuello ha provato a candidare tre suoi uomini alle amministrative, nelle file dell’Udeur, per fortuna non eletti. Nella vicenda Stu Stazione, un’azione interdittiva antimafia ha bloccato due aziende subappaltatrici, la Acropoli srl e la Edil Perna srl di Poviglio».

(Una pagina a firma Stefano Rotta sulla Gazzetta di Parma in edicola)

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  • patrick

    18 Gennaio @ 13.37

    La stampa si accorge della presenza della mafia da noi solo quando ci sono fatti eclatanti che magari coinvolgono un "collega". Eppure già nel lontanissimo 1993 il comandante della polizia ferroviaria di Salsomaggiore mi spiegava che a Salso tutti sapevano della presenza della criminalità organizzata nel territorio e tutti ne avevano paura. Tutti tranne i soliti amministratori e prefetti alla Scarpis (fortuna che se n'è andato !) che hanno interesse a minimizzare. Idem a Parma. Ed è davvero strano - come conferma l'articolo di Lirio Abbate sull'Espresso, che riporta le dichiarazioni del procuratore capo di Bologna Roberto Alfonso- che le indagini sul fenomeno mafioso siano più difficili in Emilia che a Palermo , Napoli o Reggio Calabria perché "qui è più difficile distinguere il buono dal cattivo, perché si intrecciano". L'Emilia Romagna è rimasta indietro rispetto alla Sicilia dove gli imprenditori che si ribellano vengono sostenuti dalla società civile, dalle associazioni di categoria, dalla Federazione antiracket e da Confindustria, ed anche dalla Campania, dove un'intera cittadina, Pompei, s'è ribellata con successo al pizzo. E se il voto alle primarie e poi a sindaco a La Pietra di "Libera" possa aiutare a migliorare una situazione tanto pesante ?

    Rispondi

  • giovanna

    17 Gennaio @ 23.36

    Questi sono gli eroi di oggi, soli, spaventati e che offrono la loro voce per il bene di tutti. GRAZIE, anche se non basta!

    Rispondi

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