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Gente di provincia - Gian Carlo Chittolini

Gente di provincia - Gian Carlo Chittolini
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 Stefano Rotta

Intervistare Gian Carlo Chittolini è un po’ come allenarsi per una maratona: ci vuole costanza, pazienza, a tratti forza fisica (per reggere le libagioni che generosamente offre) e sense of humour. Il romanzo è nelle sue vene, la bellezza delle parole, il gusto del racconto: e se qualcuno, per avventura, si trova a tavola con questo ex professore di educazione fisica, un taccuino e un fotografo, lui narra per ore aneddoti sui luoghi verdiani, l’inizio della carriera di Alessandro Lambruschini e il suo incontro con Indro Montanelli, ripercorre la propria biografia sentimentale, ricorda le parentele più nascoste degli avventori, immagina eventi sportivi futuri, tesse trame professionali, discetta di moda, poi parla di come cucinare un coniglio, quindi torna, come Pindaro, alle tragedie della vita. Tante cose le sa, le altre le inventa, e va bene così. Ma ce n’è una su cui questo eterno ragazzo di Salsomaggiore non mente: il suo amore per la vita.
Chittolini, nato l’11 settembre del 1950 (sottolinea: «Bin Laden mi ha rovinato il compleanno») da 15 anni organizza la Maratona delle Terre verdiane, dedicando la manifestazione a un caro amico scomparso prima del tempo, Giuseppe Marcoaldi. «Nel 2009 la kermesse toccò il tetto delle 2500 presenze, alcuni atleti furono addirittura rifiutati perché oltre le materiali disponibilità logistiche. Per me la maratona è una sfida, detesto il grigiore di Salso e lotto contro i mulini a vento – s’infiamma –  fare la corsa significa coniugare la cultura del territorio con lo sport, è una processione conoscitiva fra musica, campi, strade, attualità». Quest’anno, la classica corsa snodata fra Salsomaggiore, Fontanellato, Fidenza, Soragna e Busseto, si terrà il 26 febbraio. 
E' stato a lungo tecnico nazionale della Fidal, Chittolini. Ha allenato per tanti anni Alessandro Lambruschini, l'«etiope bianco», l’unico capace di tener testa agli africani, bronzo olimpico nei 3000 siepi ad Atlanta nel 1996. Per il resto, tra il 1973 e il 1982, e di nuovo fra il 1994 e il 2009, ha cresciuto un esercito di ragazzetti: prof di ginnastica, per dirlo come usa a quell’età. Al Melloni di Parma nel 1969, a 19 anni, poi all’istituto Paciolo di Fidenza, alle medie Toti di Salsomaggiore e Vitali di San Secondo Parmense (distaccamento a Zibello, «lì comincia la mia storia con il culatello»), infine il «periodo più bello» alla media Zani di Fidenza. 
Gli amici lo chiamano «Spino». Soprannome di radici antiche. Aveva undici anni, il piccolo Gian Carlo, e nelle competizioni in cortile arrivava regolarmente sul podio. Però si correva in due: lui e Gian Paolo, il fratello gemello. Più spesso a Gian Carlo toccava l’argento. «Ero un po’ una mezza calzetta come sportivo, per questo mi sono iscritto all’Isef», chiosa. 
Gian Paolo, dopo averlo stracciato infinite volte, raggiunge la nazionale giovanile, laureandosi tre volte campione italiano assoluto nella staffetta di mezzofondo, con i Carabinieri. «Anch’io – aggiunge – militai nell’Arma, tre anni indimenticabili. E ci fu, in quel periodo, l’incontro con Luciano Gigliotti, il più grande allenatore di atletica di tutti i tempi (ha portato  Bordin e Baldini all'oro olimpico, ndr), segnò la mia vita». 
Anni del Cantagiro. Chittolini è fan sfegatato di Adriano Celentano, riesce a rubargli il cappello a Salso, e lo tiene indosso per tre anni. Racconta: «Eravamo ragazzi che vivevano in aperta campagna, la mia prima casa era di fronte alla Bertanella, c’era la lavanderia delle terme, costruita su un appezzamento in mezzo a varie coltivazioni di frumento e mais. Alberi di noci e campi. E’ stata questa, la mia palestra di vita. Tutte le sere cantavo nel coro di padre Agostino Salvi. Era un frate di Sant’Antonio, mi mandava a chiamare per raccogliere gente: talvolta entravo nella casa di un certo Timanti, pescatore, amico di mio padre Neldo (di Lentigione). Fu lui a chiamarmi “spin”, per la magrezza. Oggi va bene pure per questo mio atteggiamento pungente e critico verso tutto e tutti». 
Tipi così poi si trovano bene  a conversare con Indro Montanelli. Lui, il grande toscano, e l’altro fucecchiese: Alessandro Lambruschini. Era il 1991, Terme Berzieri. Pietro Barilla consegnò al gigante del giornalismo (e suo grande amico) il premio «Sport Civiltà». Chittolini fece conoscere i due concittadini, prima delle otto del mattino. Disse, Montanelli, a Lambruschini: «Son cisposi i fucecchiesi, eh?». Intervenne Chittolini: «Lo sgrido sempre». Montanelli: «Fa bene». 
Piovono aneddoti. «A una delle prime maratone, avevo coinvolto i fisioterapisti per un massaggio defatigante. Avevamo bisogno di lettini. Prima svegliai il custode del campo di calcio all’una di notte, ma nulla di fatto. Complice il prode Vaccari, entrammo nottetempo nelle terme Berzieri. Per me fu come andare a rubare in chiesa, ma rimettemmo tutto a posto».
 Ma anche: «A Fidenza la protezione civile usò il generatore e si sgonfiò l’arco dell'arrivo. Sergio Pagani, il mio collaboratore organizzativo, si mise a piangere. A Busseto invece avevo dato incarico a uno di Torino di gestire il tutto. “Sei il padrone della piazza”, gli dissi. Quelli di Busseto me la giurarono. Cominciarono a inveire. Ci fu un ammutinamento. A Soragna, un anno, arrivavano gli atleti e neanche un briciolo di musica di Verdi, al microfono feci una filippica contro l’assessorato allo Sport, “possibile che non abbiate neanche un mangiacassette?!”. Mi mandarono a quel paese per i tre anni successivi».  
Ospiti illustri, alla maratona: nel 2006 venne Stefano Baldini, nel 2007 Gianni Morandi. 
«Quell’anno c'era anche Lorenzo Minotti, capitano del Parma calcio, tutte le donne stavano da Morandi, lui rimase due ore come Calimero con la coperta della Croce Rossa di Rino Colombi. Il camion aveva portato i suoi effetti personali in un altro paese».
Intervistare Chittolini, parlatore brillante che, lasciato a ruota libera, concederebbe un’intervista lunga più o meno come «I fratelli Karamazov», è anche un’operazione corale. In questo sono stati validi colleghi l’oste Federico Ghiozzi, che conosce Parma molto bene e sa filtrare i picchi lirici di Chittolini, e la sua preziosa collaboratrice Irene.
 «Sono un partigiano, amo il bello». «Ma non dire c…». E’ andata avanti così, a lungo. Una bella frase di Ghiozzi, però, lo racconta meglio di una pagina intera: «Chittolini dice nove bestialità, ma la decima è una cosa molto bella». Dopo nove del calibro di «una vita con le scarpe da ginnastica, adesso solo Church e Tricker’s», ecco la decima: «Ho fatto stampare una targa per Raffaello Ducceschi, ex campione della marcia e guru del fitwalking, e una per Luigi Pratizzoli, il mio maestro di ginnastica. Le targhe si fanno per i vivi, quando sono vivi. Altrimenti non si accorgono che gli si vuol bene».
 

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