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Il caso Di Vittorio: "Prelievi bloccati per precauzione"

Il caso Di Vittorio: "Prelievi bloccati per precauzione"
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Da alcune settimane si rincorrono voci sulle difficoltà economiche che starebbe attraversando la cooperativa di abitazione «Giuseppe Di Vittorio», in particolare dopo l’accesa riunione dei soci tenutasi prima di Natale al cinema Cristallo.
Alcuni soci avrebbero chiesto di rientrare in possesso delle loro «quote» (o dei loro prestiti fatti alla cooperativa) ma in questo momento risulterebbero dei problemi di liquidità e dunque i soci sarebbero, con una certa preoccupazione, costretti ad aspettare.
Difficile registrare le loro posizioni, essendo ogni caso individuale e diverso dall’altro, ma sul tema, senza negare i problemi e per spiegare la situazione dal punto di vista della cooperativa, interviene il vicepresidente Marco Lamonica. Lamonica afferma: «La crisi ha interessato ogni settore economico della nostra società e in particolare il settore bancario e immobiliare. La Di Vittorio, comprensibilmente, non poteva attraversare indenne questo momento, e per questo é impegnata da tempo in un processo di riorganizzazione».
Entrando nello specifico, aggiunge: «Per la prima volta nel 2012, nell’arco temporale tra la scadenza del consiglio di amministrazione in carica e l’insediamento del nuovo, la carenza di liquidità non ha consentito di affrontare alcune scadenze e questo ha imposto alla gestione l’avvio di un processo di rinegoziazione delle posizioni debitorie con banche, soci e fornitori. E’ un processo oggi comune a moltissimi operatori economici».
Lo scorso maggio è avvenuta l’elezione del nuovo cda della cooperativa: «Subito dopo, alcuni soci hanno ritirato in pochi mesi dai rispettivi libretti di deposito circa 1 milione e 500 mila euro, e questo ha inevitabilmente aggiunto tensioni sulla liquidità, costringendo la cooperativa a bloccare temporaneamente, per indisponibilità oggettiva, i prelievi da parte di tutti i soci, anche di quelli bisognosi di piccoli importi: se da un lato é ovviamente lecito e legittimo il prelievo, anche se richiesto nel momento storico in cui la cooperativa ha bisogno del massimo contributo da parte di tutta la compagine sociale, diversi dei suddetti soci non sono riusciti a celare come l’azione di prelievo concentrata in pochi mesi sia la modalità da loro scelta per manifestare dissenso nei confronti del nuovo consiglio (17 membri eletti che ricoprono gratuitamente la carica) e del presidente (Franco Savi, ndr) da questi eletto all’unanimità».
Lamonica precisa, poi, che il dissenso di questi soci «sarebbe in sé legittimo e democratico se espletato in trasparenza nelle sedi istituzionali e statutarie, ma è diventato, così, l’improprio ed arbitrario esercizio di un potere che é oggettivamente destabilizzante proprio nel momento in cui la cooperativa deve ritrovare nuovi equilibri economici e finanziari».
Quindi definisce la crisi di liquidità come «circoscritta e gestibile, in quanto non frutto di ammanchi, insussistenze dell’attivo o altre anomalie: tuttavia ogni soggetto coinvolto (soci, amministratori e creditori) deve assumersi la responsabilità di scegliere se contribuire oppure ostacolare questo processo vitale».
Infine parla degli amministratori e dei dipendenti: «Risultano, in diverse misure, tutti sottoscrittori del prestito sociale eppure nessuno di loro ha prelevato somme nell’ultimo anno e comunque in questo momento critico. E’ infatti solo nella continuità operativa che ogni creditore ed ogni socio interessato ai servizi della cooperativa potrà essere pienamente soddisfatto, come peraltro avvenuto in 42 anni di straordinaria ed esemplare esperienza di cooperazione emiliana ed italiana».

 

 

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