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Siccità, il Parmense senz'acqua

Siccità, il Parmense senz'acqua
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Paolo Panni
Afa e temperature torride continuano a scandire le giornate, anche nel Parmense. Da mesi ormai non piove e la siccità si fa sempre più evidente. Le riserve d’acqua sono ormai ai minimi storici e, per l’agricoltura emiliano romagnola, già colpita dai danni della neve prima e del terremoto poi, si materializzano nuove e pesanti difficoltà.
L’estate 2012 è ormai annoverata fra le più torride degli ultimi decenni e la Regione, dopo un vertice che si è tenuto a Bologna, è pronta a chiedere lo Stato di calamità, unitamente a Veneto e Lombardia.
L’agricoltura, come evidenziano anche i dati delle associazioni di categoria, è in ginocchio, e tante imprese in forte difficoltà. Se a questo si aggiunge che siamo in pieno periodo di crisi economica, è facile intuire la portata di una situazione quanto mai complessa.
I danni, per la sola agricoltura, superano ormai il miliardo (per Triveneto ed Emilia Romagna), e per l’industria di trasformazione si annunciano nuovi rincari delle materie prime, specie per i cereali.
 Da Coldiretti e Confagricoltura fanno sapere di non aver «mai visto una situazione del genere: interi campi deserti e senza raccolto. La siccità – evidenziano - ha distrutto soprattutto le coltivazioni di cereali, ma non se la passano bene nemmeno bietola, pomodoro e soia».
Chiaramente la domanda di un prodotto che scarseggia farà raddoppiare i prezzi all’ingrosso per poi scaricarsi sui prodotti trasformati e quindi ancora sull’utente finale, che ha già ridotto drasticamente i consumi. Minori ricavi sono previsti anche per i produttori di pane, pasta e biscotti. E non se la passano meglio gli allevamenti.
«La siccità, anche al Nord, non è più un evento episodico ma una situazione strutturale che va fronteggiata - afferma l’Organizzazione degli imprenditori agricoli - con una politica di costruzione e di gestione di invasi adeguati per la razionalizzazione delle risorse idriche; servono politiche indirizzate alla ricerca ed all’innovazione per sostenere le aziende nelle scelte colturali e produttive e per individuare nuove varietà di piante a minore esigenza idrica, e finanziamenti per favorire investimenti aziendali per un migliore uso delle acque».
Uno degli emblemi più evidenti di questa grave situazione è dato dal Po. Il maggiore dei corsi d’acqua italiani è ridotto ad un rigagnolo, anche in tutta l’asta Parmense. Nonostante abbia guadagnato qualche manciata di centimetri rispetto ai primissimi giorni d’agosto, il Po continua a mantenersi su livelli molto bassi. Non sono ancora quote record, ma sono tuttavia sufficienti a rendere l’idea della magra.
A Polesine il fiume si trova ad oltre 3 metri e mezzo sotto lo zero idrometrico; è oltre i meno 4 a Casalmaggiore e verso i tre metri e mezzo sotto lo zero idrometrico a Boretto; nella vicina Cremona sfiora i meno 7.
La navigazione commerciale è ormai paralizzata e ci sono problemi anche per quella turistica a causa della presenza elevata di grandi ed antichi tronchi d’albero che affiorano dalle acque del Po.
Da evidenziare infine che molti, in questi giorni di ferie, scelgono il Po ed i suoi grandi spiaggioni (anche questo è un effetto della crisi?) per trascorrere il loro tempo libero. Ci sono pescatori ma anche, semplicemente, chi sceglie questi luoghi per prendersi la tintarella. Non mancano nemmeno i bagnanti. A questo proposito, tuttavia, è importante ricordare a tutti di evitare di tuffarsi fra le acque del fiume, sia per le insidie che lo stesso nasconde sia per l’annoso problema dell’inquinamento.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • Gianluca Pasini

    12 Agosto @ 15.02

    Ci vuole la diga di Vetto. Gli ecologisti fondamentalisti del cacchio se ne facciano una ragione.

    Rispondi

  • massimo

    12 Agosto @ 13.20

    ripeto come negli altri articoli , GLI AGRICOLTORI DEVONO CAMBIARE METODO DI IRRIGAZIONE, QUELLO CHE USANO E' PREISTORICO E DISPENDIOSO, SPENDONO DI PIU' DI GASOLIO PER POMPARE L'ACQUA IN SUPERFICIE CHE D'ACQUA CHE COMUNQUE SPRECANO. ( se vedete un "gettone" vicino alla strada la metà dell'acqua finisce sull'asfalto)

    Rispondi

  • Ste

    12 Agosto @ 11.49

    Il mais in buona parte della pianura padana da rese dignitose solo con pesanti irrigazioni e in questi ultimi anni è sempre più coltivato in zone inadatte a causa della domanda dei digestori. Ormai da anni in agosto si ripresenta il problema del basso livello dei pozzi e dell'impossibilità di prelevare acqua dai torrenti, eppure si continua a piantare colture che dipendono dall'irrigazione (vedi anche i pomodori) per poi gridare all'emergenza. È prima di tutto un problema di mancata gestione.

    Rispondi

  • Paolo

    12 Agosto @ 11.10

    Ste, probabilmente si riferiscono al mais.

    Rispondi

  • Ste

    12 Agosto @ 10.09

    Qualcuno mi spiega in che modo la siccità sta danneggiando le coltivazioni di cereali (trebbiate in giugno-luglio), che tra l'altro hanno avuto rese record quest'anno?

    Rispondi

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