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I sorbolesi riabbracciano "il Signore coricato"

I sorbolesi riabbracciano "il Signore coricato"
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di Pierpaolo Cavatorti

«Al Sgnòr zacquè» è tornato a casa. La presentazione della ritrovata maestà, che rappresenta il Cristo deposto, ha suscitato grande emozione nella cittadinanza. «Al Sgnòr zacquè», dal dialetto «il Signore coricato», è stato presentato e benedetto dal parroco don Giuseppe Montali, durante una messa in occasione delle celebrazioni pasquali. Tanta trepidazione nella chiesa dei Santi Patroni Faustino e Giovita, dove i fedeli hanno riabbracciato l’icona più amata, andata persa poi ritrovata dopo mille vicissitudini. 
«Al Sgnòr zacquè» è ritornato nella chiesa del «suo» paese, dove presto sarà esposto in una teca per le preghiere dei propri «concittadini». Il culto per questa icona si perde nei meandri della memoria collettiva. E’ una storia che ricorda quelle raccontate da Giovannino Guareschi nel suo «Mondo Piccolo», una dimensione pregna di religiosità contadina, ingenua e fervente. 
La maestà del «Sgnòr zacquè» appare nella seconda metà del 1800, la cui precisione cronologica è derivata dai racconti tramandati oralmente a Maria Cugini dalla suocera Ida Merli. Ida era una bimba e raccontava alla nuora, che prima di recarsi nei campi con la madre, erano solite fermarsi davanti al «Sgnòr zacquè» per il segno della croce. La mancanza di documentazione scritta ma l’abbondanza di aneddoti legati a questa maestà fa pensare che quella piccola statuetta in legno, posta in una nicchia incastonata di un'abitazione a circa metà dell’attuale via XI settembre, fosse oggetto di grande amore per la popolazione del tempo. La casa, in cui c'era la nicchia, fu acquistata e demolita negli anni ‘60 per il complesso industriale «La Sovrana», la cui proprietà ne avrebbe dovuto reintegrare la maestà. Fu così che «Al Sgnòr zacquè» rimase in qualche locale della fabbrica fino a che alcune dipendenti non si imposero per il ripristino dell’esposizione vicino al posto originario. Non è chiaro se la statuetta si ruppe o andò persa ma una copia, neanche troppo fedele, fu riposizionata nella nicchia dell’ex via XXIV maggio, ora via XI settembre. Nel 1962 l’azienda si era espansa fino ad inglobare nell’area dello stabilimento la nicchia con la statuetta. Con la definitiva chiusura dell’azienda nel 1991, l’effigie venne tolta dalla nicchia e inviata ai proprietari. 
Solo la perseveranza dell’ex impiegata Simonetta Righi ha potuto far riabbracciare ai sorbolesi «al Sgnòr zacquè», di cui con caparbietà ne ha richiesto e ottenuto la restituzione.

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