Provincia-Emilia

Monchio? Una comunità sostenibile

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Comunicato stampa

 “Non solo un buon esempio, ma un punto di riferimento per tutto il sistema dell’Appennino”. Così la vice presidente della Regione Emilia-Romagna Simonetta saliera su “Monchio comunità sostenibile”, progetto con il quale il Comune della Val Cedra continua il suo impegno per valorizzare la risorsa montagna: creando intorno ad essa un circuito virtuoso con ricadute importanti per il territorio, in chiave economico-produttiva, sociale e fisico-ambientale.
1,1 milioni di euro l’investimento complessivo, dei quali 600mila ricevuti dal contributo del Dup regionale e 500mila del Comune. Questi i punti chiave: una rete di riscaldamento che oltre agli edifici pubblici arrivi anche a domicilio per un buon numero di famiglie; un nuovo impianto di cogenerazione per produrre energia elettrica; la creazione di nuove opportunità di lavoro da indirizzare, sotto la direzione del Comune, alla manutenzione del territorio, con particolare riguardo al recupero dei castagneti da frutto considerati come risorsa per la tenuta idrogeologica ma anche per la produzione di energia da fonti rinnovabili.
“Un esempio concreto, una buona pratica. E la testimonianza che si può credere ancora in uno sviluppo della montagna. Questo non cancella le difficoltà che certo conosciamo, ma dimostra che si può lavorare per uno sviluppo possibile e sostenibile”, ha detto aprendo la presentazione di oggi in piazza della Pace il presidente della Provincia di Parma Vincenzo Bernazzoli, ricordando che “la Provincia di Parma ha da molti anni investito sulla montagna. Ma non per solidarismo: perché crediamo che il territorio si sviluppi solo se c’è un disegno e una visione d’insieme”.
I punti focali dell’idea? “Ridurre le emissioni di CO2 e contribuire allo sviluppo di tecnologie per le fonti rinnovabili. Garantire la sopravvivenza della collettività. Tutelare il territorio sia per quel che riguarda il dissesto idrogeologico, cioè come difesa attiva, sia dal punto di vista paesaggistico, evitando colonizzazioni/speculazioni, in una gestione con “logica sociale”. Migliorare il paesaggio urbano, con vantaggi per il turismo, e ridurre le emissioni di CO2 tramite le ristrutturazioni”, ha spiegato il sindaco di Monchio Claudio Moretti illustrando in dettaglio il progetto.
“Si pensa al futuro. Si pensa ai problemi cronici del territorio e a come riuscire a dare una soluzione. Si è affrontato un problema di conservazione dell’ambiente cercando di offrire una buona possibilità di vita. Si usano le risorse del territorio ma attraverso una loro valorizzazione e cura, non esaurendole ma facendo sì che si riproducano”, ha osservato la vice presidente della Regione Emilia-Romagna Simonetta Saliera, che ha sottolineato in positivo l’idea del “sistema di comunità”. “Un sistema che coinvolge tutti gli attori del territorio, a salvaguardia della comunità e del suo sviluppo, e nel quale il pubblico regge saldamente in mano le fila dell’intero processo. Vogliamo accompagnare Monchio in questo progetto e nelle sue evoluzioni, perché pensiamo che abbia scelto la strada giusta. Come Regione – ha aggiunto Saliera - guardiamo con grande attenzione a questo progetto, con il  pubblico che si fa imprenditore per la comunità e con la comunità che partecipa. E vorremmo far sì che queste esperienze potessero essere punti di riferimento non solo locali ma per un sistema dell’Appennino, cercando anche di far capire al nostro governo che le azioni per il nostro Appennino si possono fare”.

Il progetto
Il progetto “Monchio comunità sostenibile” ha comportato un investimento complessivo di 1,1 milioni di euro, per:
1. l’estensione della rete di teleriscaldamento realizzata nel 2010, fino al collegamento della sede del Municipio, consentendo anche l’allaccio di utenze private poste lungo il percorso; in questo modo si offre un servizio pubblico alla popolazione residente che può fruire di una forma di riscaldamento più economica, più sicura e più pulita;
2. l’installazione di un impianto di cogenerazione di tipo ORC da 100 kW elettrici, prodotti utilizzando il residuo termico della rete di teleriscaldamento collegata alla caldaia alimentata a biomassa forestale attiva dal 2010. L’impianto consente il pieno utilizzo della caldaia e la produzione di energia da fonti rinnovabili da immettere nella rete GSE;
3. la realizzazione delle opere connesse necessarie a una gestione efficiente sostenibile dell’impianto e della filiera forestale (realizzazione di una tettoia per lo stoccaggio del cippato, realizzazione di impianto fotovoltaico a tetto da 12 kW per l’alimentazione della caldaia).
Ad oggi la rete di teleriscaldamento è sostanzialmente ultimata e sono in corso l’allaccio e il collaudo delle utenze; l’impianto di cogenerazione e il fotovoltaico verranno messi in funzione entro la fine di dicembre. Complessivamente tutto è stato realizzato in un semestre.
Le risorse provenienti dalla vendita al GSE dell’energia elettrica verranno reinvestite nel territorio per finanziare il recupero e la gestione sostenibile dei castagneti, attraverso un contratto pluriennale di fornitura di biomassa che preveda impegni precisi del fornitore rispetto all’approvvigionamento.
I punti forti dell’iniziativa? “Un comune imprenditore che ha saputo valutare e cogliere le opportunità esistenti e integrare diversi strumenti e canali di finanziamento. Strategie di lungo termine ma azioni rapide. Un’architettura istituzionale efficace”, ha detto Alessandro Daraio della Provincia, che ha affiancato il Comune di Monchio nel progetto e nei rapporti con la Regione.
Dunque energia pulita, riduzione delle emissioni di CO2, riduzione dell’inquinamento, impiego di fonti rinnovabili, creazione di condizioni favorevoli alla valorizzazione della montagna come risorsa: una risorsa da non abbandonare e sulla quale anzi continuare a puntare (come il territorio dimostra di voler fare anche con un’altra iniziativa collegata, “Appennino d’energia”, illustrata dal direttore del Parco nazionale dell’Appennino tosco emiliano Giuseppe Vignali). Con ricadute importanti in chiave ovviamente ambientale, di tutela del paesaggio, di tutela delle risorse, ma anche sociale (si creano le condizioni per arrestare lo spopolamento), economica e occupazionale grazie al lavoro necessario alla fornitura della biomassa e alla valorizzazione dei castagneti. Il primo contratto di affidamento è stato aggiudicato alla neo-costituita Mgm società cooperativa. La nuova impresa era stata avviata a luglio nell’ambito del Laboratorio per lo start-up di imprese di comunità attivato dalla Provincia e ricevendo un contributo in conto capitale di oltre 90mila euro per gli investimenti necessari per lo start-up. L’impresa ha iniziato a operare nella filiera forestale: ha scommesso sulle potenzialità del nuovo mercato, consentendo a giovani del posto di restare a lavorare nel proprio territorio o di tornarvi a risiedere. “Ad oggi abbiamo messo in campo 6 persone – ha spiegato il presidente Matteo Mavilla -. E 6 persone vuol dire 6 nuclei famigliari: numeri che per Monchio sono considerevoli. Sarà il tempo a dirci se siamo stati bravi: oggi siamo orgogliosi e contenti di quello che siamo riusciti a fare. Per ora partiamo stimolati e convinti che il buono che è stato fatto possa essere seguito da cose ancora migliori”.
 

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