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Don Reverberi - In paese non ci crede nessuno: "Ha fatto del bene a tanta gente"

Don Reverberi - In paese non ci crede nessuno: "Ha fatto del bene a tanta gente"
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SORBOLO
Pierpaolo Cavatorti
Incredulità e sconcerto in paese. La notizia per cui don Franco Reverberi sia un criminale ricercato dall’Interpol desta quello stupore di chi mai avrebbe potuto pensare ad una storia simile.
Una persona stimata don Franco, tornato come una benedizione a Sorbolo rendendosi subito prezioso per l’aiuto agli altri sacerdoti del territorio, don Ermenegildo Pesci e don Giuseppe Montali. Ancora più prezioso dopo la morte di don Franco Dioni, avvenuta la scorsa estate: da allora la celebrazione della messa nella parrocchia di Enzano e nella parrocchia di Casaltone, è stata quasi sempre appannaggio del sacerdote sorbolese, cresciuto fin da bambino in Argentina.
La notizia che vuole don Franco Reverberi implicato nelle torture contro i dissidenti al regime di Videla, sembra a tutti i sorbolesi ed in particolare alle persone a lui più vicine, uno scherzo grottesco.
Non vuole credere alla notizia Flavio Rizzi, presidente e coordinatore dei «Balòss», circolo Anspi di Coenzo, legato a don Franco da anni di collaborazione ed amicizia. Il sacerdote italo-argentino tutti gli anni veniva in Italia per ritrovare amici e parenti, occasione sempre per svolgere le proprie funzioni sacerdotali tra i «suoi» del paese.
«Sto apprendendole notizie poco alla volta - dice Rizzi - e mi sembra veramente una notizia che ha dell’incredibile. Conosco don Reverberi da moltissimi anni e con lui ho sempre avuto un rapporto ottimo. Don Franco, con la quale teniamo tutti i mercoledì incontri di preghiera, è un uomo di grande disponibilità. E’ sempre stato pronto a qualsiasi servizio pastorale. Basti pensare che da quando è qui a Sorbolo in pianta stabile, celebra messa tutti i giorni, aiutando i sacerdoti sorbolesi. E’ più di un anno e mezzo qui da noi, poiché a causa di alcuni problemi cardiaci gli è stato vivamente sconsigliato affrontare trasvolate così impegnative. Progettava - conclude il presidente Rizzi - di ritornare in Argentina la prossima primavera».
Don Franco Reverberi, classe 1937, emigrò in Sudamerica nel primo dopoguerra insieme alla famiglia.
Presi i voti sacerdotali proprio in Argentina, don Reverberi esercitava nella provincia di San Rafael, nella regione di Mendoza a più di mille chilometri da Buenos Aires.
«Don Franco era parroco in un area di quasi trecento chilometri quadrati - dice Attilio Reverberi, primo cugino con don Franco - e mi risulta abbia fatto un gran bene a molta gente. Una testimonianza del cuore di mio cugino è stata l’adozione di due ragazzi della zona, orfani di genitori e parenti. Don Franco li ha accuditi e cresciuti, ora questi ragazzi sono sposati e hanno una famiglia a loro volta e a loro Franco ha lasciato la casa in cui abitano. Sapevo - continua Attilio Reverberi - che don Franco faceva catechismo ai detenuti del carcere di San Rafael, un compito assegnatogli dal vescovo della provincia. Mi sembra veramente una cosa fuori dal mondo Franco possa aver partecipato o coperto simili atrocità».
Attilio non ricorda con certezza gli anni in cui don Franco Reverberi fosse cappellano militare, ma anche a lui sembra di ricordare che le date coincidessero con i primi anni ’80.
 

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