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Sentieri d'Appennino solo per i piedi (o quasi): è polemica sul progetto di legge regionale

Sentieri d'Appennino solo per i piedi (o quasi): è polemica sul progetto di legge regionale
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Banditi i motori e bandito il downhill: è un Appennino solo per i piedi e per il cicloturismo quello immaginato dal progetto di legge regionale denominato "Rete escursionistica dell'Emilia Romagna e valorizzazione delle attività escursionistiche". La proposta di legge  è promossa da 5 consiglieri di centrosinistra, tra cui i parmigiani Gabriele Ferrari e Gabriella Meo, e prevede diverse misure di valorizzazione, manutenzione e anche preservazione dei sentieri d'Appennino. Sentieri (e conseguente turismo) pensati per l'escursionismo, considerato nel testo come quell'attività turistica, ricreativa e sportiva "senza ausilio di mezzi a motore". Niente quad, dunque. Niente enduro. Niente fuoristrada 4x4. Deroghe possibili: sì. Ad approvarle dovrebbe essere, per ciascun territorio, la Consulta provinciale, costituita da rappresentanti dei Comuni, degli enti locali associativi di Comuni montani, dei parchi e delle aree protette presenti e-  a livello associativo - del Cai.

La proposta di legge sta creando parecchio scompiglio in Appennino, a partire da quello "nostrano". I primi ad occuparsi pubblicamente del tema sono stati i consiglieri Pdl in Regione, che hanno parlato di una proposta di legge che vuole soddisfare le esigenze di pochi". «Riteniamo –  hanno scritto in una lettera aperta ai colleghi del Pd - profondamente sbagliato introdurre alcuni divieti che avete previsto. La vostra proposta, infatti, introduce un divieto che interessa anche gli appassionati di Mountain Bike, di Enduro, i cacciatori, e gli appassionati di Quad e fuoristrada 4X4. Qualche esempio? Chi è appassionato (giustamente) di camminate a piedi nei boschi è assolutamente consapevole che oggi i sentieri sono vivi, la vegetazione ricopre il territorio con una velocità altissima ed i percorsi non sono aperti per grazia ricevuta ma soltanto grazie al passaggio delle moto o di altri mezzi a motore, e che quindi, se passasse questa legge, nel giro di pochi mesi si dovrebbe fare escursionismo a piedi dotati di machete». «Normalmente – continuano - i gruppi di Enduristi, portano economia al territorio, amano ritrovarsi a tavola tutti insieme nei vari ristoranti e agriturismi delle nostre colline, si fermano nei paesi a prendere un caffè o dal benzinaio, senza contare anche la ricaduta economica sui tantissimi meccanici e tecnici preparatori che effettuano le manutenzioni sulle moto, sui Quad e sulle auto fuoristrada. Invece, è usanza (sacrosanta anche questa) dei gruppi di camminatori fare il pranzo al sacco senza lasciare una grande ricaduta sulle economie dei luoghi che visitano».

Poche ore dopo era stato il Cai a puntualizzare che "la proposta di legge  non vieta l'accesso ai sentieri alle MTB bensì ne proibisce l'utilizzo per praticare una disciplina specifica (downhill) che deve invece essere svolta in appositi circuiti (bike park) o percorsi dedicati poichè, basandosi sulla velocità, è ovviamente pericolosa se svolta su percorsi comuni ad altri utenti".

Tra i più agguerriti sul tema sono anche i membri del MotoClub Bazzano: da tempo attivi con le loro due e quattro ruote a motore sul territorio,  proprio a Bazzano hanno fondato la Scuola Nazionale Quad che - unica in Italia - ha ricevuto la certificazione della Federazione Motociclistica Italiana. Obiettivo: un uso corretto, sicuro, consapevole e rispettoso dell'ambiente. Una Scuola che ha in dotazione anche un mezzo omologato destinato all’utilizzo dei diversamente abili.

A portare le ragioni del MC Bazzano in Regione è stato uno dei suoi soci attivi, Michele Ziveri, che davanti alla Commissione ha portato ad esempio la "100 miglia quad ride” come manifestazione sui sentieri d'Appennino che oltre a coinvolgere le attività produttive del territorio è anticipata e conclusa da una manutenzione dei sentieri utilizzati da parte dei volontari. "La manifestazione è capita per quello che è: un mezzo di tutela del territorio e di distribuzione di economia alle piccole imprese che in un modo o nell’altro vengono coinvolte - ha spiegato - Per l’edizione 2013 abbiamo già avviato una valutazione dell’impatto ambientale in quanto è nostra intenzione classificare l’evento con “impatto zero”: pianteremo tanti alberi quanti ne serviranno per assorbire il co2 emesso". "Riteniamo - ha continuato -che la nostra azione sul territorio abbia talvolta colmato il vuoto che spettava ad altre Pubbliche Amministrazioni riempire. Il territorio interessato beneficia del movimento economico che essa produce, il volontariato delle assistenze sanitarie di pronto intervento beneficia delle donazioni effettuate, i volontari che ci danno una mano con piccone e badile per ripristinare le strade sterrate rovinate che diversamente noi non potremmo usare per la manifestazione non chiedono nessun rimborso economico: sono convinto che questo si possa a ragione chiamare “tutela del territorio”. La bozza di legge purtoppo imbavaglia il territorio e mette le pastoie ad una iniziativa che contribuisce a sostenere economicamente imprese e servizi erogati in forma spontanea e gratuita. Sono convinto che questo non fosse lo spirito della norma proposta anche perché condivido e auspico una regolamentazione che nello spirito liberale ponga paletti e non pastoie e soprattutto non soffochi il nostro territorio a beneficio di pochi".  Queste le parole da appassionato. Poi c'è il rincaro di dose del politico: Ziveri, infatti, è candidato al Senato nelle liste dell'Udc e aggiunge: "Posto che sono favorevole a dare delle regole per l'utilizzo corretto dei sentieri, una proposta del genere andrebbe contro il diritto di libera circolazione garantito dall'Unione Europea. E poi perchè solo il Cai è stato coinvolto in maniera così importante?" .

Sull'esito delle audizioni in Commissione è intervenuto in queste ore uno dei parmigiani promotori del testo, Gabriele Ferrari, che ha aperto lo spiraglio per possibilità di modifiche: "Sono convinto - ha dichiarato - che il proficuo lavoro di confronto per raccogliere le istanze dai territori  non possa che produrre effetti benefici. È stato uno dei pochi momenti in cui gli abitanti delle terre alte insieme ai portatori d’interesse delle varie zone della Regione, abbiano potuto esprimere le loro richieste e le loro osservazioni su cosa dovrebbe essere fatto per migliorare le condizioni di chi, in primis, quei luoghi li vive tutto l’anno e di chi vuole goderne per brevi periodi di vacanza o svago. La bozza del progetto di legge, dopo questa giornata, farà spazio ad importanti emendamenti e spunti di riflessione che vedranno da qui fino alla stesura finale del documento una forte partecipazione di Comuni, Unioni Comunali, Comunità Montane e delle varie associazioni tramite l’organizzazione, localmente, di iniziative pubbliche finalizzate a proseguire il dialogo intrapreso. Si è intrapreso un percorso che servirà per rendere sempre più rispondente alle esigenze della collettività questo importante strumento di cui la nostra Regione deve dotarsi. È chiaro a tutti che quello che sarà il progetto di legge che si porterà in votazione dovrà essere un documento entro il quale tutte le istanze raccolte dovranno sentirsi debitamente valorizzate. Il nostro obiettivo è, nel mettere al centro del dibattito il tema della montagna, coinvolgere tutti coloro che, vivendolo, considerano il nostro Appennino un bene da difendere, amare e condividere".

 

REAZIONI

Simone Orlandini (candidato alla Camera per il Pdl): "Il film e' già visto, come al solito, la minoranza di Sel detta legge al PD, anche sul caso del nuovo regolamento per i parchi che sta prendendo forma in cui si vogliono vietare sui sentieri veicoli a motore e non solo, si vede come l'influenza della piccola minoranza verde dell'amministrazione di centro sinistra della Regione Emilia Romagna decida per tutta la coalizione. Questa e' una totale mancanza di volontà di lasciare vivere le numerose associazioni di sportivi di questo settore che con il loro impegno tengono vivi i sentieri e sopratutto tengono viva la montagna! Secondo noi la valorizzazione della Montagna passa innanzitutto attraverso l'incentivo di iniziative come quelle che la regione sta cercando di cassare. Questo problema e' lo stesso che vedremmo a Roma se dovesse vincere Bersani, ovvero l'estrema sinistra di Sel detterebbe legge ai "meno comunisti" del PD. Per questo e' fondamentale votare PDL. Vi immaginate Vendola a discutere di riforma del lavoro, di piano energetico nazionale e di tutto il resto? Io questo incubo non lo voglio vivere."

 

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  • Fabio

    22 Luglio @ 10.40

    Davvero qualcuno pensa che senza quei demoniaci fuoristrada/quad/moto carraie e sentieri di montagna rimarrebbero lisci ed asciutti a tempo indeterminato? Per la mia esperienza, i danni piu' grossi vengono da due fonti. I trattori per il trasporto della legna da ardere - mezzi potenti, pesanti e dotati di pneumatici molto aggressivi se non cingoli. Gli agenti atmosferici, soprattutto l'acqua corrente prodotta dalle pioggie intense. Per quello che ho visto, solo in alcuni casi particolari motociclette e quadi causano danni rilevanti.

    Rispondi

  • Angelo Farina

    10 Febbraio @ 11.47

    Ho già spiegato questo in altre sedi e lo ribadisco qui. Al di là delle considerazioni ambientaliste o "politico-economiche", a me preme sottolineare il fatto che la proposta di legge REER inizialmente presentata era INCOSTITUZIONALE ed INIQUA. Incostituzionale perchè, sulla base della Sentenza della Corte Costituzionale n. 428/2004, il potere legislativo in merito ala circolazione stradale è UNICAMENTE DELLO STATO, e non delle Regioni o delle Provioncie Autonome (in Trentino-Alto Adige). E sul fatto che Mulatttiere, Tratturi e Sentieri siano STRADE a fondo naturale non esiste alcun dubbio interpretativo, dopo il chiarimento fornito dalla Corte di Cassazione con la famosa sentenza n. 2479/2002 che, rifacendosi appunto ala definizione di "strade a fondo naturale" contenuta nello stesso Codice della Strada (art.3, comma 48), ha stabilito l'inapplicabilità della normativa regionale ligure di tipo forestale laddove introduceva un analogo, generalizzato divieto di circolazione dei mezzi a motore su sentieri e mulattiere della Regione. Chiariti questi fatti ormai incontrovertibili, sinchè non cambia il dettato dell'art.120 della nostra Costituzione le Regioni non possono vietare per legge il libero transito, anche con mezzi a motore, sula pubblica via. I divieti possono (ed, a mio avviso debbono) essere invece previsti nelle aree che richiedono maggior tutela ambientale, o nei tratti periicolosi. Ma i divieti possono e debbono essere apposti solo nel rispetto delle procedure previste dall'art.6, comma 4, del Codice della Strada, e debbono essere resi evidenti mediante l'apposizione della apposita segnaletica stradale conforme al Codice, installata a cura (e spese) dell'Ente Proprietario della singola strada. Personalmente ritengo che sia giusto vietare certi percorsi ad alcun tipi di veicoli. E anche realizzare invece percorsi riservati a certi tipi di veicoli (come le citate piste da discesa in downhill, o i trial park). Ma le regole debbono sempre essere esplcite, ed i divieti decisi dagli organi che ne hanno il potere giuridico (Sindaco o consigli comunali, in questo caso). Nella attuale proposta di legge, invece, dei "volontari" del CAI (volontari per modo di dire, visto che il CAI riceve sovvenzioni milionarie dalla Regione) avrenbbero il diritto, pitturando dei sassi di banco-rosso, di vietare al transito veicolare qualunque percorso loro decidano, al di fuori di qualsiasi controllo democratico sul loro operato. Anche a livello di sanzioni si verifca la stessa situazione: anzitutto, come stabilito dalla sentenza della Corte Costituzionale sopra citata, le Regioni non hanno il potere di inasprire le sanzioni previste dal Codice della Strada, nè le modalità di contestazione delle stesse. In particolare, le GEV o la Polizia Provinicale non hanno poteri in materia di circolazione stradale, e le infrazioni al Codice possono venire contestate solo dalle forze dell'ordine (incluso il Corpo Forestale dello Stato, a seguito di apposito protocollo di intesa firmato col Ministero dell'Interno). Anche in questo caso, invece, la proposta di legge REER avrebbe conferito ai volontari del CAI non solo il potere di vietare i percorsi di loro scelta, ma anche di sanzionare i trasgressori, pur non essendo investiti di poteri di polizia giudiziaria in merito alle violazioni del Codice della Strada. E' pertanto necessario effettuare una profonda revisione della Legge Regionale REER, in modo da eliminare i profili di incostutuzionalità, di renderla conforme al quadro legislativo sovraordinato (Codice della Strada) e da renderla pienamente efficace: infatti una legge regionale incostituzionale darebbe poi luogo, facilmente, a ricorsi vinti da parte dei trasgressori, ed a gravi ripercussioni anche economche sulla Regione (e sui Consiglieri Regionali che l'avessero improvvidamente votata). Questo renderebbe la legge regionale REER assolutamente inapplicabile, in quanto prevede un divieto generalizzato che risulterebbe privo di efeftti, alla luce della contrastante e sovraordinata regolamentazione statale. Meglio avere invece dei divieti affissi esplicitamente nei soli tratti meritevoli di tali divieti, regolarmente segnalati, e con sanzioni nella misura "giusta" già prevista dal Codice della Strada ed applicate con mano ferma dalle Forze dell'Ordine (e non da volontari). E rendere invece palese ciò che già la normativa statale asserisce, ovvero che anche le mulattiere ed i sentieri sono soggette al Codice della Strada, per cui i veicoli che li percorrono debbono però essere del tutto conformi alle prescrizioni del Codice (quindi vanno giustamente sanzionati gli scarichi aperti, le gomme non omologate, la mancanza di targa, specchi, avvisatore acustico e fanali, etc.), ed anche la condotta di guida deve uniformarsi ale regole di sicurezza della normale circolazione stradale (che, rammentiamolo, vieta le impennate, i salti, la guida con una sola mano sul manubrio o senza essere seduti in modo appropriato, la velocità pericolosa, etc.). Inoltre la proposta di legge REER è iniqua, in quanto "favorisce" un ristretto gruppo di escursionisti (quelli del CAI) a palese danno, anche economico, di tutti gli altri. Olre a costituire un palese "vulnus" all'art.3 della Costituzione, questo fatto causa tensioni sociali ed "invidie" inaccettabili da parte delle altre benemerite associazioni ed organizzaizoni che da anni si spendono (senza alcun ritorno economico) per la tutela e la protezione della nostra rete escursionistica, e della montagna in generale. E cito qui i ciclo club, moto club e club di 4x4 e di Quad, che da parecchi anni ormai forniscono un rilevante supporto logistico ed operativo alla Protezione Civile, e che peridocamente pattugliano la nostra rete di percorsi effettuando servizi come l'Avvistamento Anticendi, di ricerca persone scomparse, di raggiungimento località isolate in condizioni meterologiche avverse ed interventi di manutenzione straordinaria in caso di frane, caduta di piante, etc.. Non è pensabile che la Regione ceda al solo CAI l'intera gestione, manutenzione e vigilanza su 5000 km di rete stradale pubblica della Regione, ignorando l'apporto e gli interessi di decine di altre organizzazioni parimenti meritevoli... E non è parimenti pensabile che gli utili interventi di cui sopra, che sovente richiedeno l'impiego di mezzi adeguati, vengano effettuati "a piedi"...

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  • rudolf

    09 Febbraio @ 17.34

    I mezzi a motore sono incompatibili con il rispetto del verde e degli animali del bosco, sia per il rumore sia per l'inquinamento ambientale. E' semplicemente una colossale sciocchezza quella di dire che i sentieri della montagna si mantengono sgombri solo perchè passano mezzi a motore, quali, ad esempio, le jeep. Si vada per i sentieri dell'alta ValTaro e ValCeno e si vedrà che i sentieri esistenti si mantengono perfettamente percorribili e puliti anche in assenza di mezzi a motore, anche durante i mesi da aprile ad ottobre ! Almeno i sentieri di montagna non deturpiamoli con i motori ed i relativi gas di scarico. Sono più che sufficienti le strade asfaltate !

    Rispondi

  • Gianluca

    09 Febbraio @ 16.05

    Vedi Andrea, è proprio qui il problema !!! "vedo sfrecciare ad alta velocità sia sui sentieri ma anche tra le piccole frazioni". Se chi conduce un mezzo a motore, non è in grado di governare la propria adrenalina mettendo in pericolo il prossimo, gli deve essere inibita la possibilità di farlo, senza penalizzare chi invece rispetta le regole e si comporta bene. Questa è Democrazia. Chi invece percorre i centri abitati a velocità moderata, si ferma quando incontra pedoni/bici/cavalli, ha secondo me, il sacrosanto diritto di godersi la natura a suo modo rispettando gli altri, perchè ricordiamocelo non facciamo nulla di male, fino a prova contraria. Cosa facciamo, perchè la gente si fa male sciando, proibiamo lo sci ? Se succedono gli incidenti in auto, togliamo le auto ? Le caldaie inquinano, spegniamo i riscaldamenti ? E così potrei andare avanti, ci vuol capire capisce, senza tanti esempi.

    Rispondi

  • Andrea

    09 Febbraio @ 14.53

    Ho una casa sul nostro bel Appennino, in zona pre-parco del Fuso e per quello che vedo a mio parere la legge dovrebbe impedire l'accesso ai sentieri dell'appennino ai mezzi a motore (Quad, moto da cross, fuoristrada), che vedo sfrecciare ad alta velocità sia sui sentieri ma anche tra le piccole frazioni (=pericolo!!!) e provocano danni ai sentieri e disturbo agli animali che ci vivono Sono favorevole a permetterlo invece alle persone a piedi, in mountain bike o a cavallo.

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