Provincia-Emilia

Mafia, il rapporto regionale: "I Casalesi la fanno da padroni a Modena. Presenza forte anche a Parma"

Mafia, il rapporto regionale: "I Casalesi la fanno da padroni a Modena. Presenza forte anche a Parma"
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BOLOGNA, 12 GIU – L'Emilia-Romagna si conferma terra nemica della mafia, anche se l’allarme è alto perchè i segnali di un continuo tentativo di espansione lungo la via Emilia sono forti. Le realtà più vulnerabili alle mafie in Emilia-Romagna sono anche quelle più studiate e conosciute, Reggio Emilia e Modena, dove le indagini confermano la presenza di 'ndrangheta e casalesi nei cantieri edili. La presenza dei casalesi è forte a Parma e a Modena città e provincia, soprattutto a Castelfranco Emilia, Nonantola, Bomporto, Bastiglia, Mirandola, Soliera, San Prospero.La presenza camorrista in queste ultime zone è considerata un segnale ancora più allarmante perchè vi si elencano alcuni dei comuni più colpiti dal terremoto di queste settimane.

È il quadro che emerge dalla 'relazione sulle infiltrazioni mafiose in Emilia-Romagnà realizzata da Enzo Ciconte, già senatore, esperto dello studio e dell’analisi dei fenomeni legati alla criminalità organizzata. Realizzata all’ interno delle attività della legge regionale sulla prevenzione dell’infiltrazione mafiosa e la promozione della legalità, approvata un anno fa dalla Regione, la ricerca verrà presentata oggi (mercoledì)  a Bologna in un incontro pubblico che, tra gli altri, vedrà la partecipazione del Procuratore della Repubblica di Bologna Roberto Alfonso, della vicepresidente e assessore alle Politiche per la Sicurezza della Regione Simonetta Saliera, di Andrea Campinoti di Avviso Pubblico e dello stesso Ciconte.

«Si tratta di un appuntamento di grande importanza soprattutto per il valore dello studio che sarà presentato e l'alto livello degli ospiti che interverranno», anticipa Saliera. Il volume, oltre 200 pagine, analizza il rapporto tra Emilia-Romagna e criminalità organizzata dall’immediato dopoguerra ad oggi. La ricostruzione si ferma a inizio 2012 e offre un quadro aggiornato della situazione. Si conferma che i primi tentativi di infiltrazione mafiosa in Emilia-Romagna risalgono agli anni '50 e '60 come conseguenza dei soggiorni obbligati, mentre le prime indagini rilevanti e i primi segnali di presenza mafiosa risalgono all’inizio degli anni '90.
Nel corso di questi anni il fenomeno è però molto mutato: se negli anni del boom economico i boss erano in gran parte siciliani, oggi, specie nel Modenese, a farla da padroni sono i Casalesi che, come confermano molte inchieste giudiziarie e operazioni di pubblica sicurezza citate da Ciconte, stanno facendo di tutto per conquistarsi spazi nel settore del movimento terra e delle bische clandestine. La ricerca conferma che l’Emilia-Romagna rimane terra ambita, prima perchè terra ricca dove era possibile fare affari e ora, negli anni della crisi, perchè proprio la cattiva congiuntura economica e le difficoltà per le imprese di accesso al credito offrono alle organizzazioni criminali nuovi terreni d’azione. Allo stesso tempo, però, anche la criminalità del terzo millennio si trova, come un tempo, di fronte un muro istituzionale fatto di politica, enti locali, società civile, libera stampa che sanno dire di no e lottano per impedire che le cosche piantino radici.
«Negli ultimi dieci anni nessun’altra Regione si è impegnata per studiare il fenomeno mafioso e per agire di conseguenza come l’Emilia-Romagna», spiega Ciconte, che ricorda anche come «molti sindaci hanno allontanato aziende in odore di mafia che pure avevano partecipato o volevano partecipare a gare d’appalto». Insomma, lungo la via Emilia la corazza istituzionale è solida. A confermarlo, anche la lunga scia di attentati e intimidazioni che hanno avuto ad oggetto spesso anche i politici locali. La ricerca rileva infatti una certa frequenza di atti intimidatori verso politici della regione, sindaci in particolare, ma anche esponenti di partito senza cariche amministrative. «Anche questo – sottolinea la relazione - è il segno di un cambiamento, per quanto ancora embrionale, nelle strategie della mafia in Emilia-Romagna, ma è anche la dimostrazione della capacità di resistenza della politica locale».

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  • Geronimo

    20 Giugno @ 13.43

    beh EDI chiudi pure forse perché non riesci a ribattere al mio discorso, io parlo di leggi e fatti tu per luoghi comuni, il pene più severe per i mafiosi è un dato di fatto, se io parmigiano o tizio piemontese o caio veneto mette in piedi un’associazione a delinquere dedita all’usura quando verrà condannata prederà X anni mentre il mafioso prenderà Y anni, pena certamente superiore alla pena X, è questa l’anomalia, non si vuole vedere che la mafia è universale e questo è il primo passo per lasciarla proliferare. Pino Aprile non mi interessa ma Caruso è attendibile, scrive fatti veri e documentati non balle. Se ti interessa poi c’è una famiglia parmense del sasso in stretta parentela con la camorra ed è riconosciuta da tutti come chi ha favorito il proliferarsi della camorra a Parma, ignori anche questo?

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  • michele

    20 Giugno @ 11.26

    wikipedia... mi arrendo... Caruso... delinquenti parmigiani come i mafiosi... c'eri già arrivato a questi discorsi, ti sei scordato Pino Aprile, altro personaggio obiettivo, peccato che parli solo di settentrionali. Ma stai peggiorando: "gli usurai in odore di mafia" poverini perchè hanno pene più severe, e "il mio amico parmense non ha potuto lavorare..."... mamma mia, chiudiamola qui, a go' da laurà. ciao

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  • Geronimo

    19 Giugno @ 15.43

    Beh edi se la tua fonte è wikipedia siamo a posto allora mi arrendo, tra l’altro quello che c’è scritto non da nulla di certo, fa solo supposizioni (esisterebbe), lo vuoi un bel libro da leggere? Leggi “da cosa nasce cosa” di alfio caruso, prendi l’ultima edizione mi raccomando perché è in continuo aggiornamento. Edi ma lo sai cos’è la mafia? È un tipo di organizzazione criminale come lo sono tante altre, quindi ad esempio gli usurai parmigiani arrestati mesi fa sono un’associazione simile alla mafia ma però con una grossa differenza sconosciuta ai più, gli usurai in odore di mafia hanno pene più severe, questi qua avranno, se le avranno, pene molto leggere perché non hanno l’aggravante mafiosa. Il punto 4 non l’ho capito perché non ho fatto allusioni del genere, anzi essendo parmigiano non ho nulla da rimproverarmi a differenza di te visto che pare che ti chiami in causa, tu fai in genere “quelli sono calabresi, io sono parmigiano…”.

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  • michele

    18 Giugno @ 23.26

    risposta 1) io sarò di parte ma una leggera differenza la percepisco, perdonami. 2) centinaia di cittadini sotto al municipio coi forconi, per poi farsi commissariare ed eleggere il sindaco più innovativo che c'è in Italia? è società mafiosa questa? ma va'! 3) leggi http://it.wikipedia.org/wiki/Camera_di_controllo 4) non intendevo alludere a tuoi coinvolgimenti, ma solo al fastidioso "ah ma quelli sono calabresi, io sono siciliano..." sentito parecchie volte.

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  • Geronimo

    16 Giugno @ 17.50

    Edi il mio "non siamo radicati" era riferito ad italiani e poi occhio perchè alcuni mesi fa sono stati arrestati usurai parmigiani, la differenza tra quelli del sud e quelli di parma? alla fine nessuna, solo che gli altri si chiamano mafiosi o camorristi, quì non hanno nome. Guarda il caos che è successo in comune lo scorso anno, non sono comportamenti tipici della mafia? Eppure per molti la cosa è meno grave. In Canada e Australia dimmi un solo nome di famiglia mafiosa che è riconosciuta dalle autorità come mafiosa. Come vedi sono poco poco infomato. Concludo che il tuo "mi da da pensare" è fuoriluogo, io ho lavorato in carcere anni fa e per fare il lavoro che ho fatto hanno dovuto controllare la fedina penale dei miei familiari fino al quarto grado, un mio amico parmense non ha potuto lavorare per questo. E il tutto per la modica cifra di 1 milione e ducentomilalire al mese

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