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Citerna, i cento anni di nonno Gino

Citerna, i cento anni di nonno Gino
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 Donatella Canali

Legge tutti i giorni la Gazzetta. A casa sua il caffè lo prepara nella sua moka, e lo serve pure agli ospiti «perché secondo me è più buono che con le cialde». E' da sempre una persona positiva,  dinamica, curiosa perchè si interessa di tutto quello che avviene nel mondo e soprattutto nella sua Citerna, la frazione di Fornovo Taro.
Oggi, Gino Quinti da Citerna, classe 1912, compie cento splendidi anni, di quelli rari, pieni di ricordi, di storie di ieri e di oggi da raccontare ai figli, ai nipoti e soprattutto  all'unica pronipote Federica, ovviamente affezionatissima al suo nonno.
Cento anni pieni di allegria, quelli di Gino Quinti. Un compleanno che merita una festa in grande: quella che oggi pomeriggio Gino ha voluto organizzare nella baita degli Alpini a Riccò, suoi amici come i tanti invitati: formeranno oggi  una lunga lista di persone legate a Gino da quel sentimento particolare che si chiama amicizia. Ne ha invitati tanti: non finiva più di compilare la lista. 
I compleanni li ha sempre festeggiati come si deve, Gino, con figli e nipoti: tra le sue tante foto ci sono quelle che scandiscono l’avvicinamento al secolo, con le candeline che crescono di volta in volta. 
Ha a cuore queste immagini come quelle ben più vecchie che lo riportano agli anni della guerra e a quelli trascorsi nella prigionia. Quinti è stato infatti un militare: durante la seconda guerra mondiale è diventato sergente maggiore d’artiglieria. 
Dopo il periodo della leva era stato richiamato nel ’33 ed assegnato ad un autocentro militare perché all’epoca era uno dei pochi a possedere la patente di guida. 
L’anno dopo venne inviato al corpo di artiglieria pesante di Piacenza. Nel ’42 venne scelto dai suoi superiori per partecipare a un corso di addestramento su un nuovo pezzo d’artiglieria che doveva essere usato a Catania per fermare l'imminente sbarco delle truppe alleate. Gino divenne molto bravo ed esperto nell'uso di questo pezzo d'artiglieria: ma ovviamente non bastò per fermare l'invasione dell'isola. 
L’arrivo in Sicilia delle truppe angloamericane significò per gli artiglieri italiani - e dunque anche per Gino - l’inizio di una lunga prigionia e di un'altrettanto interminabile serie di spostamenti tra i paesi mediterranei e asiatici, da Tripoli ad Alessandria d’Egitto, dal Cairo a Tel Aviv, dalla Palestina all'India. 
Solo la bomba atomica sganciata su Hiroshima e Nagasaky mise la parola fine alla presenza inglese nella regione. Così i soldati italiani poterono ritornare in patria. E la raggiunsero  dopo un altro lungo pellegrinaggio. 
«Gli inglesi ci hanno sempre trattato bene - ricorda Gino - eravamo prigionieri, ma rispettati. Dopo l’armistizio dell'8 settembre ‘43 eravamo considerati cooperatori». 
Per un lungo periodo «sono stato nominato addetto ai rifornimenti di cucina. In seguito mi è stata assegnata la responsabilità, sempre sotto il controllo delle truppe inglesi, di un gruppo di lavoratori che svolgevano diverse mansioni». 
In tutti questi anni trascorsi lontano da casa Gino Quinti ha potuto vedere tanti luoghi lontani da casa sua: posti che non ha mai più rivisitato anche se a volte lo avrebbe voluto. 
La fine della guerra è stata l’inizio di una nuova vita, sempre a Citerna a curare la terra, a far crescere la famiglia e a praticare i suoi hobby preferiti: la caccia e  il ballo liscio, peraltro abbandonati da un po’ di tempo. Non da tanto, per la verità.
L’orto invece non lo ha ancora abbandonato: a cento anni, mangiare i pomodori che coltiva lui stesso e bere il caffè della moka che lui stesso si prepara è un lusso che Gino Quinti può ancora permettersi.

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