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L'erba del vicino - Reggio firma protocollo con Expo Milano 2015

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REGGIO EMILIA – Grazie alla prossima apertura della stazione dell’alta velocità (progettata da Santiago Calatrava) Reggio Emilia sarà una porta dell’Expo 2015 di Milano, organizzando eventi collegati in particolare legati al tema gastronomico e alle eccellenze educative maturate dalla città emiliana grazie all’esperienza delle Scuole comunali dell’infanzia. In queste scuole è stato approntato infatti il metodo educativo 'Reggio Approach’per la fascia di età fra 0 e i 6 anni, ispirato all’esperienza del pedagogista reggiano Loris Malaguzzi. Il metodo è oggi noto in tutto il mondo grazie anche all’opera di Reggio Children, società a capitale misto pubblico-privato che promuove l’esperienza educativa e pedagogica delle Scuole e dei Nidi d’infanzia del Comune di Reggio. Con l’attivazione della stazione Tav, Reggio Emilia e Milano saranno collegate con un viaggio in treno di 40 minuti.

L'Istituzione Nidi e scuole d’infanzia del Comune di Reggio e Reggio Children hanno il compito di ideare e progettare l’Area Tematica Children Park nel sito espositivo di Expo Milano. In particolare saranno realizzate dieci tappe educative sul tema dell’alimentazione, fra cui un labirinto dove i bambini potranno riconoscere il percorso attraverso frutti e ortaggi. Oggi il sindaco di Reggio Emilia Graziano Delrio (presidente nazionale Anci) e l’amministratore delegato di Expo 2015 spa Giuseppe Sala hanno firmato al Centro internazionale Loris Malaguzzi di Reggio il Protocollo d’intesa finalizzato alla collaborazione per l'organizzazione di eventi collegati all’Esposizione Universale, che si svolgerà a Milano dall’1 maggio al 31 ottobre 2015 e che ha per tema 'Nutrire il pianeta. Energia per la vità.

Nell’accordo si ritiene strategico valorizzare e promuovere le due grandi strutture della stazione Mediopadana e del Centro internazionale Malaguzzi come fulcro delle attività locali legate ad Expo Milano 2015. Ci si propone inoltre di studiare come il sistema dei trasporti, della logistica e della ricettività di Reggio possano contribuire a gestire in modo ottimale il flusso dei visitatori dell’Expo e nello stesso tempo Reggio possa essere proposta in modo opzionale come meta aggiuntiva dei visitatori dell’Esposizione Universale di Milano. La stazione della Tav, ha spiegato Delrio, potrebbe essere operativa nei primi mesi del 2013 se non ci saranno ritardi nei lavori. Sui lavori legati all’Expo, Sala ha detto a Reggio che non sono «nè in anticipo, nè in ritardo».

«La firma di questo protocollo – ha spiegato Sala - rappresenta un importante punto di partenza tra Reggio e la nostra società. L’Esposizione Universale che stiamo organizzando è una grande occasione per il rilancio dell’ economia di tutto il Paese. In questo contesto di coinvolgimento delle eccellenze italiane Reggio Emilia, anche per la sua posizione strategica, non può mancare. Le esperienze dell’ Istituzione Nidi e scuole d’infanzia e di Reggio Children sono state ispiratrici nell’elaborazione del concept di una delle aree tematiche di Expo Milano 2015: il Children Park. Un’area di sosta e svago, in cui attraverso il gioco i bambini e le loro famiglie potranno entrare in contatto con il tema e con le sue sfide. Perchè l’alimentazione è un argomento universale, capace di educare, divertire e intrattenere a qualsiasi età».

Reggio è sede del Centro Internazionale Loris Malaguzzi, un luogo costruito ristrutturando un’ex fabbrica abbandonata della Locatelli, frequentato da oltre 70.000 visitatori l’anno provenienti da tutto il mondo. Il Centro potrà ospitare, secondo l’accordo con l’Expo, eventi ed iniziative, secondo la metodologia degli atelier, per sviluppare un progetto comune legato al cibo e all’alimentazione nei suoi aspetti educativi e culturali.

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  • Paolo Reggiani

    28 Novembre @ 17.05

    Gentilissimo Dott. Balestrazzi, mi appello alla Sua pazienza (gliene serve tanta!) se torno a rivolgermi a Lei e non con un commento diretto alla notizia. Non è per snobbare il forum che Lei modera con tanta cura bensì perché ripeterei per l’ennesima volta argomenti già scritti –e diventerei petulante- ed inoltre dire le cose a volte richiede più di spazio di quello che è accettabile in un commento. Continua la diatriba Parma-Reggio che nei commenti rivela una fondamentale non conoscenza della città “cugina”. Adesso a Parma la stanno addirittura mitizzando vedendola e sempre stizzosamente egemonizzante in attività, iniziative, ecc. Poi a ben leggere l’articolo che ha sollevato tanti piagnistei si scopre che in pratica sotto il vestito non c’è niente di nuovo rispetto ad una reale e concreta gloria internazionale reggiana: le scuole dell’infanzia. Ma si sta parlando dell’unica cosa di quella città, la stessa dagli anni ’70 e di grande valenza. Ma, sottolineo e ripeto, è l’unica cosa di rilevanza di cui continua a farsi bandiera. La sola cosa che mi vien da dire al leggere i commenti è: “ma abitate a Reggio per parlarne con tanta certezza?” Non è il deserto dei Tartari ma tutt’altro che la brillante realtà citata. Quando si parla di qualcosa bisogna valutare anche il contesto storico e culturale in cui si muove, altrimenti si scade nel luogo comune, nell’approssimazione, fermarsi alle apparenze. Di Reggio si può dire che è un paesone che ha i pregi del paesone ed insieme i difetti. Ma in un paese si vive benissimo in funzione di quelle che sono le aspettative personali. Anche se ne ha le dimensioni non è città e non lo sarà neanche se le triplicherà. Perché essere città non è una questione di superficie o numero di residenti ma di mentalità, modo di vedere le cose interne ed esterne. Intendiamoci bene questo “non essere città” non è un fatto negativo, anzi permette una vita più a misura d’uomo conservando quelle caratteristiche sociali più vicine a quelle che rimpiangiamo del passato. Solo per citare un esempio è un po’ più facile dialogare con l’amministrazione pubblica rispetto a quello che si legge di Parma: piccole differenze ma importanti nel quotidiano della gente. Però questa caratteristica incide anche nelle idee, iniziative, proposte. Ce ne sono sì, ma è il livello ad essere proporzionato al modo di vivere e pensare detto prima. Ad esempio a Parma hanno fatto l’aeroporto con iniziativa e mezzi locali. Le difficoltà del momento attuale sono contingenti alla situazione generale, ma non bisogna dimenticare l’origine dell’idea ed il coraggio a portarla avanti per tanto tempo. Per continuare nel confronto, Reggio aveva un aeroporto migliore di Parma, con pista in cemento, quindi con più numeri per espanderne la funzione … hanno preferito lasciarlo disponibile per le feste dell’Unità. Notare che la ditta di Parma di rilevamenti aerei del compianto dottor Ferretti faceva scalo a Reggio (per la pista in cemento) ed è stata la promotrice dell’ampliamento di quello di Parma, cogliendo l’opportunità di un miglioramento della fruibilità. Una trentina d’anni fa a Reggio ovunque si girasse la testa si cozzava in una cooperativa, ce n’era di tutte le sorti e per tutti i gusti. Alcune avevano anche rinomanza: si pensi alle Riunite per il vino. Ora dove sono? Qualcosa è rimato, ma lacerti di un tempo migliore. Anche le celebri Riunite sono ridotte al lumicino. Le cause? Molteplici. Non ultima quella della limitata visione che è insita nella cultura cittadina. Ma ancor più perché erano espressione di un “partito unico” della città in cui faceva alto e basso ed assegnava persone e dirigenti secondo criteri di partito ma non di competenza a quegli incarichi, anche se qualche volta ci indovinava. Caso emblematico due grandi cooperative del commercio la CAAM e la Coop. La prima, del settore casa ed anche edilizia, ha avuto una dissennata amministrazione politica con manie di grandezza al limite del ridicolo: capannoni immensi, negozi validi per scelta di articoli ma irrazionali nella funzionalità: solo per pagare il bene acquistato si passava da un impiegato che faceva lo scontrino ed un altro per pagarlo! Ed altro. Tutto è ovviamente rotolato in basso. Ora è rimasto un negozio, ben fuori città e niente di più. La Coop, invece, esempio di commercio attento al lavoro ed agli acquirenti continua ad operare ma trasformato nel sistema capitalistico più spinto. Niente da dire in fatto di libero mercato … ma dove è andata a finire la buona novella a cui continuano a riferirsi? Finché la spesa pubblica (anche locale) era allegra tutto prosperava (faceva finta di prosperare) poi lo sfacelo progressivo. Sempre per mettere in relazione (a fini accademici) le realtà delle due città cugine a Parma questo non c’era e nonostante molti errori non ha vissuto questo tipo di vicissitudini. Reggio aveva un forte distretto industriale ed anche di alto livello: le Reggiane, La Lombardini, Gallinari. Industrie forti che producevano articoli validi e con un buon mercato. Ed anche un buon indotto o presenza di valide aziende meccaniche di più piccola dimensione ma non di prodotti. Dove sono ora? Alcune sparite, altre in dismissione, altre ancora fagocitate da capitali stranieri (e quindi ridotte a dipendenze, in alcune delle quali non si parla più nemmeno l’italiano all’interno!) o svendute per fare il piccolo bottino di soldi che però non ha avuto ricadute sulla società locale. Quindi anche dal versante non politico si naviga a vista. Sempre per continuare nel confronto accademico a Parma, dove si sono fatte scelte più prudenti e pur avendo risentito dei cambiamenti di questo mondo folle, Barilla è l’industria di sempre, Bormioli non ha mollato (pur cambiando di allocazione ma sempre in zona), finanche Parmalat ha resistito ad una tempesta finanziaria (un crimine assoluto) ma potendo contare su un prodotto industriale valido. Vede, gentilissimo Balestrazzi, i commenti letti e tutti da onorare per il rispetto che si deve avere delle opinioni hanno tenuto conto del contesto generale, sociale, culturale nel quale avvengono i fatti attuali? E quante parole servono per darne almeno un cenno! La stazione medio-padana è stata la fetenzia del secolo ed in cui non c’entra Parma o Reggio ma la semplice ed elementare geometria: bastava mettere un compasso sulla carta dell’Italia settentrionale. Chi ha deciso quella solenne stupidata? Un politico che è figlio diretto di questo “paesone” e della ristretta mentalità che lo permea. Un signore pacioccone, sonnacchioso, soporifero, un bradipo, che hanno avuto la poca avvedutezza di averlo fatto presidente del consiglio, cioè una carica in cui quelle doti sono stravolgenti. Come si è visto ha fatto una toccata e fuga ma tra le due cose danni a non finire, dal rinunciare ad un voto dei 5 o 6 (!) che disponeva pur di avere la presidenza del senato (il che la dice già lunga sulla cortissima visione) a scelte a dir poco irrazionali tra cui quella della fermata medio-padana con un campanilismo che ha negato anche l’evidenza. Parma non era solo a metà strada, quasi esatta, tra Milano e Bologna, ma pure tra Piacenza e Bologna: era anche uno snodo già in buona parte esistente tra sud e nord, tra pianura padana e porto sul mare, quindi foriero di ulteriori avanzamenti in una rete di trasporti finalmente razionale. Benissimo hanno fatto l’amministrazione parmigiana a pretendere l’importante interconnessione: anche qui non in vista dell’immediato effetto ma nella proiezione al futuro. Hanno preso l’acqua finché correva, perché poi non sarebbe più stata costruita. Ora, nell’ipotesi di un tardivo risveglio del buon senso Parma a parma può non servire la spesa di una fermata in linea avendola direttamente in città. La si chiami come si vuole io la definirei lungimiranza. Reggio sta facendo la stazione di Calatrava (in nomen numen!). Intanto ha atteso ed atteso per quest’opera, ma se era così importante perché non procedere subito? E poi com’è messa rispetto alla città. Reggio è molto diversa da Parma nella sua struttura urbana e la zona della nuova super moderna stazione è in una landa desolata e triste una specie di piccolo deserto del Gobi. Sarà urbanizzata un giorno, ma intanto campa cavallo … visti i tempi che impiegano e come sarà urbanizzata? Se il passato insegna qualcosa stiamo freschi. Riecco la solita mentalità che torna fuori e che tende al minimale, discreto, onorevole ma minimale. Forse un giorno cambieranno modo. Anche Reggio ha avuto la sua brava levata di idee: le famose vele di Calatrava: belle ed ardite senza dubbio alcuno … salvo chiedersi: ma a che servono? Per un cavalca ferrovia ed autostrada bastava ben meno, ma di parecchio. Qualcuno potrebbe portale in un confronto con la visione del futuro come per l’inteconnessione di Parma. Nell’analisi più in dettaglio il parallelo che non regge perché le vele sono, come detto, un cavalca ferrovia ed autostrada, l’interconnesione è invece la possibilità di un uso realistico della linea ad alta velocità per la città sede di un organismo europeo, di un collegamento (da rafforzare ma esistente) alle zone produttive e portuali di Liguria e Toscana (dalla Spezia a Livorno almeno, ma non lungi c’è anche Genova), un collegamento limitato ma ampliabile verso Mantova, Verona, il Brennero (e Nord Europa) o Brescia e zone industriali lombarde. A Reggio non può nemmeno connettersi (si fa per dire) con le linee cha vanno a Cavriago o San Polo d’Enza, essendo queste nella stazione cittadina! E poi non sono certo collegamenti di tipo strategico industriale. Le vele sono una bellissima opera, anche se molto sopra le righe, poste in una zona squallida da periferia piccolo industriale, ben lungi da poter avere un urbanesimo degno di ‘si ardita costruzione, per non tacere che tanta architettura è al servizio di una comunissima strada provinciale, dove di effetto sono soltanto gli svincoli a ridosso delle vele. Anche Reggio ha avuto dunque il suo bravo ponte Nord la cui analoga e discutibile funzionalità non ha fatto lo stesso scalpore che a Parma per due buoni ragioni: la supina acquiescenza, molto fideistica, della cittadinanza reggiana a quel che fanno i capi: “se lo fanno loro allora va bene!”, vecchio lascito del partito dove vigeva l’assoluta e cieca fedeltà ed il credere ed obbedire in salsa falce e martello. L’altra è che sebbene faraonica è stata un’opera isolata e non come a Parma un insieme di grande opere (anche se utili) fatte in contemporanea e con gli effetti collaterali. Quale opportunità vuole cogliere Reggio con l’expò 2015? Sembrerebbe piuttosto un’ampia vetrina delle scuole materne. Bene, anzi ottimo, ma cosa del passato che fortunatamente continua al presente. Vorrebbe diventare anche una sorta di posizione aggiuntiva di eventi (anch’essi belli ed interessanti) … ma a 150 km di distanza! Milano ha la sua brava fermata della TAV! Forse sarebbe servito quell’aeroporto che Parma ha fatto. O vogliono rivalutare quest’ultimo nel momento di crisi? Ma poi bisogna raggiungere Reggio. Le idee sono buone e bisogna fare gli auguri e di cuore. Ma sentir piangere i parmigiani e recriminare su questo e su quello no. È ingiusto. Bisogna riprendere la grinta che appartiene alla città e cercare di guardare la luna anziché il dito che la indica. Far leva sulla propria tradizione, rimboccarsi le maniche e tenere fortemente tampinata l’amministrazione pubblica, che sta reclinando sulle posizioni del passato e che ha fortemente avversato prima delle elezioni ed in campagna elettorale. Torno a scusarmi per la lunga disquisizione che, nonostante tutto, lascia fuori più cose di quelle dette. Le questioni complesse con radici vicine e lontane non è facile riassumerle in poche parole. Ed anche le cose che ho detto sono passibili di rettifiche e correzioni anche se derivano da esperienze vissute da vicino e giorno dopo giorno. La saluto con la massima cordialità. Paolo Reggiani

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  • GIORGIO

    28 Novembre @ 16.01

    A guardare bene, la stazione Calatrava è il seguito di quei tre ponti ad arco che si vedono al casello A1 di reggio; il tutto fa parte del gentile regalo fatto da Prodi ai suoi conterranei quando decise di donare la stazione TAV e tutto il lavoro indotto, fregandosene di quello che pensavano le FS e di quello che era stato chiesto da Parma. Ho il legittimo sospetto che il nostro aeroporto sconti i nervosismi di Milano, Bologna, Orio al Serio (non Montichiari che è precario tanto quanto il nostro ma giova ad un bacino fatto da un paesello poco più grande di Collecchio) ed a pensarci bene le distanze minime fra di loro non facilitano sicuramente un potenziamento maggiore. I successivi errori (compagnie aeree del piffero e tratte senza futuro come quella di Tirana o come quella di Malpensa) sono da imputare ai dirigenti politici e non che si sono succeduti sulle poltrone dell'aeroporto. Ha ragione They quando invita i parmigiani a scantarsi.....Quanto all'interconnessione...:-)))))) costosissimo contentino per aver dato a Reggio la stazione, ma funziona bene (si fa per dire...) per chi arriva da Roma, mentre per chi arriva da Milano, se dovesse essere usata, vorrebbe dire un'ora e passa di tempo perso. Certo che far risaolvere il problema alla giunta grillina è utopia bella e buona. Nel loro manuale scritto da grillo sempre presente sul loro comodino non è previsto.

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  • Angela72

    28 Novembre @ 12.58

    Oltretutto, riguardo la stazione TAV, ricordo che è stata Parma a decidere di impuntarsi per avere l'unico Aeroporto (facendo chiudere o meglio, ridurre ad aeroclub) quello di Reggio. Di conseguenza era naturale che la stazione mediopadana andasse da loro.

    Rispondi

  • Francesco

    28 Novembre @ 10.57

    PARMA SI E' GHETTIZZATA DA SOLA CON L' AMMINISTRAZIONE COMUNALE CHE SI E' ELETTA ! Nessuno vuol avere a che fare con loro , perchè proposte costruttive non ne hanno, non fanno che dire di no a tutto , tutti gli altri sono "zombies" , quelli che sono andati a votare per le "primarie" del PD sono "cadaveri" ................. e dove volete andare con questi qua ?

    Rispondi

  • Francesco

    28 Novembre @ 10.48

    COME DICE BENE IL SIGNOR "RICCO" , QUI A PARMA ABBIAMO INVECE UNA CONSIGLIERA DI MAGGIORANZA "GRILLINA" CHE VOTA CONTRO IL NOSTRO AEROPORTO ! A PROPOSITO DI TAV , ho già fatto questa domanda altre volte, sul "forum" , ma nessuno mi risponde. La nostra stazione dovrebbe essere collegata alla TAV con l' "interconnessione" , per la quale i cantieri hanno sbudellato mezza città per anni. Il braccio sud sembra ormai finito da tempo . E il braccio nord, quello che, se non sbaglio , dovrebbe essere sulla linea Fidenza - Cremona , è pronto o no ? Perchè è chiaro che, finchè l' interconnessione non sarà completamente agibile, difficilmente potremo chiedere fermate di "frecciarossa". E, se l' interconnessione è interamente pronta, perchè non viene usata ? Ricordarsi il dirottamento, sull' intera tratta Bologna - Milano , per la squadra di calcio della Roma.........

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