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Salso, "Antidoto alla crisi? Un tavolo unico dell'imprenditoria"

Salso, "Antidoto alla crisi? Un tavolo unico dell'imprenditoria"
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Gianluigi Negri 

 In che modo Salsomaggiore potrà uscire dalla crisi? Creando un tavolo che raggruppi tutti gli imprenditori e superando le classiche divisioni della politica. Questa, semplificando, la «ricetta» dell’imprenditore salsese Marco Granelli, presidente regionale di Confartigianato, componente del consiglio di amministrazione di Cariparma e membro della giunta della Camera di commercio di Parma. Per i suoi incarichi, Granelli ogni giorno si ritrova in prima linea nel mondo delle imprese artigiane, del credito e del commercio.
 Che cosa può fare, secondo lei, l’imprenditoria per Salsomaggiore in un momento come questo?
«Il quadro congiunturale nazionale purtroppo mostra segnali di grandi e drammatiche difficoltà. A Salsomaggiore si avvertono ancor di più, perché la città è legata sostanzialmente a un mondo che è quello termale. Mi sembra corretto dire che oggi è il momento delle scelte ineludibili».
Quali?
«Occorre ragionare sul fatto che Salsomaggiore debba essere riconosciuta solo come una città nata per fare termalismo o per seguire anche altre vocazioni, essendo una località bella, dove si vive bene, che non ha soltanto turismo, ma ha anche una ben radicata realtà produttiva artigianale di circa 800 imprese che danno vita ad un indotto occupazionale importante».
Come amministrare questo passaggio verso «nuove» vocazioni?
«Credo che questa scelta debba essere demandata agli imprenditori: è arrivato il momento di dare vita – lancio qui una proposta – a un tavolo unico dell’imprenditoria, perché la frammentazione e la contrapposizione sterile tra le parti, troppe volte protagoniste non solo nella politica ma anche nel nostro ambiente, possano essere accantonate per poter realizzare, progettare e quindi proporre scelte economiche condivise».
L’unione in questo caso potrebbe fare la forza?
«Occorre decidere insieme che cosa fare. Se vogliamo rimanere città turistica, allora servono davvero nuovi progetti: oltre alle ristrutturazioni degli alberghi, si deve elevare la qualità dell’offerta se vogliamo mantenerci al pari delle altre città termali. Il cliente deve essere al centro di tutto, con servizi di un certo livello: oggi non possiamo permetterci di massimizzare. Lo testimoniano i dati allarmistici delle presenze degli ultimi dieci anni, sui quali meditare con attenzione».
Questo può bastare?
«A fronte di una vera progettualità, ci sono oggi soggetti ancora disposti a fare investimenti. Questo tavolo dell’imprenditoria deve proporre un disegno unitario per la città e fare da supporto per l’individuazione dei soggetti che possano investire in città».
Da cosa dovrebbero essere attratti?
«La vera svolta è vendere Salsomaggiore all’interno di un pacchetto turistico che venda tutto il territorio nel suo complesso: quello delle Terre verdiane, con i suoi castelli e teatri, i percorsi naturalistici e gastronomici e tutte le altre ricchezze artistiche e culturali del territorio. Non si deve vendere solo il termalismo ma il termalismo in un’ottica assai più ampia».
Con una politica litigiosa come quella degli ultimi anni, come si potrà gestire la sfida?
«Non sono più sfide da affrontare sotto un campanile. Nelle ultime legislature, i dati lo dicono, le maggioranze si sono sciolte troppo velocemente: in questo momento è necessario abbandonare la competizione ideologica e, senza volere essere banali, far sì che tutte le forze politiche possano coalizzarsi mettendo al primo posto la rinascita e lo sviluppo di questa città. Se competizione deve esserci, allora che sia sui temi legati al sostegno di un territorio che, come bellezza e peculiarità, non ha eguali. In un momento così difficile, il rispetto delle persone e il buonsenso in politica sono gli ingredienti che potrebbero aiutare ad uscire dalla precarietà nella quale siamo».
Se le chiedessero di candidarsi come sindaco?
«No, la mia attività è da imprenditore. Oggi sono in prima linea in sfide (burocrazia, fisco e contribuzione, mancanza di lavoro) che, insieme al cronico ritardo dei pagamenti da parte della pubblica amministrazione, ci stanno facendo perdere il sonno. Quindi voglio continuare a dare un contributo negli organi in cui sono».
Potrebbe formarsi, secondo lei, in vista delle prossime amministrative, una lista di imprenditori a supporto di un candidato, come già avvenuto in passato?
«Questo non si può escludere a priori. Credo che oggi l’economia, per dare un aiuto alla buona politica, debba essere foriera di proposte e progetti che possano essere supportati dalla politica stessa. Il mio mestiere lo posso fare come imprenditore; la politica ha il compito di bene amministrare anche in un’ottica di spending review e di sburocratizzazione».      
 
 
 

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    03 Dicembre @ 09.42

    Beh, le idee son sempre ben venute, speriamo che l'imprenditore allarghi le vedute , visto che far impresa con gli appalti pubblici a gogo facendo politica , forse è il momento di abbandaonarlo; diciamo ch'è il vecchio che persevera!... infatti enti pubblici, vedi Salso, puliti..... anche dagli imprenditori o sì detti!

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