Provincia-Emilia

Festa per i 40 anni della Polisportiva Salsese

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Non chiediamo alle nuove generazioni, che (come è giusto che sia) per fortuna hanno molto più di noi a disposizione,  di capire che cosa è successo qui, tanti anni fa, in questo posto, su questo pavimento dove si pattinava, si giocava a basket, a pallavolo, si correva, si saltava, si cantava. Non vogliamo fare un confronto per dire “era meglio prima, è peggio adesso”. Non vogliamo né dare lezioni né lanciare messaggi: vogliamo semplicemente raccontarvi più di 40 anni di storia dello sport femminile a Salso, che è partito proprio da qui, da dove siamo tutti noi stasera. I tempi cambiano, ma i ricordi restano. E sono ricordi meravigliosi, senza malinconia.
Qui si è creato il senso di appartenenza, si è creata la voglia di fare, si sono costituite decine e decine di legami che, potentissimi, resistono alla forza del tempo, che sa essere  impietoso. Abbiamo scelto persone e immagini come testimonianza di 40 anni di vita insieme, di sport e amicizia, e di esperienze che hanno segnato la vita di persone che qui  a S.Anna, sono state bambine, sono diventate donne, poi mamme e anche nonne.

L’oratorio di S.Anna è certamente un luogo benedetto dal Signore, e benedetto più volte. Per ciò che ci riguarda la prima benedizione è senz’altro quella di aver mandato qui, nel 1970, una personcina apparentemente fragile, gentile, accomodante ma che si sarebbe rivelata decisa, determinata, agguerrita. Tutte caratteristiche che sono state trasferite, come una sorta di “vasi comunicanti” spirituali, a tutte quelle bambine che, talvolta timidamente, si affacciavano alla vita di questo luogo. E ad accoglierle, c’era lei. Senza fronzoli, concreta e diretta, infaticabile: Suor Renata. E’ così che è nata la Polisportiva Salsese, che ha affiancato tutte le altre realtà presenti  all’Oratorio – il gruppo giovani cattolici, il giornalino, gli incontri con le famiglie, ecc -
A fine anni ‘60, per le bambine di Salso le possibilità di praticare uno sport erano praticamente nulle.
I nostri ricordi ed il nostro viaggio a ritroso nel tempo saranno accompagnati da immagini e da testimonianze da parte di “Chi C’era”. Abbiamo cercato di riassumere i momenti più belli e di coinvolgere alcune persone come “testimonial” di un’epoca. Forse qualcosa ci sarà sfuggito, fare una serata con tutto, ma proprio tutto, sarebbe stato impossibile: ci sarebbe voluta una settimana intera. Quindi speriamo possiate apprezzare quello che vedrete e sentirete.
Prima di iniziare il nostro viaggio a ritroso nel tempo, vorremmo ricordare alcune figure fondamentali che hanno fin qui segnato il percorso della Polisportiva Salsese:
il primo presidente della Società, l’indimenticabile Leonardo Boselli, che ha raccolto il testimone da Virginio Fava, sempre pronto con un pacchetto di “cicche” per tutte e ci salutava dicendo sempre “Ciao Bimbe”.
Athos Mainardi: affabile, sempre disponibile, capace di ascoltare e rispettare le idee e i pensieri di tutti.
Aldo Bertocchi: energico e puntuale, che ha dato stile,  concretezza e chiarezza ai rapporti tra tutte le realtà della Polisportiva.
E Corrado Vignola, l’attuale presidente, che ha portato la Polisportiva Salsese nel nuovo millennio.

Da non dimenticare, lo sponsor più glorioso e più appassionato, che ha legato il suo nome alla Pallavolo di S. Anna: Bruno Tosi, supporter storico insieme a tutta la sua famiglia.

Tutte persone che hanno elevato il concetto principale della Polisportiva: vincere non era così importante, giocare e partecipare sì.  Attenzione, abbiamo detto giocare: competere, certo,  possibilmente primeggiare,  ma solo nei confronti dell’avversario, non  tra compagne di squadra. Partecipare anche solo stando in panchina o in attesa di una chiamata valeva  tanto quanto scendere in campo.
A nessuno veniva richiesta la stoffa del campione o la capacità di raggiungere prestazioni straordinarie: la struttura all’interno della quale si sviluppavano le attività era, ed è, soprattutto formativa. Possiamo definirlo  un “vivaio”, dal quale comunque sono nate eccellenze anche a  livello nazionale. 


SEZIONE DEDICATA AL PATTINAGGIO
Vogliamo iniziare con quelle che vorremmo simpaticamente definire “Le Principesse”: beh, per questo sport era – ed è - necessario essere aggraziate ed armoniose, atletiche sì ma soprattutto eleganti: il pattinaggio nacque come svago e passatempo, solo dopo divenne “artistico”, e per volteggiare sulle rotelle fu necessario imparare molti esercizi, provando e riprovando catene e combinazioni di salti. Sembrava facile, a vedersi, ma confrontarsi con il rit, fili interni ed esterni, seggiolini, angeli e i tremendi Thoren e Axel non era così semplice.  E’ il 1971 quando questo sport inizia ad essere praticato a livello agonistico, e fa fede l’iscrizione al Coni. (Ma saranno loro a raccontarci un po’ di cose: Laura Ambroggi, Stefania Bandini e Federica Bertocchi.)

 

SEZIONE DEDICATA ALLA PALLAVOLO
Suor Renata pensò che le bambine e le ragazze avrebbero potuto imparare anche un altro sport, molto praticato a livello scolastico ma che ancora non era presente in tornei ufficiali. Suor Renata prese spunto dalla squadra femminile della Virtus di S. Maria Assunta, che partecipò ai giochi della Gioventù nel 1969, e si passò così dall’individualità del pattinaggio allo sport di squadra, in modo che si creasse ancora più “spirito di corpo”. Una disciplina che implica abilità tattiche ed il cui scopo principale è evitare la caduta del pallone nel proprio campo. C’è una rete che divide le squadre, il contatto fisico sembra non esserci ma quando il pallone arriva a fil di rete la tensione è al massimo, i muscoli si tendono e la potenza esplode. Gioco di forza, di grande pazienza e di affiatamento. La gestione dello spazio dev’essere intelligente, scientifica e senza incertezze. Ci solo battute, bagher, le alzate, le schiacciate e i muri. Per giocare a pallavolo bisogna capirsi.
E tra i primi volenterosi che hanno spiegato tutto questo alle bambine di S. Anna c’erano loro: Corrado Vignola coadiuvato in seguito da Mario Mergoni, e Pier Luigi Massari (Pià).


SEZIONE DEDICATA AL BASKET

L’entusiasmo con il quale erano state accolte queste proposte fece sì che un altro sport, fino ad allora di “proprietà” quasi esclusivamente maschile, mettesse le radici a S. Anna. E non poteva essere che così, visto che è l'unico sport che tende al cielo, perché per fare canestro bisogna guardare in alto… Suor Renata deve aver pensato proprio a questo! Ma c’era bisogno di qualcuno che con grande volontà e passione potesse prendersi cura di queste bambine alle prese con un pallone quasi più grande di loro. Tra le tanti doti di Suor Renata, anche quella di capire al volo il valore delle persone e di saperle scegliere. Dalla vicina parrocchia di S. Antonio, l’attività aveva già inziato a dare i primi segnali importanti e  presto le due realtà si sarebbero unite in modo naturale. E così, un  paio di ragazzoni  che ancora teenager  erano già quasi due metri vennero chiamati per dare inizio ad un'altra splendida avventura: il basket. Viscardo Casana e Maurizo – Missio – Cantarelli. Memoria storica della pallacanestro femminile, Mariella Cantarelli.

 

Dopo questi “racconti dal passato” è importante ricordare quali sono le attività oggi presenti presso il Centro Educativo Sant’Anna, Polisportiva Salsese: pattinaggio, karate, danza moderna, scherma, cheerleading, yoga, teatro e pallavolo amatoriale.
È attivo il gruppo Ora et Labora che con il suo prezioso operato artistico  contribuisce alle Missioni delle Suore Figlie di S. Anna e il Movimento della Speranza rivolto a tutti coloro che vogliono riunirsi per vivere e condividere la spiritualità della Beata Madre Rosa Gattorno, fondatrice dell’Ordine delle Figlie di S. Anna.
Il Centro collabora, inoltre, con l’associazione e scuola di musica Mus.ar.te, ne approfittiamo per ringraziare il presidente Guido Barbieri che ha contribuito alla realizzazione della serata. www.musartesalso.it
Il Centro Educativo Sant’Anna vuole continuare ad essere un punto di riferimento importante nel panorama dello sport salsese, luogo di aggregazione e accoglienza, in cui giovani e adulti dialogando e confrontandosi si sentano coinvolti nella costruzione di quella che papa Paolo VI definì  civiltà dell’amore. Per farlo, così come lo è stato in passato, è fondamentale l’aiuto e la collaborazione di tutti: atleti, genitori, amici e volontari, affinchè la storia possa continuare!

 

Il linguaggio dello sport è universale e come ha detto anche Papa  Wojtyla, “influisce sul comportamento dei ragazzi e dei giovani: tuttavia anch’esso è soggetto a rischi ed ambiguità. Dev’essere perciò orientato e sostenuto perché esprima in positivo le sue potenzialità. E’ una sfida educativa, che non possiamo perdere.”

 

 

 

 

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