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Marzo '44: dopo l'assalto al treno l'eccidio di Valmozzola Stazione

Marzo '44: dopo l'assalto al treno l'eccidio di Valmozzola Stazione
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 VALMOZZOLA

Domenica, con ritrovo alle 10, avrà luogo a Valmozzola Stazione, la commemorazione dell’eccidio compiuto dalle milizie nazifasciste, il 17 marzo 1944. Alle 10.30 sarà celebrata la Santa Messa, seguirà la deposizione di corona al cippo, il saluto del sindaco Claudio Alzapiedi e l’orazione ufficiale di Giorgio Paini, presidente dell’Istituto Storico della Resistenza di Parma.
A ricordare le fasi drammatiche di quei giorni è Maurizio Carra, curatore del Museo della Resistenza di Mormorola. 
La vicenda si origina il 12 marzo 1944, alle 8.30, con l’assalto al treno diretto a Parma, da parte di un gruppo di combattenti per la libertà. «Chi guidava i ribelli era Mario Devoti nativo del Piacentino che si faceva chiamare Mario Betti, il suo vice era Primo Battistini (Tullio) proveniente dallo Spezzino. Uno dei motivi dell’assalto al treno era quello di liberare alcuni prigionieri che i fascisti dovevano trasportare a Parma - ricorda Carra -. Un altro motivo era la requisizione di generi alimentari raccolti dalle autorità fasciste nel deposito di San Martino. Non si conoscono con esattezza né i nomi né il numero dei partecipanti all’azione, solo di alcuni si ha la certezza: Betti, Tullio, Ballaben (o Tommaso), Osvaldo, Valentini, Ezio Bassano (Romualdo), Picedi, Mario Portunato (Claudio), Renzo Bacchini (Primo), Giovanni Marchesini, Fenù, De Fraia, Vistori, Cresci, Efisio Piria».
«Osvaldo (Edoardo Frazzoni di Tosca) - spiega Carra - bloccò il convoglio ponendosi in mezzo ai binari, tenendo il macchinista sotto la minaccia del suo fucile mitragliatore, mentre gli altri salivano sui vagoni. Furono trovati e liberati tre renitenti accompagnati dai carabinieri e diversi fascisti furono catturati. Nell’azione, morirono sul posto il sottotenente Gastone Carlotti della X Mas, il sottotenente Domenico Piropan, la guardia nazionale repubblicana Luigi Comelli e venne gravemente ferito il militare Riziero Biancardi». 
Fra gli assalitori morì Mario Betti che aveva condotto l’azione e fu gravemente ferito al collo Efisio Piria di Arcola. Nessuno si accorse che il comandante era morto colpito da una bomba a mano lanciata da un ufficiale fascista. Per i nazifascisti lo smacco fu grande e presto misero in atto l’azione di vendetta. «Il giorno 14 dello stesso mese - spiega Carra - venne catturato in un essiccatoio sul Monte Barca, presso Pontremoli, un intero gruppo partigiano formato da italiani e da russi. Vi fu un combattimento, e caddero Luigi Giannetti, Luciano Righi ed il russo Ivanov. I superstiti vennero catturati, condotti a Bagnone e successivamente a Pontremoli per essere interrogati. Il calvario doveva condurli a Migliarina e, in seguito, ancora a Pontremoli dove venne loro comunicato che sarebbero stati giustiziati a Valmozzola Stazione. Questi i loro nomi: Angelo Trogu, Domenico Mosti, Giuseppe Tendola, Gino Parenti, Nino Gerini, Ubaldo Cheirasco, Mario Galeazzi ed i Russi Victor Belacoski e Michail Tartufian».
«Questo fatto divenne una pietra miliare nella storia della resistenza parmense – conclude Maurizio Carra – che portò alla costituzione della sede del Primo Comando Unico Partigiano di tutta la provincia, a Castello di Mariano». 
 

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