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Quanti problemi per il ponte di Maria Luigia

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 Samuele Dallasta

Compirà tra pochi anni due secoli, rappresenta una delle principali opere viarie realizzate dalla duchessa Maria Luigia sulla via Emilia, collega il paese di Pontetaro alla zona periferica di Parma ed è tuttora una delle infrastrutture più utilizzate dagli automobilisti. È il ponte Maria Luigia, il ponte sul Taro, un'opera mastodontica che nell’anno della sua inaugurazione, nel 1819, era considerato come il ponte più lungo d’Europa. Un ponte che trasuda storia e che dovrebbe entrare di diritto nel patrimonio artistico e culturale di Parma ma che invece, da qualche anno, giace in uno stato di degrado. Precedentemente in gestione all’Anas, a seguito della realizzazione, nel 2005, della tangenziale «Cispadana», e nel 2007, delle due rotatorie poste ai limiti della frazione, opere che hanno permesso la declassazione da strada statale a comunale, la gestione e la manutenzione del ponte Maria Luigia sono passate alle Amministrazioni comunali di Parma, Noceto e Fontevivo. Metà ponte è in carico al Comune di Parma, mentre nell'altra metà il lato sud è a carico del Comune di Noceto e quello nord del Comune di Fontevivo. Tutto il ponte è soggetto a degrado ma i problemi più vistosi si sarebbero notati nella parte che spetterebbe al Comune di Parma. Il problema principale è quello riguardante erba e sterpaglie che stanno letteralmente attaccando la struttura in diversi punti e che dovrebbero essere rimosse al più presto. Percorrendo il ponte quello che salta subito all’occhio è che verso la metà della struttura, mentre si viaggia da Parma verso Pontetaro, sulla parte destra della carreggiata è cresciuta  una pianta di due metri. E' pericolosa: i rami, in caso di maltempo, potrebbero spezzarsi e invadere la carreggiata provocando disagi  e pericoli al passaggio dei mezzi. Inoltre crescendo, la pianta potrebbe espandere le sue radici tra i mattoni del ponte provocando crepe sia nell’asfalto sia nell’interno della struttura. Un altro problema riguarda le quattro statue che, situate su altrettanti basamenti, rappresentano i quattro corsi d’acqua principali del Parmense: il Taro, lo Stirone, l’Enza e la Parma. Anche queste statue sono lasciate alla  mercé degli agenti atmosferici, dell’erosione e delle edere che si arrampicano sui pilastri del ponte fino a toccare le sculture. Anche le arcate del ponte presentano problemi: sono soggette ad un degrado murario causato dagli anni, dagli agenti atmosferici e, probabilmente, anche dal traffico intenso al quale il ponte è quotidianamente soggetto. Ai lati della strada sono inoltre presenti fili d’erba e sterpaglie che, in caso di pioggia, potrebbero ostruire il deflusso dell’acqua piovana nel canale di scolo, provocando così allagamenti. Infine anche le due scalinate che sono situate all’inizio del ponte, dalla parte del Comune di Parma, giacciono in un avanzato stato di degrado.  Un tempo permettevano l’accesso al ponte e alla zona sottostante ai pedoni;  ora sono praticamente inagibili, molti gradini sono rotti e le sterpaglie sbucano un po’ da tutte le crepe che, nel tempo, si sono formate tra i mattoni che compongono la scalinata.

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