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La città alla deriva. Ma i salsesi non si arrendono

La città alla deriva. Ma i salsesi non si arrendono
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Simona Gonzi 

 
Dopo poco piu’ di un anno di amministrazione Carancini, Salsomaggiore è punto a capo. La città si trova a ricominciare in una fase di alta stagione, senza un sindaco e con un commissario che la guiderà nei prossimi sei mesi. 
Assaggiando gli umori di alcuni salsesi  in merito alla situazione attuale, trapela un forte senso di incertezza e delusione, bilanciato dalla voglia di suggerire spunti di riflessione e proposte alla classe politica che avrà il compito di amministrarli.
«Mi sento dispiaciuto e preoccupato perchè sono vent’anni che Salso non riesce a trovare una progettualità, continuando a vivere di ricordi - è l’opinione di Paolo Goccia D’Oro, commerciante -. Il termalismo è in crisi ma non allarga l’orizzonte ai nuovi potenziali clienti, interessati al settore benessere. Dovrebbero nascere strutture adeguate alle richieste, accompagnate da un cambio generazionale nel settore commerciale».
Non manca qualche nota nostalgica. «Un tempo la nostra citta’ in questo periodo era piena di turisti, ora basta guardarsi intorno, un deserto. E’ necessario un nuovo modo di fare politica» sono le parole di Umberto Talignani, pensionato. Per strada si incontrano anche i dipendenti termali, come Daniela Antoniazzi: «Abbiamo la ricchezza delle nostre acque e non riusciamo a sfruttarle. Ho quarant’otto anni, dipendente delle Terme in cassa integrazione, non c’è lavoro e sono profondamente preoccupata». 
C’è chi ha dovuto fare i conti con la burocrazia, come Vito Fortunato, titolare del Caffe’ Rigoletto: «Ci siamo sentiti abbandonati da questo Sindaco. Ho cercato di proporre eventi musicali ma ho incontrato solo difficoltà con i permessi. Non mi sento comunque rassegnato». Dello stesso parere è Marco Casa, tecnico service: «E’ un paese allo sbando da un po’ di anni, che vuole sempre dormire, penalizzato con i permessi sugli orari.  Se vuoi fare qualcosa vieni bloccato dai regolamenti troppo severi in materia di impatto acustico». Anche Massimo Fanzaghi, titolare del Bar Fontana, concorda con queste opinioni: «Sono una persona ottimista ma se parlo della mia città divento pessimista. E’ un paese imbavagliato da un’amministrazione rigida, non si riesce a fare nulla, non ci sono eventi e manifestazioni. Sembra che a Salso sia vietata la musica, non ci sono i locali e i giovani vanno tutti fuori». 
Per Claudio Zanchetta, ristorante Bel Sit, anche i cittadini devono ripensarsi: «la gente è salsese, qualsiasi cosa tu voglia fare, per i salsesi non va bene. Ritengo che le Terme siano fondamentali, ma mancano i locali, bisognerebbe incentivare i piccoli imprenditori». Obbligo di rinnovamento per Pietro La Rosa, agente immobiliare: «Servono delle menti lungimiranti in grado di guardare avanti, abbandonando il vecchio fare termale. Bisogna rivedere gli orari di apertura degli stabilimenti rendendoli piu’ elastici e al passo con i tempi e ripensare a strutture come l’ex Tommasini». 
Anche Vittorio Manghi, pensionato, ricorda con malinconia Salsomaggiore di un tempo: «Vediamo la nostra città andare a rotoli mentre prima mandavano via la gente perchè gli alberghi erano pieni. Adesso i locali storici sono chiusi, le terme in difficoltà e non ci sono i divertimenti». Per Giancarlo Ricci, pensionato della riviera romagnola manca qualcosa a Salso: «Sono venuto ad abitare qui trent’otto anni fa e quando ''passava'' la mutua andava tutto bene, adesso è tardi perché manca la cultura del fare turismo. In riviera abbiamo un mare brutto ma pieno di gente, qualcosa vorrà dire». 
Per Paolo Cosenza,  negoziante «i problemi non sono collegati a questo sindaco, siamo alle prese con una crisi nazionale e termale, il nostro è un paese bellissimo ma ancorato a trent’anni fa. Bisogna indirizzare gli investimenti adeguandoli ai tempi». Nessun’escluso per la pensionata Franca Frigeri: «Come cittadina salsese sono delusa e amareggiata sia per l’iniziativa pubblica che privata, abbiamo lasciato morire la nostra città. Noi salsesi non ci vogliamo bene, non collaboriamo per il benessere collettivo, siamo lo specchio della classe dirigente». 
 

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  • Fortunato Vito

    10 Ottobre @ 22.29

    una cosa mi piace ribadire come ho sempre sostenuto.I responsabili del commercio non hanno mai dico mai invitato ad aprire un tavolo con tutti i commercianti , per parlare dei problemi più urgenti per la città e di unire i commercianti invece di dividerli ,con appartenenze politiche diverse. il turismo e il lavoro si costruisce meglio anche con idee di persone che non contano molto nella salso in . scusate se mi sono permesso di fare questo appunto grazie di poter dire la mia almeno su internet . distinti Saluti Vito

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