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Prete ucciso ad Albinea: dopo 22 anni ci sono 4 nuovi sospettati

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Lo scorso luglio il gip di Reggio Emilia Antonella Pini Bentivoglio ha dichiarato ufficialmente riaperta l’indagine e da allora il sostituto procuratore di Reggio Emilia Maria Rita Pantani ha lavorato con la polizia per cercare di fare luce su un delitto insoluto da quasi 22 anni, l’omicidio di don Amos Barigazzi. Alla fine del 2011 le indagini hanno accelerato, quando in questura era stati sentiti vari testimoni: sia persone già ascoltate all’epoca del delitto, sia nuovi testi. Ora si è vicini alla svolta. Il cerchio si sarebbe stretto attorno a quattro persone sospettate. La notizia, anticipata ieri da Il Resto del Carlino di Reggio Emilia, è stata smentita dal pm Pantani, tuttavia le indiscrezioni sulla possibile svolta sono state rimarcate da altre fonti.

La vicenda è sicuramente delicata e il riserbo è strettissimo. Il delitto aveva scosso la comunità reggiana e la chiesa locale; don Amos Barigazzi, oltre ad essere parroco della frazione di Montericco, sulle colline reggiane, era il cappellano dell’Ospedale psichiatrico giudiziario di Reggio. Il suo omicidio ha gli aspetti di un’esecuzione. L’assassino, o gli assassini, pare che lo abbiamo atteso al rientro in parrocchia. Era la sera del 17 ottobre 1990. Il sacerdote fu fatto inginocchiare nel garage E venne ucciso con un solo colpo di fucile a canne mozze calibro 12, caricato con piccoli pallini. Le modalità del delitto avevano fatto indagare in tutte le direzioni, senza escludere la criminalità organizzata visto l'impegno di don Amos all’Opg. Ma era stata battuta anche la pista di eventuali conoscenti, in ambito locale. Alla fine le indagini erano arenate e il fascicolo era stato chiuso.

E' stata la caparbietà della sorella del sacerdote a far ripartire le indagini. Adua Barigazzi, oggi 75enne, non ha mai smesso di cercare la verità. Con il suo legale, l’avvocato Ernesto D’Andrea del foro di Reggio Emilia, ha chiesto con insistenza che venissero riaperte le indagini. Adua Barigazzi ha continuato a vivere ad Albinea, a poca distanza dal santuario dove il fratello venne ucciso e dove lei andava ogni giorno a lavorare come da perpetua.

Dopo la riapertura delle indagini sono state trovate anche nuove testimonianze di gente che si è presentata spontaneamente in questura offrendo elementi utili. Inoltre i fucili e il diario del prete sono stati inviati al Ris di Roma per essere analizzati. Nel '90 erano state eseguite perizie su tutti i fucili dei parrocchiani ma senza ottenere risultati. Vent'anni fa durante la prima indagine emerse anche un fatto inquietante: una donna, due mesi prima del delitto, avrebbe detto al parroco che le sorrideva: «Ne avete ancora per poco, da ridere». E un parente della stessa donna, dopo l’omicidio, avrebbe commentato: «L'hanno ammazzato troppo tardi». A scatenare le ire era stato l'arrivo, a Montericco, di tanti diseredati ed ex ospiti dell’Ospedale psichiatrico giudiziario.

E come riporta il "Carlino" di oggi, ad Albinea la gente spera che sia fatta giustizia: "Don Amos la merita".

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