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Commercio, tira aria di crisi. I negozi continuano a chiudere

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Con la fine dell’anno si sono abbassate definitivamente le serrande di diversi negozi e attività fornovesi. Forse la crisi, almeno per alcuni casi, ma anche il raggiungimento dell’età pensionabile o il trasferimento in località vicine, le principali cause delle chiusure di negozi di generi diversi, alcune già ufficializzate, altre in stand by, sia nel capoluogo che nelle frazioni: due ad esempio le attività commerciali serrate a Riccò ed una a Piantonia.
Al di là delle chiusure, che possono essere un segnale, anche se non certo, della flessione generale del settore rilevata in più occasioni a livello provinciale da Ascom, i dati delle vendite 2011, per la maggior parte dei negozianti, non sono confortanti.
Secondo gli addetti, il Natale 2011 ha registrato una evidente riduzione delle vendite, anche se  l’andamento non è stato uguale per tutti i settori. Per alcuni, al contrario, dicembre è stato un periodo ricco rispetto ai mesi autunnali, più critici. «Non è venuta meno la clientela - spiegano alcuni - ma si è drasticamente ridotto il fatturato. Questo significa che le famiglie in generale hanno speso meno: la frase più consueta nel periodo natalizio era infatti “solo un pensierino, non oltre questa cifra”, indicando il limite di spesa».  caduta su oggetti poco costosi o per le cose utili, che sarebbero comunque servite.
Generalizzare è sempre difficile. Anche per le prime settimane di saldi. Per alcuni negozi gli sconti funzionano; per altri meno. Forse l’attesa della “batosta” di rincari e tasse da parte delle famiglie non favorisce l’acquisto di capi e oggetti in saldo. «Si aspetta, si fa con ciò che si ha, si rimanda: è un po' questo l’atteggiamento generale della popolazione»  dicono alcuni commercianti.
Secondo i pareri raccolti non sono   l’attuale situazione economica o la manovra del governo la causa. Già da mesi gli acquisti si erano ridotti. La concorrenza dei grandi centri commerciali che possono offrire prezzi più favorevoli e una grande varietà di scelta si fa sentire da tempo. Ed anche la nuova proposta di aperture domenicali lanciata dal governo favorirà i “grandi” a favori dei piccoli negozi di paese, gestiti in gran parte da uno o massimo due addetti. La ricetta potrebbe essere quella di un cambiamento di costume, di abitudini.
«Dovremmo fare tutti un passo indietro - dicono alcuni commercianti - e “accontentarci”». Rivalutare quindi il rapporto di fiducia e fedeltà con i negozianti del paese, sapendo di non poter trovare tutta la varietà che si trova fuori, per mantenere il paese vitale.
A confermarlo è anche la responsabile di zona di Ascom, Susanna Zucchi: «Certamente quello passato non è stato un buon anno - afferma - e tutti insieme dobbiamo trovare nuove strategie, per tenere il passo con le esigenze delle persone e fidelizzare la clientela garantendo quei servizi che solo i negozi di vicinato possono offrire. A questo obiettivo mirano anche le iniziative messe in campo dal Centro commerciale naturale come quella dei buoni sconto».

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