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Uccise ex fidanzatina con 43 coltellate: è tornato libero e vive nel Parmense

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REGGIO EMILIA – Sedici anni dopo l’omicidio della fidanzatina Jessica Filianti, uccisa a coltellate il 14 marzo 1996 dopo l’uscita dalla scuola a Reggio Emilia, Luca Ferrari (che quel giorno compiva i 20 anni), è tornato in libertà. Dopo la semilibertà ha ottenuto dal Tribunale di sorveglianza l’affidamento in prova ai servizi sociali. Vive in provincia di Parma con la famiglia.

«Ho pagato quello che dovevo pagare, e non solo con la giustizia. Non posso dimenticare quello che è successo», ha detto Ferrari alla Gazzetta di Reggio. Nel 1996 uccise la ragazza con 43 coltellate, finchè la lama non si spezzò, per gelosia: l’aveva inseguita in auto dopo averla vista salire con un altro e li aveva bloccati per poi infierire su di lei, ma ferendo anche lui. Al termine del massacro restò inginocchiato. «Negli anni si sono dette tante cose sbagliate su di me – ha aggiunto Ferrari – Ora ho solo voglia di riprendermi, di essere dimenticato, di rifarmi una vita, di ritrovare la normalità. Per questo ho trovato un lavoro».

Quando uccise Jessica, il 14 marzo 1996, era il suo ventesimo compleanno. «Non posso dimenticare quello che è successo, ma è una cosa andata. Ho pagato il mio conto, non solo con la giustizia». Ferrari fu condannato in primo grado all’ergastolo ma la sentenza di appello ridusse la pena a 23 anni. Ora sta finendo di scontare la pena: il periodo in carcere lo ha trascorso nella casa circondariale di Parma. Oggi vive invece coi genitori che hanno cambiato residenza: era impossibile continuare a vivere a Campegine.
 

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  • Francesco

    30 Settembre @ 18.25

    E tu, Paolo, pensa se Jessica Filianti fosse stata tua figlia !!

    Rispondi

  • Paolo

    29 Settembre @ 18.51

    Voi che invocate la pena di morte ergastoli....provate pensare se Luca Ferrari fosse vostro figlio !!

    Rispondi

  • claudio

    29 Settembre @ 17.53

    @ Vercinge: La casa dell'ultimo boia dell'età borbonica è ancora ben visibile (una specie di torretta) in Borgo San Giuseppe (circa a metà borgo), quasi accostata alla omonima Chiesa. Il suo retro dà in borgo Paglia. La "professione di boia" serbava in sé una "eterna condanna" (leggi il bel libro di Enrica Guerra, dall'omonimo titolo, assai attento alle psicologie collettive di vergogna e disprezzo verso questa figura tanto indispensabile quanto ignominiosa e "rifiutata". Tale mentalità collettiva spiega la sepoltura al camposanto, ma "fuori dall'ottagono consacrato". Un recente, documentato e intrigante saggio sulla storia della Villetta di Parma si deve ad Alice Setti, intitolato "Tu che ti soffermi e leggi...". Se ben ricordo, qui c'è anche qualche riferimento alle esecuzioni capitali nel Ducato. @ Mauro: vi sono casi di crimini talmente vili e crudeli da meritare la pena di morte. Io la penso così. E, credimi, in una società che sta andando alla deriva sotto gli sproloqui dei vari buonisti di turno, non sono pochi a pensarla come me!

    Rispondi

  • mauro

    29 Settembre @ 16.21

    scorrendo i commenti leggo una risposta della gazzetta in cui si dice che l' opinione di chi invoca la pena di morte per casi come questo e' legittima. Rimango un po' perplesso? Ci sono paesi in cui la pena di morte per delitti come questo e' automatica, a meno che i parenti perdonino l'omicida. Cioe' il perdono privato e' legge Per me non e' giusto liberare una persona che ha commeso un omicidio simile, pero' la pena che deve subire e' solo la privazione della liberta'. E non altro e non per il resto della sua vita.

    Rispondi

  • Francesco

    29 Settembre @ 15.50

    SIGNORA GOZZI, E ALTRI , sulla "Gazzetta di Reggio" , consultabile anche "on line" , c' è un' intervista alla madre della ragazza uccisa, nella quale dice che l' assassino non ha mai chiesto perdono ed esprime tutta la sua amarezza sapendolo in libertà. Ci sono anche i nomi , sia della vittima che dell' omicida. Si dice che abiti in un paese molto vicino a Parma , ma non si dice quale. Si dice anche che convive con una ragazza (tanti auguri e attenta a quel che fa....), e che lavora come "informatico".

    Rispondi

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