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"Vatto", una morte inspiegabile. Gli amici del Cai: "Compagno di cordata affidabile e sicuro"

"Vatto", una morte inspiegabile. Gli amici del Cai: "Compagno di cordata affidabile e sicuro"
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Un dolore inaspettato e profondo, una tragedia che nessuno poteva prevedere. Resta un forte senso di spaesamento a Medesano, paese dove viveva e dove era cresciuto Davide Vattini, l’alpinista morto domenica pomeriggio a Porto Venere in seguito ad un malore.
 Quella di domenica per Davide non era certo una delle prime pareti che si trovava ad affrontare. Vattini era infatti un rocciatore esperto e aiuto istruttore alla scuola di alpinismo del Cai della sezione di Parma. Alle spalle aveva decine e decine di arrampicate su pareti di ogni tipo.
Era un ragazzo forte, uno sportivo che non aveva mai dato segni di problemi fisici e di cui nessuno poteva immaginare una morte così precoce. (...) Davide, che aveva solo 35 anni, lavorava come elettricista nella ditta felegarese «AM impianti», dove si occupava della realizzazione e della manutenzione di impianti civili e industriali.  A Medesano viveva in via Dante con la madre Patrizia, anche lei molto conosciuta in paese perché titolare di un’erboristeria. Il rosario si terra stasera alle 20,30 nella chiesa di Medesano. I funerali sono invece stati fissati per domani alle 15 sempre nella chiesa di Medesano. ...L'articolo completo sulla Gazzetta di Parma oggi in edicola

IL RICORDO DEGLI AMICI DEL CAI

La prima volta che l'avevano incontrato - al debutto del corso base di alpinismo - al Cai avevano subito pensato: "Questa qua lo prendiamo direttamente come istruttore". Non lo avevano fatto, ovvio: Davide aveva dovuto superare tutti gli step previsti per arrivare al traguardo del "brevetto". Ma l'impressione di un ragazzo dotato di grande serietà, doti techiche, tenacia e grande passione per la montagna si era rivelata più che esatta. A raccontarlo oggi è Luca Baruffini, istruttore di alpinismo Cai e membro del Club Alpino Accademico, che ha voluto ricordare così il "Vatto".

"E’ sempre difficile, quando viene a mancare improvvisamente una persona vicina, scriverne un ricordo. Il rischio in agguato è quello di cadere nella retorica o nella commiserazione, registri che certamente a Davide non sarebbero piaciuti. Cercheremo quindi di ricordarlo per l’aspetto che abbiamo conosciuto più da vicino: quello dell’alpinista e appassionato di montagna.
Lo frequentavamo da pochi anni. Era venuto ad iscriversi al corso base di alpinismo della nostra Scuola solo tre anni fa, ma presentando già un curriculum di rilievo che ci aveva fatto esclamare, scherzosamente “questo qua lo prendiamo direttamente come istruttore”. E difatti al termine di quel corso,  dopo aver dimostrato tutte le sue doti tecniche e soprattutto una forte determinazione, era entrato insieme ad altri ex-allievi particolarmente dotati in un programma di formazione che lo avrebbe portato a conseguire in breve tempo la qualifica di istruttore sezionale di alpinismo.
Quello che aveva colpito tutti noi, da subito, era la sua voglia di fare, quella passione instancabile che lo portava sempre ad essere di stimolo agli altri e a farsi promotore delle escursioni del fine settimana. E sempre portava nel gruppo la sua allegria e il suo ottimismo,  con il quale stemperava la tensione anche in situazioni difficili. Alla passione univa una curiosità che lo portava a muoversi in luoghi ed ambiti diversi. Dalle montagne di casa del nostro Appennino alla Sardegna, dalla Corsica alle Dolomiti, dalle Alpi Marittime alla Svizzera ai quattromila del Vallese, in poco tempo si era costruito una esperienza alpinistica di tutto rispetto.
Di persona, ho avuto modo di legarmi con lui poche volte, abbastanza per apprezzarlo come compagno affidabile e sicuro. Non ho esitato a farlo le prime volte che ci siamo mossi insieme al di fuori dell’ambito della Scuola. Chi pratica l’alpinismo sa che legarsi in cordata è un atto di estrema fiducia con cui si mette la propria vita nelle mani dell’altro. Con lui la salita non era solo una serie di silenzi intervallati da richiami meccanici. Si parlava, tanto, di tutto: montagna, vino, vacanze, donne e motori, lavoro e politica, di scienza a volte. Si parlava di sogni. I suoi si sono interrotti in un pomeriggio di sole, facendo quel che più amava fare.

 

 

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