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Oltre 60 anni dopo: la piastrina ritrovata dell'alpino Medici

Oltre 60 anni dopo: la piastrina ritrovata dell'alpino Medici
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 Chiara Cacciani

Era il Dopoguerra quando Pierina si trovò di fronte un venditore ambulante di stoffe arrivato casualmente in località Mazzaschi da Pontremoli. Ma quel giorno - a sorpresa per entrambi- non si parlò di qualità e di prezzi. “Ha qualcuno disperso in Russia? - le chiese, fissandola, l'uomo - Lei assomiglia   molto  a un soldato che era con me al fronte: il cognome era  Medici”. Medici Pierino, il fratello 19enne che la donna aveva visto partire per la guerra e che non era più tornato.   
«Lo avevo implorato come un santo di venire via con me, di scappare - le riportò l'uomo -. Ma lui non ne aveva voluto sapere: diceva che se quello era il suo destino, sarebbe rimasto».
Per i familiari si era dolorosamente interrotta lì, con questa commovente  testimonianza, la storia conosciuta dell'alpino di Mariano, unitosi nel marzo 1941 al  al Battaglione Alpini Tolmezzo, 6 Compagnia, e dichiarato disperso il 17 gennaio 1943, caduto  con ogni probabilità  in combattimento.
 Oltre sessant'anni dopo è stata una telefonata a riaprire il baule dei ricordi e a far riaffiorare - potenti - emozioni  tramandate  tra i Medici, i Botti e i Guerrati oggi sparsi tra il Parmense e il Nord Italia. Il telefono ha squillato nella casa di  Carlo, il «piccolo» dei fratelli Medici (5 maschi e due femmine) e l'unico ancora in vita: il Comune di Pellegrino gli comunicava che era stata ritrovata in Russia la piastrina di riconoscimento di Pierino. L'hanno scovata e portata in Italia, insieme ad altre decine,  l'alpino milanese Antonio Respighi e la moglie Gianna: un ritrovamento casuale che ha dato il via ad una sensibile opera di riconsegna che ha coinvolto ormai oltre 220 famiglie in tutti gli angoli dello Stivale. E domenica sarà la quarta volta in due anni che la coppia di generosi «cacciatori di memoria» approderà nel Parmense.
«Per noi è una cosa bellissima – racconta il nipote Emilio Guerrati, figlio di Pierina -:  Mi dispiace solo che mia madre non sia più in vita: il suo unico desiderio era quello di poter sapere qualcosa». Erano stati chiamati alle armi in due, dei fratelli Medici. Prima Guido, che diceva: «Piuttosto che andare in guerra mi ammazzo». «Bastò» invece una «improvvisa» rottura del   braccio a metter  fine alla vicenda. Poi Piero, Pierino, che coi suoi 19 anni non si tirò indietro: «Se mi chiamano,  vado dove mi mandano», ripeteva ai familiari. «Mio padre Leopoldo mi raccontava sempre che era un ragazzo molto allegro. Mangiava, e cantava. Camminava, e cantava. Andava ad arare, e cantava. - racconta Emilio commuovendosi- E' stato proprio lui ad accompagnarlo alla corriera il giorno in cui è partito. E mentre aspettavano lo zio gli ha detto: “Tu dall'Africa sei tornato, io   so che non tornerò più. Ma se questo è il mio destino...”». 
E’ stato Daniele Botti, nipote del maggiore dei Medici, Giovanni, a riprendere in mano  le lettere di Pierino e a trascriverle, ripercorrendo idealmente il suo viaggio da Mariano alla Russia,  incrociando i racconti dei parenti più anziani, provando a decifrarne frase dopo frase i sentimenti. «E’ stato molto bello riscoprire questa parte di memorie familiari - racconta, carte in mano-. Di questo zio ne ho sentito parlare tanto, ma le lettere non le avevamo mai toccate, pur avendo sempre desiderato farlo».
Scriveva  spesso, il giovane alpino. E chiedeva la stessa assiduità alla madre: «Ditemi poco ma almeno prenderò posta più presto e sarò più felice anch’io». Tra il maggio e il dicembre 1942, a  mano a mano che passano le settimane, parla del suo incarico di addetto al telefono, della costruzione delle trincee per l'inverno, della guerra ai topi ancor prima che agli umani. Le ultime parole sono sempre per il  fratellino Carlo e l'unica nipotina che aveva conosciuto: Alma, figlia di Giovanni. E' a Carlo che destina i soldi della sua paga («Ne avrà bisogno per la squola»); è a lui che raccomanda di farsi comprare «il torrone grosso» per Natale. L'ultimo Natale  di Pierino.         Ci saranno anche Carlo e Alma domenica, a Pellegrino. Non potevano mancare. Ed è bello che le pagine della storia del giovanissimo, coraggioso, alpino Medici si chiudano così: con l’immagine di loro – che sono sempre stati nei suoi pensieri nei gelidi, drammatici giorni di Russia-  ad accoglierlo all’arrivo a casa.

 

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  • bila

    12 Luglio @ 08.48

    Sono storie commoventi e mi fa piacere notare che, per questa vittima della guerra, sia stato dimenticato che gli italiani stavano dalla parte sbagliata.

    Rispondi

  • VALTER

    11 Luglio @ 22.08

    HO PERSO ANCHE IO UNO ZIO IN RUSSIA è DISPERSO, MIA MAMMA (SUA SORELLA ) UNICA RIMASTA SPERA PRIMA DI MORIRE DI RITROVARE LA PIASTRINA DI RICONOSCIMENTO . è SCOMPARSO A 22 ANNI NEL PIENO DELLA VITA SI CHIAMAVA PELLINGHELLI PIETRO.

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  • NONNO VIGILE

    11 Luglio @ 21.32

    Mi inchino a titti i soldati del ARMIR caduti sul fronte Russo mio papà alpino della gloriosa divisione Julia mi diceva che i suoI commilitoni cadevano a terra per il freddo, come cadono le castagne in autunno Onore a tutti i soldati caduti su qualsiasi ffronte UN pensiero va anche a mio suocero anche lui alpino della Julia morto nell maggio del 2007 NE GIORN0 della adunata degli alpini. uN canto popolare dice è triste veder morir un alpino ed è ancora più triste vederlo morir nel giorno della sua festa Ciao IGIOVANNI SCIA NELLE NEVI ETERNE DEL PARADISO

    Rispondi

  • ilasuha

    11 Luglio @ 16.17

    Un pensiero a te che sei morto così giovane per una cosa stupida come la guerra e uno a chi si è spento senza averti potuto vedere diventare uomo. Vorrei poterti dire che non sei morto inutilmente, che il mondo si è fermato di fronte alla tua giovane età ad ha capito quanto fosse sbagliato morire così, vorrei poterti dire che la civiltà che abbiamo costruito è migliore di quella che hai lasciato, che non esistono più fame ignoranza e miseria. Invece no il mondo è andato avanti senza ricordarsi dei tuoi 17 anni ripetendo gli stessi errori, diventando un posto dove la mediocrità è considerata l'unica normalità accettabile. Perché persone che non sfuggono davanti alle difficoltà non ce ne sono più e di questo i prepotenti e i corrotti se ne approfittano. Riposa in pace

    Rispondi

  • giuseppe

    11 Luglio @ 16.01

    il mio papa' era in russia ,e' stato la piu' di un anno con l'ARMIR . mi parlava sempre dei suoi amici meno fortunati di lui che non hanno fatto ritono e con la vicenda dell'alpino Medici ho rivissuto le sue emozioni. dovremmo ricordare di piu' ,dovremmo avere piu' rispetto per tutti quelli che hanno sacrificato la vita o una parte di essa a volte anche contro le propie volonta' ,ma obbligata in quanto soldato. un inchino all'alpino e a tutti i reduci ,caduti e dispersi.

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