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La Provincia frena sul consumo del suolo

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Il 10%: è questa la soglia di consumo massimo del suolo fissata dalla Provincia, un rapporto fra ciò che è urbanizzato e l’estensione territoriale del comune che non potrà più essere superato. A indicare questo tetto è stata la Provincia con il documento preliminare della variante al Ptcp, il Piano territoriale di coordinamento provinciale, di fatto lo strumento “regolatore” del territorio. Approvato dalla Giunta provinciale questo documento definisce soglie massime di consumo di suolo per categorie di Comuni, vale a dire in che misura, a partire dall’esistente, ogni realtà del Parmense potrà continuare o meno le urbanizzazioni, costruendo insediamenti produttivi o abitativi.
“Avviamo una procedura per adottare una nuova norma di pianificazione della nostra provincia con la quale fissiamo per la prima volta dei limiti allo sviluppo del territorio riportandolo in condizioni di maggiore sostenibilità - ha detto questa mattina alla presentazione del documento Vincenzo Bernazzoli. Secondo il presidente della Provincia di Parma si è raggiunta una soglia di criticità nel rapporto fra suolo urbanizzato e suolo agricolo la cui causa è sinteticamente riconducibile a due elementi. Da un lato il fatto che i Comuni dipendono per una parte significativa delle entrate dal patrimonio immobiliare esistente e dallo sviluppo urbano (oneri di urbanizzazione, accordi con i privati, ecc.). Ciò spinge le Amministrazioni locali a “vendere” il proprio territorio favorendo l’espansione urbana e cercando di attrarre le funzioni più redditizie per i propri bilanci (centri commerciali, poli funzionali, ecc.). Dall’altro le imprese  con la redita fondiaria o quella immobiliare come beneficio per sfruttare la propria attività.
Ma il consumo del suolo porta a correre rischi, mette in crisi produzioni importanti per il Parmense come quelle alimentari, e una urbanizzazione eccessiva può far aumentare anche il rischio idraulico con pericoli di allagamenti.
“ Tutto questo ha portato a prevedere queste norme che fissano dei tetti – ha spiegato Bernazzoli - Consideriamo che il 10% del rapporto fra suolo urbanizzato rispetto all’estensione del comune sia la soglia massima che possa essere raggiunta ma non superata. Da questo punto di vista possiamo dunque riproporre un modello di sviluppo che ferma le espansioni in modo proporzionale a seconda delle realtà e dà la possibilità di crescita comunque, perché c’è il riuso e la riqualificazione ma evita di vedere tante strutture realizzate e non utilizzate”.
“ Il nostro obiettivo è quello di creare un quadro flessibile con soglie invalicabili – ha sottolineato l’assessore provinciale alla Pianificazione Ugo Danni entrando nel merito delle proposte del documento – dalle analisi che abbiamo effettuato è emerso un territorio molto diversificato ad esempio fra montagna e pianura e fra comuni. Il dato provinciale ci indica una percentuale complessiva del 5,3% che arriva al 4,87% se togliamo le infrastrutture. Ma i dati ci dicono anche che ci sono comuni che hanno già superato oggi la soglia del 10% e sono Parma e Fontevivo anche se su quest’ultimo pesa l’insediamento del Cepim. La norma, entrando in vigore, inciderà sui nuovi Psc”.
Sulla base delle analisi sviluppate nel quadro conoscitivo, il documento preliminare della variante arriva a proporre tre soglie di incremento del territorio urbanizzato (nuovi ambiti residenziali e/o produttivi).
Prima soglia: consumo zero: i Comuni di Parma e Fontevivo, che hanno superato il 10% del territorio urbanizzato rispetto alla superficie territoriale comunale, potranno attuare solo le previsioni urbanistiche già contenute nei piani vigenti o adottati senza introdurre nuovi incrementi di aree urbanizzabili ma puntando prioritariamente sugli interventi di riuso e riqualificazione urbana);
Seconda soglia: indice di incremento massimo consentito del 3% rispetto al territorio urbanizzato esistente: i Comuni della pianura e della fascia pedemontana, che hanno indici di urbanizzazione –rapporto territorio urbanizzato e superficie territoriale comunale- compresi fra il 4 ed il 10%)
Terza soglia: indice di incremento massimo consentito del 5%: Comuni collinari e montani, che hanno indici di urbanizzazione inferiori al 4%).
Come prevede la procedura stabilita dalla legge urbanistica regionale, sul documento preliminare della variante nelle prossime settimane verrà aperta la conferenza di pianificazione alla quale verranno invitati la Regione, i Comuni, le associazioni di categoria. Sulla base delle osservazioni e delle considerazioni espresse in conferenza, si provvederà al complemento degli elaborati della variante e alla sua successiva adozione da parte del Consiglio provinciale un percorso che dovrebbe concludersi entro un anno.
Oltre alle soglie sul consumo del suolo, nel documento preliminare, si trovano anche le fasce di fabbisogno ( 4 macroaree) di edilizia residenziale pubblica (Ers), gli ambiti territoriali in cui sperimentare gli accordi territoriali preventivi mentre è stata affidata ad Arpa l’attività relativa ai requisiti di sostenibilità territoriale e ambientale delle previsioni urbanistiche comunali.
 

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  • francesco

    28 Febbraio @ 12.14

    Bravo Bernazzoli come al solito c'è il trucco... si parla di piani urbanistici vigenti o adottati... vuol dire che a Parma e Fontevivo i nuovi piani di espansione verranno comunque realizzati (in quanto già adottati).... e in futuro non si potrà prevedere più nessuna espansione...quindi le scelte politiche attuali incideranno per un futuro molto lungo. Infine il signor Rainieri potrà realizzare la sua mega lottizzazione nei prati fontevivesi con il benestare di tutta questa classe politica schifosa!!!

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  • alarico

    28 Febbraio @ 08.26

    Gentile Chiara, non abito in via Cavour e conosco ogni centimetro del territorio che questo stupro autostradale devasterà. Inutilmente. Perchè il traffico non lo elimina. Lo sposta e basta. Aggiungendo però tutto l'impatto della costruzione. Lo eliminerebbe se al suo posto si costruisse una ferrovia (a bassa velocità, mi raccomando). Allora l'impatto lo si potrebbe sopportare... Costruire un'autostrada oggi, quando i carburanti veleggiano a 2 euro il litro e si vende in Europa il 25% in meno di veicoli, è uno spreco di territorio inutile e una devastazione per sempre, che serve solo a chi la costruisce.

    Rispondi

  • chiara

    27 Febbraio @ 18.44

    Alarico che con la Ti-Bre magari ci leviamo un po' di traffico dalle nostre strade (e un po' di inquinamento da gas di scarico), aveva considerato questa ipotesi? Ma magari lei abita in via Cavour... poco importa questo, vero?

    Rispondi

  • carlo

    27 Febbraio @ 18.35

    MEGLIO TARDI CHE MAI !!! Forse gli amministratori hanno capito che è la prima causa per cui è stata spazzata via la giunta precedente. Riqualificare l'esistente grazie e lasciare i terreni coltivabili per il Parmiggiano -Reggiano che vale più di un capannone industriale sfitto !!

    Rispondi

  • gim

    27 Febbraio @ 18.26

    Finalmente, si tenta di mettere un freno alla cementificazione selvaggia del suolo.

    Rispondi

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