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Il partigiano Rolando: 101 anni vissuti per la libertà

Il partigiano Rolando: 101 anni vissuti per la libertà
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 SALA BAGANZA 

Se n’è andato dignitosamente, Eugenio Tebaldi, il popolare partigiano Rolando: così come dignitosamente aveva vissuto, senza proclami o parole sparse a vuoto. 
Lui che in quasi 102 anni di vita aveva sempre preferito fare piuttosto che apparire, che si stupiva perchè la gente lo stimava per avere fatto la Resistenza: riteneva di aver fatto solo quello che «andava fatto» e a chiunque chiedeva il segreto della sua longevità rispondeva con semplicità «io ho sempre lavorato». 
Ed è stata l’umiltà con ogni probabilità la caratteristica che l’ha fatto tanto amare dai suoi concittadini che ieri mattina hanno affollato la chiesa di Sala Baganza per tributargli l’ultimo saluto. 
Eugenio era nato a Sala Baganza il 13 febbraio del 1911 e come aveva lui stesso raccontato, con una semplicità disarmante, in occasione della festa organizzata per il suo 101esimo compleanno, la sua lunga vita è stata «positiva. Nella vita ci vuole fortuna. Io ho sempre lavorato molto, eravamo una famiglia numerosa, avevo 9 fratelli. Mi sono sposato con Imelde il 13 agosto del 39 ed a settembre del 39 sono stato richiamato soldato, un mese dopo aver preso moglie ero già partito per Ventimiglia». 
«Dopo pochi mesi fummo inviati in Jugoslavia. Dopo l’8 settembre sono tornato a piedi a Sala dove ho cominciato a fare la staffetta partigiana, di continuo da Sala alla montagna a piedi o in bicicletta, percorrendo strade nascoste per evitare di farmi prendere». 
Alla fine della guerra «ho  trovato subito da lavorare, come muratore, sia in paese che in città. Ho potuto costruirmi una famiglia: ho un figlio, Giovanni, un nipote, Michele ed una nuora bravissima Rina. La famiglia è la cosa più importante perché nei momenti difficili è l’amore per la famiglia a permetterci di resistere». 
Non amava farsi vanto delle sue imprese Eugenio, che si era guadagnato sul campo il nome di «Partigiano Rolando», ma in quel periodo vissuto pericolosamente, raccogliendo provviste e dando allarmi per rastrellamenti e rappresaglie, fu anche protagonista di azioni decisive: al termine della guerra era stato proprio Rolando con altri due compagni a catturare il comando nazista accampato nei Boschi di Carrega. 
«Viveva ancora il suo essere partigiano - lo ricorda Giovanni Ronchini, presidente dell’Anpi salese - e partecipava alla vita di sezione. Non viveva fuori dal mondo, aveva parole lucidissime sul presente ed era felice quando vedeva i ragazzi avvicinarsi all’Anpi. Con lui se ne va una parte importante della nostra storia». 
Le condoglianze dell’intera comunità sono state espresse dal sindaco Cristina Merusi «Era un grande uomo, nella sua semplicità; il fatto che non si sentisse importante, nonostante avesse contribuito a costruire la nostra democrazia, ce lo faceva apprezzare ancora di più. Oggi lo piange un paese intero». 
Rolando non ha mai smesso di vivere il paese. Lo si poteva trovare sino a pochi mesi fa, tutti i giorni, seduto al bar del circolo anziani Ivo Vespini, a giocare a carte, a scambiare punti di vista con i concittadini, sempre con l’eleganza che lo contraddistingueva e con, negli occhi, la serenità di chi può dire di avere vissuto, davvero.

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  • Giuseppe

    18 Ottobre @ 09.28

    Scrivo da una Regione lontana, la Basilicata. Amo L'Emilia, Regione simbolo di questa Nazione che grazie alla sua gente ha costruito democrazia e dato opportunità di vivere anche a noi gente di un povero ed arretrato Sud. Del partigiano Rolando ho conosciuto la sua storia nei miei viaggi rigeneranti che ogni tanto faccio verso l'amata Emilia, grande uomo simbolo di una generazione che rimpiangeremo. Partigiano per sempre.

    Rispondi

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