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Videopoker: aria di cambiamento. E di polemica

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Giulia Coruzzi

«Fate il vostro gioco...» dicevano i croupier nei casinò, ma oggi i giochi son cambiati. E soprattutto i luoghi. Tra mille slot machine e videopoker chi è che vince veramente? Il testo del decreto «Disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del paese mediante un più alto livello di tutela della salute», noto anche come Decreto Balduzzi, è stato presentato agli enti regionali lo scorso 24 agosto e doveva arrivare ieri in Consiglio dei ministri. E invece è rinviato a mercoledì prossimo. I tecnici sarebbero impegnatissimi nella stesura di una nuova versione per superare le obiezioni del pre Consiglio dei ministri del 28 agosto. Un «decretone» che ha fatto e sta facendo discutere tanti. Tra i provvedimenti proposti ce n'erano alcuni molto precisi anche sulla ludopatia. Il divieto più rigido avrebbe impedito o impedirà, qualora il decreto passasse, l’installazione di apparecchi dedicati al gioco d’azzardo nel raggio di 500 metri da scuole, centri giovanili, strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario o socio assistenziale e luoghi di culto. Chissà se 500 metri «posson bastare» a proteggere i giovani all’uscita di scuola. Magari dopo aver pagato un panino o un pacchetto di gomme da masticare non potranno «investire» il resto nelle macchine da gioco. O magari, più semplicemente, qualcuno deciderà  di fare 50 metri in più. Lo slancio a tutela di giovani, anziani e persone a rischio dipendenza, pare non convincere molto gli addetti ai lavori. C'è qualcuno che ha le idee molto chiare in merito. Francesco Gatti, ingegnere informatico, è azionista di riferimento di Bakoo, azienda di Stradella di Collecchio, leader nazionale nella produzione di software da gioco e il decreto Balduzzi non lo vede di buon grado: «L'argomento è complesso e delicato e coinvolge più forze in campo. Innanzitutto non dimentichiamo che la maggior parte di bar e tabaccherie negli ultimi tempi grazie alle macchinette è riuscita a non fallire. Cosa si rischia con il ventilato aumento di tassazione sul gioco? La percentuale di retrocessione, ovvero la quantità di denaro che ritorna mediamente nelle tasche del giocatore, varierà passando dall’attuale 75% a un minore 74%. Personalmente sono in disaccordo con questa posizione che ritengo eccessivamente penalizzante per l’utente. Si impedisce l’installazione a 500 metri dalle scuole ma poi si lucra sul gioco. Noi veniamo costantemente additati di essere causa di problematiche economico-sociali per le famiglie. Non abbiamo invece responsabilità: realizziamo le macchine in conformità alle direttive dei Monopoli di Stato che sono invece responsabili della diffusione e della distribuzione delle stesse seppur attraverso concessionari di rete selezionati tramite bandi internazionali. Realizzare macchine più equilibrate sarebbe una conquista morale anche per noi». Le macchine sarebbero già predisposte per il passaggio di messaggi sul gioco (come quelli sui pacchetti di sigarette, per intenderci) e addirittura per essere bloccate a distanza con schermate sui rischi del gioco qualora chi giocasse lo facesse perdendo per un periodo di tempo protratto e continuativo. Ma queste funzioni, che potrebbero aiutare a contrastare il fenomeno del gioco patologico e compulsivo, non vengono richieste dai Monopoli. «La scelta di bloccare la macchina, che per inciso è l’unica che condivido e che non funge da palliativo, non può essere presa da noi ma da chi dovrebbe regolare il gioco – conclude Gatti -. Basterebbe bloccare la macchine a cadenze regolari».
Il parere del Sert
Abbiamo parlato delle dimensioni del Gap, il Gioco d’azzardo patologico, con Giuliano Giucastro, direttore responsabile del Sert distretto Sud-Est. «Il fenomeno cresce parallelamente all’incremento delle offerte di gioco – ha sottolineato -. L’aumento dei soldi spesi dagli italiani per giocare è conseguentemente aumentato: dai 17,32 miliardi di euro del 2001 ai 61 del 2010. Un fatto positivo è l’intenzione del Governo di inserire la ludopatia nei Livelli essenziali di assistenza riconoscendola come patologia di cui il Sistema sanitario nazionale sia tenuto a farsi carico, destinando pertanto specifiche risorse per la cura e la riabilitazione dei soggetti dipendenti e questo dovrebbe realizzarsi in un futuro prossimo indipendentemente dal destino dell’attuale decreto» ha aggiunto Giucastro. Ma qual è il punto di non ritorno? «Esso coincide con la perdita della capacità di esercitare un controllo volontario sul comportamento che diviene a questo punto patologico – spiega il direttore  -. I tempi e le modalità per raggiungere questo stadio variano da persona a persona e attengono a fattori individuali, di personalità, e ambientali che configurano uno stato di vulnerabilità individuale differente da soggetto a soggetto». Sempre dal Sert ricordano: «Gli studiosi hanno individuato una successione di fasi per descrivere l’evoluzione del gioco d’azzardo patologico. La prima fase è quella “vincente”, caratterizzata dal gioco occasionale e dalle vincite iniziali. Il piacere provato in questa fase spinge il soggetto ad utilizzare il gioco come rimedio alla depressione, all’ansia e a tutte le difficoltà della vita. Si passa, a questo punto, alla fase “perdente”, in cui il gioco diventa solitario e il soggetto investe sempre maggiore denaro e tempo, aumentando così le perdite. In questa fase il giocatore inizia a mentire a parenti e amici per nascondere la sua ossessione  Il soggetto non riesce a smettere di giocare e iniziano a comparire i sintomi della dipendenza. La fase successiva è quella della disperazione. Per liberarsi da questa dipendenza è necessario che il soggetto si renda consapevole del fatto di essere malato e che sia fortemente motivato a superare il problema, richiedendo l’aiuto esperti». 
 

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  • bruno

    02 Settembre @ 16.52

    Hanno vietato il videopoker nelle macchinette da bar (giustamente) anche se voi le continuate a chiamare così, ma sono le New Slot e vanno a massimo 1 euro( premesso ci si potrebbe rovinare anche con quelle), ora però sarà più facile rovinarsi con le VLT a 10 euro a giocata e la grande confusione coi punti vinti e rigiocabili, quelle Videolottery di sola ed esclusiva produzione straniera, macchine da casinò ma messe in sale che non lo sono, fra l'altro è poco chiare nelle sale quelle alle quali il giocatore può accedere al jackpot ( di sala e nazionale) e quali no, informatevi se volete fare della giusta informazione. Sono uscite le Videolottery con giocate da 10 euro e vincite fino a 5.000 euro ( con jackpot da 100.000 a 500.000 euro) e licenza art.88 rilasciata dalla Questura, scavalcando i poteri del Sindaco .Videolottery che i sindaci non possono fermare, ne sono già installate 30.000 e arriveranno a 57.000 e aumenteranno, senza che le amministrazioni possano fare nulla. La questione è politica ed industriale. Se qualcuno vuole abrogare un settore creato dal Mef lo faccia assumendosene le responsabilità di fronte a maestranze, banche, mercati finanziari, esercizi commerciali e imprese. I ricorsi verranno semmai dopo, esaurita una fase di confronto istituzionale che dovrà chiarire se si vuole il gioco lecito o si vuole tornare al passato. Oggi esistono 310 mila slot collegate in rete, prima del 2003 c’erano 700 mila videopoker fiscalmente clandestini.

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