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Nuove province : chi va con chi ? Fra Grande Emilia, nuovi Ducati e vecchie diffidenze

Nuove province : chi va con chi ? Fra Grande Emilia, nuovi Ducati e vecchie diffidenze
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Grandi manovre, lungo la via Emilia. O grande confusione......

La riorganizzazione delle province, infatti, sta sollecitando allo stesso tempo le voglie (o le necessità...) di una collaborazione che superi i vecchi campanili e consenta di fronteggiare meglio una crisi che colpisce ovunque, ma sta sollecitando anche le vecchie diffidenze di campanile. E, più concretamente, sta preoccupando chi teme, con nuovi accorpamenti, di perdere autonomia o servizi.

Dal 118 ai rifiuti, alla riorganizzazione più generale delle amministrazioni provinciali (già prevista dal governo), se ne parla un po' dappertutto. E in prima fila, nel dibattito, c'è sicuramente Piacenza, che per dimensioni è la provincia masggiormente candidata a scomparire.

Così, dopo che nei giorni scorsi il quotidiano La Libertà aveva poroposto un refendum fra i lettori (ipotesi più gettonata l'annessione alla Lombardia), ora il dibattito prosegue a vari livelli: quello dele istituzioni, quello degli intellettuali e delle forze economiche, e quello dell'opinione pubblica.

Bocciata, come già appariva dal referendum del quotidiano, la semplice unione con Parma (forse per il timore di dover di nuovo subire l'egemonia della ex capitale), prendono corpo altre ipotesi più allargate, e ipotesi più paritarie. Così, ad esempio, il sindaco Dosi non disprezzerebbe l'idea di una Grande Emilia: e il recente dibattito alla festa Pd sui rifiuti avrebbe rafforzato soprattutto i contatti con Parma e Reggio.

Ma qui occorre fare i conti con Modena: qualcuno, nell'Emilia occidentale, la "sbolognerebbe" (il verbo calza a pennello) a un tris con il capoluogo e Ferrara. A Modena, però, si guarda molto a un dialogo con Reggio, non fosse altro che per il legame già proficuamente instuarato con l'Università che unisce le due province.

Insomma, fra mono-province, bi-province, tri-province o addirittura il poker della Grande Emilia (Piacenza-Parma-Reggio-Modena), la strada sembra ancora lunga. E il parere dei nostri lettori poltrebbe offrire spunti interessanti: il dibattito è aperto nello spazio commenti di questo articolo

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  • gioppino

    21 Settembre @ 20.37

    1- reggio e modena sono il comprensorio ceramico e maglieria, non possono che stare insieme 2- piacenza e parma in lombardia, la prima con pavia, eventualmente anche lodi, la seconda con cremona, eventualmente anche mantova, oppure il contrario cremona e mantova in emilia con parma

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  • Paolo Reggiani

    21 Settembre @ 16.15

    Finalmente si ricomincia a confrontarsi con la realtà e con i numeri. Non voglio apparire il saputello di turno ma essendo la cartografia e quindi la geografia la mia materia elettiva penso di poter dire qualcosa in argomento. Purtroppo la sintesi non favorisce di esprimere completamente tutti gli aspetti di questo problema regalatoci dalla politica arruffona dei nostri tempi.\\r\\n\\r\\nLa questione non è più tenere o non tenere le province ma di cogliere l’occasione per riorganizzare interamente le amministrazioni locali e semplificarle al massimo, soprattutto nei contatti con i cittadini: che è lo scopo primo delle riforme. Ma, attenzione, carissimi amici, la vera semplificazione toglie poltrone al riciclo dei politici che escono dai piani alti; quindi si opporranno con tutte le forze ad una razionale riforma mettendo in campo tanta aria fritta da inquinare l’intero universo.\\r\\n\\r\\nSemplificare significa innanzi tutto ridurre il numero dei componenti. Più sono gli elementi è più c’è frammentazione, complicatezze, particolarità. Ci sono poi i limiti fisiologici dimensionali da considerare: se troppo piccolo è complicazione, il troppo grande diventa lontananza e trascuratezza del dettaglio: che è il quotidiano della gente. I Latini dicevano che la virtù sta nel mezzo e nelle amministrazioni locali italiane (comuni, province, regioni) dove sta il mezzo? Qui non entrano opinioni (tutte buone e valide) ma cifre e dati (incontrovertibili). Infine c’è da tener conto della stratificazione storica e sociale ed una certa rassegnazione a che le cose vadano in un certo modo, anche se quel “modo” non è quello più giusto.\\r\\n\\r\\nAd esempio, i comuni così come sono giunti a noi riflettono varie cose, non ultima la grande prossimità ai cittadini che permettono: al municipio si arriva in un attimo. Giusto! Ma quando i mezzi di comunicazione erano embrionali, in pratica compiuti di persona. Ma vale ancora questo aspetto. Questo è solo un punto di riflessione prima di decidere da che parte stare. Il discorso è complesso e quindi lungo.\\r\\n\\r\\nIl gioco della politica sull’abolizione delle province ha diretto la discussione sull’aspetto quasi inesistente del risparmio economico e sull’ineluttibilità dell’iniziativa (sono bravissimi a confondere le menti) non sull’utilità di razionalizzare l’amministrazione locale su basi fortemente rappresentative dei singoli posti ma senza le superfetazioni che oggi ci sono ed uguali a quelle di 150 anni fa. In pratica hanno imbrogliato bellamente. Ma, tanto, è il loro mestiere.\\r\\n\\r\\nRaggruppare le province come prospettato secondo vari schemi: da Piacenza a Reggio, oppure a Modena. Ferrara, Modena e Bologna unite. La grande Romagna eccetera, sono eccellenti idee ma che rispondono alla confusione che la politica ha creato ad arte e non a quella razionalizzazione verso le necessità dei cittadini che è la base di una riforma.\\r\\n\\r\\nQuelle soluzioni prospettano una dimensione (sia di superficie che di abitanti) eccessiva per consentire quella prossimità fisiologica coniugata alla semplificazione che soltanto un equilibrio dimensionale permette. In pratica sono piccole regioni (con quel che ciò vuol dire) piuttosto che grandi province. Qui sta il busillis. Il lato positivo delle attuali province (rivedendone un po’ la struttura che hanno ora) è proprio l’equilibrio dimensionale che permette anche quello dell’acquisizione e gestione delle risorse. Questo è il punto sul quale fare un confronto vero ed anche risolutivo della questione. Ma questa non è la sede giusta per discuterlo in quanto richiede l’apporto di dati e spiegazioni. Una sola domanda: vi siete mai chiesti perché non esistono, o quasi, atlanti che mostrano i confini dei comuni? Tutti si fermano alle province!\\r\\n\\r\\nRingrazio di cuore gli amici commentatori per la cortesia di aver dato un’accoglienza positiva al mio precedente intervento. Sono soltanto le osservazioni di un tecnico che si ostina a credere che due più due fa quattro. E non si schioda da lì.

    Rispondi

  • Fabio

    21 Settembre @ 12.53

    La soluzione più semplice e naturale: Piacenza, Parma e Reggio Emilia (1.266.000 abitanti, 140 comuni e 8.332 km2) Modena, Bologna e Ferrara (2.067.000 abitanti, 133 comuni e 9.022 km2) Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini (1.117.000 abitanti, 75 comuni e 5.099 km2) Eventualmente unirei la provincia di Pesaro-Urbino a quest'ultimo gruppo per evidenti collegamenti naturali (economia, dialetto, ecc.) che portano i residenti a sentirsi più romagnoli che marchigiani (con Pesaro-Urbino 1.484.000 abitanti, 135 comuni e 7.663 km2)

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  • stefano

    20 Settembre @ 22.55

    io fare il Pareggio, con l'unione di parma reggio, e lo stadio lo chiamiamo Mirabini o Tardello

    Rispondi

  • franco

    20 Settembre @ 22.17

    quando si parla di provincie rimanere seri è veramente difficle però un paio di considerazioni secondo me vanno fatte la prima molto pratica è che le nuovo ordinamento le provincie avranno importanza primaria nella viabilità e nella gestione del territorio. E' evidente che con queste premesse una provincia che va da Modena a Piacenza è la scelta migliore.Il tessuto connetivo industriale e di servizi , cioè chi da benessere al nostro territorio non può che trarne giovamento . La seconda è altrettanto pratica, come costi per noi contribuenti è meglio una sola provincia che due .Pensate solo a quanti politici di professione in più ci toccherà mantenere ( con la metà dei ben Sicuramente ci saranno dei problemi ego pratico logistici da superare, almeno proviamoci . Paolo Reggiani 8 per il buon senso 6 per la teoria

    Rispondi

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