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A Sesta una "chiesa museo"

A Sesta una "chiesa museo"
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Pier Paolo Mendogni

Nella chiesetta di Sesta di Corniglio – tutta affrescata da Walter Madoi (1925-1976) mezzo secolo fa e immaginificamente definita «la Cappella Sistina dell’Alta Val Parma» - si è recentemente staccato un cospicuo brano d’affresco sottostante uno dei ladroni crocifissi mentre l’umidità sta aggredendo minacciosamente tutte le pareti: il degrado rischia di raggiungere livelli così elevati da rendere poi gli interventi sempre più onerosi e difficoltosi. E nessuno interviene o sta pensando di intervenire.
Una situazione che pare assurda per un paese che ha cambiato nome «in Sesta Madoi» con l’aggiunta di «museo all’aperto» in quanto i muri esterni di tante abitazioni sono stati affrescati dal geniale artista, che aveva trovato in questo antico paesino di case in pietra tra i castagni il luogo più adatto per ritemprarsi dalle fatiche della quotidianità cittadina. L’aveva scoperto durante gli anni della Resistenza ed era pure il luogo d’origine della moglie: così aveva deciso di fissare lì il suo «rifugio verde» trasformando un fienile in una casa balcone sulla Val Parma coronata di cime. La sua estrosità, la sua vivacità, il suo temperamento generoso lo portavano a coinvolgere nella propria arte tutto il paese, trasformando in magico spazio pittorico le viuzze dagli intonaci irregolari, perforati di occhieggianti finestrelle. E Sesta si animava di colori e di personaggi illustri, molti dei quali hanno impavidamente resistito alle gelate invernali, alle piogge autunnali, ai cocenti raggi estivi: Sophia Loren, Vittorio Gassman, Totò, Gina Lollobrigida, amici parmigiani e artisti sono ancora lì a guardarci ed essere guardati con curiosità. Punto focale di questo raro e sorprendente museo all’aperto è la chiesa: 360 metri quadrati dipinti con una struggente Crocifissione: un dramma corale – vibrante nella sua dimensione collettiva - al quale partecipano, nel rigore di una stagione invernale e nel raggelato stupore individuale, uomini intabarrati, donne avvolte negli scialli neri che con espressioni dolenti guardano verso l’arido Calvario flagellato dal vento, dove tra pietre ostili e alberi rinsecchiti si eleva la croce cui è appeso Cristo con ai lati i due ladroni pendenti dagli alberi.
Ai piedi del Cristo cereo, col viso segnato dalla sofferenza, è seduta su un sasso la Madonna, vestita come un’anziana di Sesta, col volto pietrificato dal dolore. Nell’abside è la natura che con gli alberi  scheletriti in un bianco spettrale partecipa a questo sconvolgente evento biblico che, attraverso il dolore salvifico, cambierà la storia dell’uomo in quanto da quella morte fisica sorgerà la vita nuova tramite la resurrezione; e la via luminosa della salvezza viene indicata dal vescovo mons. Evasio Colli, effigiato dopo l’inaugurazione del luglio 1963. Sul piazzale prospiciente l’ingresso vigilano il Papa Paolo VI e don Rosolo Tarasconi, il giovane parroco di allora che ebbe un non facile rapporto con l’artista dal carattere gioviale quanto impetuoso, riuscendo con abilità e pazienza a far sì che la straordinaria impresa andasse in porto.
Adesso don Tarasconi è il rettore della Basilica della Steccata a Parma, ma per San Rocco è tornato nella «sua» Sesta e vedendo le precarie condizioni in cui si trovano gli affreschi ha lanciato pubblicamente un grido d’allarme cui si è associato Nando Donnini, che da decenni si batte per la valorizzazione culturale e turistica di questa zona ed è il coordinatore della Consulta delle comunità, associazioni e parrocchie dell’Alta Val Parma. In questi ultimi anni sono giunti da alcune fonti contributi che hanno permesso di mettere in sicurezza alcuni dei dipinti murali che si stavano deteriorando e di valorizzarli con una serie di opportune segnalazioni e illustrazioni. Invece non è stato fatto alcunché per mettere in condizioni di sicurezza gli affreschi della chiesa, nonostante costituiscano un’opera d’arte di ragguardevole interesse. Così per valorizzare e tutelare l’unicità del monumento è stata lanciata l’idea di trasformare la chiesa in una «chiesa museo». «Una proposta – ha sottolineato don Tarasconi – da guardare in prospettiva, che va studiata bene con un progetto che contemperi le esigenze poste dalle funzioni religiose, sempre più rare, con quelle di un luogo d’arte arricchito da disegni e servizi complementari informativi».
Già oggi nella chiesa – fa notare Nando Donnini – oltre agli affreschi vi sono altri lavori di Madoi come lo splendido grande calco in gesso, dipinto di nero, del monumento alla Resistenza di San Donato Milanese (1975); la bella statua della Madonna realizzata appositamente per la chiesa di Sesta; vari cartoni preparatori degli affreschi e disegni.Il complesso degli affreschi di Sesta è un «unicum» che – come ricorda don Tarasconi – ha attirato a suo tempo l’interesse della stampa, soprattutto dei rotocalchi, a livello europeo e delle televisioni.
E’ quindi un patrimonio che va tutelato in tutte le sue articolazioni, compresa quella religiosa. Nel secondo Novecento sono rare le chiese italiane in cui sono stati eseguiti affreschi di grandi dimensioni: a Sesta si è arrivati a dipingere le due pareti e l’abside come nel Medioevo, nel Rinascimento e nel Barocco. Non disperdiamo questa rara opera d’arte religiosa contemporanea.

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  • nando

    13 Settembre @ 13.12

    Caro Direttore, mi permetta di ringraziare sentitamente il Dottor Pier Paolo Mendogni, acuto osservatore / conoscitore di ciò che avviene nelle valli cornigliesi e parmensi e finissimo esperto d'arte, per l'azzeccatissimo articolo sull'inquietante stato di deterioramento dell'affresco - capolavoro di Walter Madoi (1925 - 1976) e sulle prospettive di sostanziale miglioramento di tale complessa situazione . Mi riferisco ovviamente al vasto dipinto murale della Crocefissione, eseguito dal Maestro Madoi nella chiesa parrocchiale di Sesta Inferiore agli inizi degli anni Sessanta del secolo scorso e inaugurato - con effetti e risvolti mediatici nazionali - il 7 luglio 1963. Pare che la soluzione più idonea per contribuire a salvare e a valorizzare il cospicuo (forse inestimabile) patrimonio artistico lasciato da Madoi nella chiesa di Sesta (un tempo ritenuta una "chiesetta da nulla") consista nella trasformazione del medesimo edificio ecclesiastico in "chiesa museo", purché compatibile con le essenziali funzioni e pratiche religiose popolari. Il dibattito è comunque finalmente in atto; speriamo davvero che possa presto sfociare nella predisposizione di un adeguato progetto sperimentale, pressoché unico nel suo genere, e nel conseguente reperimento delle necessarie risorse per realizzarlo [Servirebbe forse un sensibile / generoso / lungimirante "pool" di soggetti privati e pubblici - anche canonici - disponibile a sostenere l'innovativo progetto della "chiesa museo", che ben si armonizzerebbe con l'articolato e affascinante progetto "SestaMadoi museo all'aperto" inaugurato - per iniziativa del "Parco regionale dei Cento Laghi " - nell'agosto 2008.]. L'idea della "chiesa museo" ha già ottenuto l'avàllo e il sostegno di Don Rosolo Tarasconi (parroco di Sesta negli anni delle grandiose imprese artistiche di Madoi), di Don Gianni Caìmi (attuale parroco di Sesta), della Fondazione "Isabella e Walter Madoi" (diretta dalle figlie Anna Maria e Laura), della Consulta delle Associazioni e delle Parrocchie dell'Alta Val Parma, nonché - sia pur con qualche "distinguo" e precisazione - di varie comunità e personalità locali. Ringrazio infine di cuore i responsabili della "Gazzetta di Parma" e - in particolare - della "gloriosa" pagina "Tutto Parma" per aver ospitato il pregevole articolo del Dottor Mendogni, "cittadino affettivo" dell'Alta Val Parma e del Parco nazionale dell'Appennino tosco - emiliano (nell'ambito del suggestivo e perspicace progetto - in avanzata fase di attuazione - definito "Parco nel Mondo"). Nando Donnini - Coordinatore della Consulta delle Associazioni e delle Parrocchie dell'Alta Val Parma

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