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"Vivo con un mostro in casa e con la paura di essere uccisa"

"Vivo con un mostro in casa e con la paura di essere uccisa"
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Chiara Cacciani
Un giorno mio marito ha distrutto la casa e ha distrutto anche me.  Sono andata al pronto soccorso che vomitavo sangue. Se mi  avessero dato più di 20 giorni di prognosi, per lui sarebbe scattato d'ufficio  il provvedimento di allontanamento dalla famiglia. Ma me ne hanno dati solo cinque...». E così Marta (il nome è di fantasia)  continua ad aspettare che un giudice sancisca la fine dell'incubo. «Ma quanto devo aspettare? Che mi ammazzi, come ha promesso di fronte a mia madre?»,  chiede con rabbia.
Marta ha 40 anni, due figli in età scolare e un lavoro al quale è disperatamente aggrappata per riuscire a mantenere la famiglia e ripagare i debiti contratti a sua insaputa dal marito. Pensa agli affetti lasciati nella sua città d'origine e alla sua vita di prima, prima di arrivare nella Bassa parmense, e commenta amara: «Volevo che i miei figli avessero un padre, e invece  ho dato loro un mostro».
Il marito di Marta è nato in un paese africano. «E' musulmano ma non praticante - dice lei - . Musulmano quando gli fa comodo: noi donne non dobbiamo parlare. Le prendi perchè hai risposto: se non  avessi risposto non le avresti prese. Anche sotto l'aspetto economico è così: secondo mio marito avrei dovuto consegnargli la busta paga senza poi chiedere dove andavano a finire i soldi. E poi quel razzismo al contrario:“Sei bianca”. E dunque? Lo ero anche quando ci siamo conosciuti». Dieci anni fa - racconta - quello che ha incontrato era un uomo diverso: «Mi avevano colpito la sua mentalità aperta, europea, il carattere dolce e gentile. Sono rimasta incinta: quello che a lui serviva per convincermi a sposarlo e a fargli ottenere i documenti per restare in Italia. Ma io ero innamorata. E non ho capito...». Da quel momento sono iniziate le sparizioni, anche per dei mesi, i ritorni e le promesse di essere cambiato,  i debiti, gli affari «strani». E la violenza: anche fisica e anche di fronte ai bambini, ma soprattutto psicologica.  
E' stata Marta a contattare  con una email la Gazzetta di Parma, chiedendo di far sapere che ci sono tante   donne  come lei vittime di violenza domestica  che non riescono a trovare nelle leggi e nei servizi sul territorio un appiglio per salvarsi. «E' per questo che tante  non riescono a dire basta. E' per questo che tante finiscono ammazzate». Lei - dopo tre anni di depressione  e di sensi di colpa («mi dicevo sempre: me lo sarò meritata»)  - «basta» lo ha detto ad aprile, quando ha sentito il suo bimbo che diceva all'avvocato le stesse cose: «Papà mi ha picchiato, ma era colpa mia». E appena è scattato qualcosa dentro di lei, è scattata anche la querela per maltrattamenti fisici e psicologici e per mancato mantenimento della famiglia.  
Basta, sì, ma la paura di essere ammazzata  resta: quell'uomo che  da anni le rovina la vita è ancora lì, e non vuole lasciarla andare. «Per cattiveria, non per amore. E io devo rimanere: non abbiamo un altro posto dove andare, devo tenermi stretto il lavoro. E soprattutto devo tenere sotto controllo mio marito: il mio timore più grosso è  che fugga nel suo Paese con i bambini. Lo ha già minacciato... E ad ogni telefonata internazionale che lo sento fare sprofondo nel panico: penso sempre che stia organizzando qualcosa di brutto».
Sta seguendo i consigli dell'avvocato e dei carabinieri, Marta: «I miei figli sono ora lontano, dai nonni,  io dormo   chiusa a chiave, col cellulare sotto il cuscino, e sto via da casa più che posso. Ma posso andare avanti così? E i miei figlia a settembre dove li iscrivo?».
Ora che ha trovato il coraggio di parlare è un fiume i piena, Marta. «Ho avuto un matrimonio sbagliato: può capitare a tutti. E purtroppo non ho denunciato tutto prima. Ma quando l'ho fatto sono stata  sotto interrogatorio tre ore e mezzo, quasi quasi l'accusata ero io. E poi è difficile parlare di cose   trovandosi di fronte un uomo...». In attesa del provvedimento di allontanamento del marito, ha provato di tutto. «Sono stata anche al Centro Antiviolenza:  era disponibile una sistemazione protetta  per me  e i miei figli, ma il Comune dove risiedo ha detto che non ha i soldi per il contributo economico necessario. E così non se ne è fatto niente...». Marta non lo vuole nemmeno un aiuto economico: «Lavoro,  un affitto me lo posso permettere, ma dovendo pagare anche i debiti di mio marito non ho i soldi per i mesi di cauzione. Inoltre,  con il mio contratto a tempo determinato nessuno ti affitta niente. Io avrei solo bisogno che il Comune si facesse garante per me. Ma per il momento non succede niente. Il punto è questo lo dica: manca una legge che ci tuteli. E' per questo - ripete - che poi finiamo ammazzate».
Nel frattempo tenta di proteggere se non se stessa almeno i suoi bambini. «Certe loro frasi mi fanno stare malissimo. L'ultima volta che sono stata picchiata davanti ai bimbi, poi mio figlio mi ha detto    : "Mamma, io volevo aiutarti ma avevo paura..."». No, gli ha detto Marta: «Tu non devi aiutarmi. Mai. Tu devi scappare». 
 


 

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  • michele

    07 Agosto @ 16.16

    katia pur non condividendo appieno quello che fai ti ammiro x il tuo impegno...solo una cosa vorrei chiederti: non pensi che al giorno d'oggi avrebbero bisogno d'aiuto anche e soprattutto gli italiani?perchè io devo lavorare 50 anni x poter fare un mutuo x un appartamento e a certa gente (magari anche irregolare) deve essere tutto dovuto???non sarebbe meglio tutelare in primis gli ammalati e chi non ha soidi x curarsi?poi gli altri ben volentieri se rimane qualcosa..pero' prima verificando a fondo chi sono, lavoro, permesso e se pagano le tasse

    Rispondi

  • katiatorri

    07 Agosto @ 11.43

    @sgunden:per quel che riguarda la violenza sulle donne le statistiche dicono che fa perfettamente parte del vivere locale,non rendersene conto significa non affrontare il problema

    Rispondi

  • michele

    07 Agosto @ 08.04

    la realtà è che purtroppo buona parte (non tutti x fortuna) di chi viene in italia non vuole adattarsi al modo di vivere locale ma mantiene le sue abitudini e non si vuole integrare.

    Rispondi

  • katiatorri

    06 Agosto @ 16.41

    @alè:mi spieghi qual'è la sua realtà e poi dibatteremo

    Rispondi

  • michele

    06 Agosto @ 16.31

    katia...ma tu vivi nella realtà o nel mondo del mulino bianco?

    Rispondi

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