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Il dentista Bettini: "Ho rischiato di morire Gli amici mi hanno salvato la vita"

Il dentista Bettini: "Ho rischiato di morire Gli amici mi hanno salvato la vita"
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Gianluigi Negri  

Se me la raccontassero, penserei più a una favola che a qualcosa di realmente accaduto. Avendola però vissuta in prima persona, devo per forza crederci». 
C’entra la fortuna, ma c’entrano anche e soprattutto il calore e la vicinanza degli amici, nella «favola» di Giuliano Bettini.
 Lo stimato medico dentista fidentino poco prima di Natale ha rischiato di morire, da solo, nella propria abitazione, per colpa di quella che in seguito avrebbe scoperto essere un’infezione alla colonna vertebrale. 
Solo la determinazione degli amici, e la loro insistenza nel costringerlo a un ricovero «forzato», gli hanno permesso ora di rientrare a casa e di guardare avanti.
Il 7 dicembre scorso Bettini, verso l’ora di cena, si reca in bagno. Fino a quel momento stava benissimo. Aveva appena visto un film di Woody Allen: «All’improvviso vengo ''trafitto'' da attacchi di freddo, un freddo che sapeva di morte: non avevo più il controllo del corpo a causa dei tremori. Poi, dopo due o tre minuti, tutto passa. Per precauzione mi metto a letto e lì inizio ad avere un mal di schiena atroce che mi impedisce di muovermi: ho attraversato un periodo di otto giorni e otto notti in cui non mi sono alimentato, disidratandomi quasi completamente poiché riuscivo a bere solo mezzo bicchiere d’acqua al giorno».
Fino a quando un amico di vecchia data, «Ciccio» Rastelli, si è presentato da lui, accompagnato da due carabinieri, e lo ha obbligato a farsi ricoverare all’ospedale di Vaio.
 Solo in seguito, trasferitosi a Parma, al Maggiore, Bettini ha scoperto di aver contratto una spondilodiscite, infezione che, dalla colonna vertebrale, si era estesa al resto del corpo.
 In quei giorni non ha nemmeno pensato di chiamare il 118: «Mi trovavo in una sorta di limbo: non stavo né bene né male. Non sentivo neppure la necessità di alimentarmi. Senza rendermene conto, le mie capacità mentali erano compromesse: ero entrato in uno stato che in medicina si definisce ''ottundimento del sensorio''. Siccome prima mi sentivo benissimo, non ho avuto la prontezza di reagire». 
Single e senza più i genitori, Bettini durante quelle lunghe ore di «trance» a malapena riusciva a raggiungere la cucina per bere o il telefono per rispondere agli amici che lo cercavano: «Ero in uno stato di quasi obnubilamento. A pensarci adesso, quando sono arrivati i carabinieri insieme a Rastelli è sembrato più un arresto che un ricovero». 
Oggi lo racconta con un sorriso, ma Bettini sa che, per lui, questo è stato un vero miracolo di Natale: «Portandomi all’ospedale mi hanno salvato la vita». Una volta trasferito a Parma, lo hanno seguito con scrupolo e attenzione i dottori Calzetti e Pizzaferri. Al Maggiore è rimasto un mese intero senza potersi muovere, poi è stato dimesso il 14 febbraio. Sia a Vaio che a Parma gli amici gli hanno mostrato un affetto sorprendente: «A Vaio, quando non ero ancora in me, volevano addirittura organizzarmi la cena di Natale in ospedale.  A Parma, invece, tutti i giorni mi sono venuti a trovare, oltre a Rastelli, Beppe Rota, Stefano Galli e Antonella Tozzi». 
Fra pochi mesi Bettini compirà 60 anni: «Questa favola a lieto fine segna una svolta nella mia vita. A questi amici devo davvero tanto».   
 

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  • Fontana Armando

    27 Aprile @ 02.06

    Signor dentista Bettini, anch'io nel giugno 2012 sono stato colpito dal tuo stesso problema. Dopo un leggero stato febrile, a cui non avevo dato peso, quasi improvvisamente ho avvertito un fortissimo mal di schiena che mi ha inchiodato a letto. Dopo tre giorni mi sono sottoposto ad una risonanza magnetica che ha rivelato una spondilodiscite a livello lombare. Trasportato d' urgenza in ospedale, sono stato ricoverato nel reparto infettivi, sotto le cure dei dottori Calzetti e Pizzaferri e della loro equipe. A seguito di ulteriori analisi mi e' stata diagnosticata una infezione (virus gordonii). La mia permanenza in ospedale e' durata un mese. Un mese senza mai potermi alzare per il male fortissimo che mi impediva qualsiasi movimento. Dopo tre settimane di antibiotici in vena, ho proseguito con quelli via orale. Nel mentre con l' aiuto di un busto e di un fisioterapista, ho iniziato un mini corso di rialibitazione. Finalmente le tanto sospirate dimissioni ospedaliere. Altri due mesi di letto a casa, continuando la terapia di antibiotici e corso di recupero muscolare con esercizi e, piccole passeggiate casalinghe con l'aiuto di andarino. A distanza di quasi un anno le cose vanno molto meglio, anche se non posso dire di aver recuperato al 100%, avverto ancora un po' di dolore che comunque non mi impedisce di fare quasi tutto. Mi sottopongo ogni quattro mesi a risonanza che ogni volta registra un piccolo miglioramento. Spero che un giorno questa mia parentesi di vita sia solo un brutto ricordo. Tanti auguri. Collecchio 27/4/2013. Fontana Armando.

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