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Cold Case a Reggio: 20 anni dopo, individuato il killer di un medico parmigiano

Cold Case a Reggio: 20 anni dopo, individuato il killer di un medico parmigiano
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A incastrarlo è stata la pistola che era in suo possesso 20 anni fa e che, dopo vent'anni, si è scoperto essere l’arma dalla quale furono esplosi i colpi che uccisero il dottor Carlo Rombaldi. Vent'anni e tanta «caparbietà» della polizia e della procura di Reggio Emilia ci sono voluti per risolvere il delitto del chirurgo.

Grazie alle indagini della sezione delitti insoluti dello Sco sono state ricostruite le fonti di prova che hanno portato all’incriminazione di un ex vicino di casa del medico, un vigile urbano in pensione di 65 anni, Pietro Fontanesi. La procura di Reggio ha chiesto una misura cautelare nei suoi confronti, ma il gip Giovanni Ghini l’ha negata: non c'è più pericolo di fuga, nè di inquinamento delle prove. L’indiziato non ha però confessato e fino a oggi ha sempre negato le accuse.
A presentare il risultato dell’indagine è stato il procuratore capo di Reggio Emilia Giorgio Grandinetti in una conferenza stampa con il sostituto Maria Rita Pantani e i vertici della squadra mobile reggiana, oltre che con i funzionari della sezione delitti insoluti voluta dal capo della polizia Manganelli nel 2009.
«Le indagini si avviano alla conclusione con l’avviso di deposito degli atti», ha spiegato il procuratore Grandinetti. «Però il processo è ancora da fare, possiamo svolgere attività integrative di indagine e ci sarà la fase dell’udienza preliminare e del giudizio. Il cammino quindi è lungo». Grandinetti ha spiegato di aver voluto palesare «questo risultato molto positivo per i familiari della vittima». «Erano molto angosciati nel pensare che ci fosse un omicida libero magari vicino a loro».
Il sostituto Maria Rita Pantani ha spiegato che dalla sezione di polizia di Roma è giunto «un aiuto incredibile». «Abbiamo anche fatto sopralluoghi sul posto con la Sezione crimini irrisolti. Ora abbiamo la certezza che la pistola sequestrata è quella che ha sparato al povero dottor Rombaldi». Per arrivare questo risultato, si è indagato in maniera «febbrile, anche 24
ore su 24 negli ultimi mesi!», ha aggiunto il magistrato.
Il delitto Rombaldi aveva colpito profondamente Reggio vent'anni fa. Accadde la notte fra il 7 e l’8 maggio 1992. Rombaldi era andato al lavoro all’Arcispedale Santa Maria Nuova e alla sera era uscito per un convegno medico a Reggio. Al termine, con un gruppo di colleghi, era andato in pizzeria per rientrare a casa, in via Fabio Filzi, nella prima periferia di Reggio Emilia, verso mezzanotte. Quaranta minuti dopo era stato soccorso davanti al suo garage, ferito da un proiettile che gli aveva trapassato un polmone. Altri due colpi si erano conficcati sul portone dell’autorimessa. Rombaldi morì poco dopo in ospedale.
Secondo l’ipotesi investigativa, si era fermato a parlare con Fontanesi. Quella sera, in base a quanto ricostruito dagli inquirenti, i due avrebbero litigato, per motivi ancora da chiarire. Rombaldi venne ucciso da una P38 ; l’ex agente della municipale era in possesso di una P38 sulla cui disponibilità avrebbe dato agli inquirenti versioni discordanti. Quando l’arma è stata venduta, gli inquirenti sono risaliti a lui. Per anni vennero seguite le piste più diverse, tutte inutilmente. Oggi il procuratore Grandinetti ha voluto sottolineare il suo «apprezzamento per il lavoro svolto dalla squadra mobile della questura di Reggio Emilia». «In 20 anni non abbiamo mai mollato la presa e abbiamo riferito all’autorità giudiziaria», ha ribadito il capo della squadra mobile Domenico De Iesu.

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  • gazzettadiparma.it

    03 Giugno @ 09.19

    Per William They - Il testo è dell'agenzia Ansa. Se c'è un errore è giusto segnalarlo, mentre gli insulti li usi - se è abituato a farlo - a casa sua. Preferisco non distinguere una P38 da una non so cosa, piuttosto che essere così presuntoso e maleducato. Se invece impara a moderare i termini, saremo lieti di ospitare i suoi interventi anche quando ci criticherà, magario anche a ragione come in questo caso. (Gabriele Balestrazzi)

    Rispondi

  • gianfranco ferrari

    02 Giugno @ 13.10

    anche se è anziano, in galera l'assasino subito.

    Rispondi

  • Giorgio Boschi

    01 Giugno @ 21.50

    La ricostruzione è certamente lacunosa ed è quindi molto difficile capire quali sono stati gli elementi effettivi che hanno dato una svolta alle indagini. Però una cosa risulta chiara: alla base della risoluzione c'è la pistola P38 special. Ora che ci siano voluti vent'anni per capire che a sparare è stata proprio quell'arma non mi sembra un risultato esaltante, di cui vantarsi. Capisco se la soluzione del caso fosse venuta da un esame del Dna che sicuramente vent'anni fa era molto meno sofisticato o addirittura assente, ma capire se un'arma aveva sparato e se quell'arma apparteneva o meno a chi era indiziato mi pare fosse nelle corde della polizia anche vent'anni fa. Quindi andrei piano a vantare un simile successo!!!!!

    Rispondi

  • beta46

    01 Giugno @ 13.59

    @ redazione.Potreste spigare meglio il pasaggio " sul possesso della p38 avrebbe dato diverse versioni",oppure " quando l'arma è stata venduta , i giudici sono risaliti a lui." A prima vista ne ha dell'incredibile.Ma 20anni fa non potevano esaminare meglio l'arma del vigile, visto che i due avevano litigato poco prima.?.O che è una bufala oggi, opuure a suo tempo gli investigatori erano molto ..... scarsi.

    Rispondi

  • Giorgio

    01 Giugno @ 11.26

    Cito:"Grandinetti ha spiegato di aver voluto palesare «questo risultato molto positivo per i familiari della vittima». «Erano molto angosciati nel pensare che ci fosse un omicida libero magari vicino a loro»."Domanda"visto che è a piede libero ,dov'è secondo voi,lontano dalla casa dei parenti? grazie per eventuali risposte

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