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Amico: "Tutte platealmente false le dichiarazioni dei due minori"

Amico: "Tutte platealmente false le dichiarazioni dei due minori"
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 Nuova replica di Flavio Amico, l'educatore imputato di maltrattamenti su minori in un processo in corso nel tribunale di Parma sezione di Fidenza, a un articolo apparso sulla Gazzetta

«Il 15 febbraio scorso la Gazzetta di Parma ha  pubblicato il secondo di tre articoli, pieno di falsità  e calunnie, dedicati a me, alla mia Casa Famiglia e  alla Associazione di cui mi onoro di appartenere. Il  titolo dell’articolo era “Là i miei figli hanno perso  il sorriso”. La notizia che si voleva riportare era la  “denuncia di un padre” al quale erano stati  allontanati due figli inseriti presso la nostra Casa Famiglia e la “testimonianza della dolorosa  esperienza” di quei due minori, raccolta da un  vostro giornalista. Tutta la realtà concernente quel  padre e i motivi dell’allontanamento dei figli sono  stati presentati in maniera, quanto meno, fortemente distorta, mentre le testimonianze dei figli  raccolte dal vostro giornalista sono tutte platealmente false e fortemente calunniose».
 
«Non è vero,  quello che il vostro giornalista racconta e che gli sarebbe stata “testimoniata” dai due minori, che li  minacciavamo di non mandarli a casa il sabato. Questo non è mai successo. Basterebbe un minimo  di buon senso e di conoscenza delle norme per sapere che i rapporti con la famiglia vengono  regolati da disposizioni del Giudice per i minori e non si possono contravvenire. Altrettanto falsa e  fortemente calunniosa è anche la notizia che il bambino si fosse rotto il polso a seguito di una  spinta. Vero è che il bambino si è rotto il polso, ma pattinando sulle rotelle nella pista del giardino  pubblico davanti casa, di fronte a tanti altri bambini e genitori, per come documentato anche dai  referti medici dell’ospedale di Vaio e per come a conoscenza diretta e immediata del Servizio  Sociale interessato.
Non è altrettanto vero che i bambini non fossero aiutati per il forte ritardo  scolastico. Una maestra di scuola primaria, una tata laureata in scienze della formazione primaria,  un maestro di musica e una psicopedagogista venivano, a turno, ogni giorno a Casa nostra per aiutare quei bambini nel recupero del loro ritardo di apprendimento e cognitivo, accumulato con  anni di deprivazioni nella famiglia di origine».
«Precisato ciò, se fosse per la necessità di difendere la mia immagine e l’operato della mia Casa  Famiglia avrei già replicato alle falsità pubblicate dal suo giornale con la rettifica che Vi ho inviato  e che avete pubblicato il 19 febbraio scorso, rettifica che mi sarebbe bastata.  (...) ». 
Ora, tutte queste persone  del nostro territorio, che sono le stesse che leggono la Gazzetta di Parma, restano stupiti dalle falsità  “Carlo” e “Paola” mentre partecipano, insieme alla Casa Famiglia,  alla regata solidale La Vela Per La Vita sul Lago Maggiore  riportate dal Vostro giornalista, che questi bambini avrebbero, nella nostra Casa Famiglia, “perso il  sorriso” e mentre possono testimoniare la serenità vissuta da questi bambini presso di noi, nello  stesso tempo prendono atto delle menzogne del suo giornale. Penso ai vicini di casa della nostra  Casa Famiglia, che in quegli anni risiedeva a pochi passi dal centro di Fidenza, che ogni giorno li  vedevano e salutavano, “Ciao Carlo”, “Ciao Paola” e ai quali loro rispondevano sorridendo; o che,  in occasione di Halloween, condividevano con loro il gioco del dolcetto o scherzetto; penso alle  insegnati e al personale scolastico tutto, che li ha seguiti e visti crescere per anni nella nostra  Famiglia. Così come tutti gli istruttori e gli allievi della scuola di Rolley di Salsomaggiore dove  erano accompagnati per pattinare insieme alle mie figlie».  
«No, non credo proprio che questi bambini abbiano perso il sorriso da noi. Almeno non risulta  dalle oltre 300 fotografie che noi abbiamo di questi bambini sorridenti e felici, o se ancora non  bastasse, dai ricordi di coloro che li avevano conosciuti.  (...) ». 
«Ecco, Sig. Direttore, se non fosse per tutto questo io non Vi  avrei scritto nuovamente per una replica. Il danno che ci avete procurato era già incommensurabile  con il primo articolo e con questo secondo vi siete tirati sufficientemente la zappa sui piedi.  Ma c’è un altro motivo, dolorosissimo, per tutti quelli che si occupano seriamente di minori, che  mi fa sentire obbligato a dover rettificare quanto da Voi scritto in questo articolo. Ed è il danno  enorme e gravissimo che il Vostro giornalista ha fatto a questi due ragazzi. Se c’è qualcuno, infatti,  che ha fatto perdere il sorriso a questi ragazzi siete stati voi, che avete violentato e massacrato il felice ricordo che questi due minori avevano degli anni passati nella nostra Casa Famiglia e degli  affetti fraterni che si erano costruiti. Solo fino a qualche giorno fa condividevano ancora l’amicizia  e si scambiavano post con le mie figlie su facebook sulla base di un’antica amicizia e di un affetto  fraterno reciproco. Un felice ricordo che voi avete invece contribuito a distruggere e riscrivere  falsamente oscuro e doloroso». 
 
«Il giornalista che è andato a raccogliere quelle dichiarazioni dai due  ragazzi, di cui uno si faceva rosso in viso, non per il ricordo che aveva della nostra Casa Famiglia,  ma per le menzogne che lo invitava a raccontare, non si è limitato, con una ben conosciuta tecnica  di debunking, ad adeguare i fatti raccontati, travisandoli, a conclusioni precostituite, ma ha fatto  ancor di più. Ha provocato un danno biologico gravissimo e profondo nelle loro coscienze e nella  loro identità fragilmente in costruzione, che non si limita solo a mutilare l’esperienze vissute  (l’Erlebnis) di questi ragazzi ma ne compromette gravemente il futuro, perché li lascia con una  rappresentazione di sé stessi falsa, lacerata e tradita che si porteranno per sempre appresso». 
 
Risponde l'autrice dell'articolo  in questione
 
Purtroppo (o per fortuna)  la «ben conosciuta tecnica  di debunking, per adeguare i fatti raccontati, travisandoli, a conclusioni precostituite», come la definisce il signor Amico, a me è del tutto sconosciuta. I giornalisti non vengono addestrati a manipolare la realtà con tecniche di persuasione, ma a raccogliere fatti e testimonianze e a raccontarli nel modo più fedele possibile. Ed è quello che ho fatto, nel caso dell'articolo sopra citato come in tutti gli altri dei miei numerosi anni di professione. Non credo che in un giornale come la Gazzetta di Parma ci sia posto per un modo diverso di lavorare.  Per quanto riguarda la «falsità dei fatti raccontati», sarà in sede giudiziale  (visto che la famiglia dei minori in questione procede per vie legali), e non su queste pagine, che qualcuno stabilirà se le dichiarazioni di Carlo e Paola rispondono al vero. Per ora, a me basta la mia coscienza a posto e il loro grazie.
 

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  • gioia

    09 Maggio @ 18.15

    E' vero. Per un reato come quello commesso dall'Amico una misura cautelare forse sarebbe stata d'obbligo. Invece è ancora lì che scarrozza i ragazzi e impartisce istruzioni agli educatori. I suoi modi sono sempre stati brutali e inappropriati a dei minori, senza scendere nei vari casi dettagliatamente. Il suo è il dominio del terrore, anche a tavola coi ragazzi regna la paura... Cmq...

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  • Paolo

    28 Febbraio @ 15.28

    Più cauti dovrebbero essere gli operatori delle case famiglia e soprattutto le ASL che dovrebbero controllare queste case famiglia prima che debba intervenire la magistratura. Aldilà della ridicolo tentativo di difesa che utilizza una parola sconosciuta ai più come \"debunking\" per confondere le persone e avallare delle assurde accuse su una giornalista che ha fatto il grande \"errore\" di raccogliere una denuncia su un \"compagno che ha sbagliato\" nella rossa Parma. Questa giornalista va invece rispettata per il suo coraggio. Tra il resto debunking significa \"mettere in dubbio e smaschera affermazioni false, esagerate, anti-scientifiche o pretenziose\" e quindi non centra nulla. Semmai un debunker sarebbe uno che smaschera le ridicole affermazioni del signor Amico. Ma penso che non serva farlo dato che chiunque può capire che se le dichiarazioni dei ragazzi sono finite in una denuncia ai carabinieri forse non stavano così bene nella sua casa famiglia. Oppure anche i carabinieri hanno estorto la denuncia ai ragazzi? Quello che scandalizza è il fatto che questa persona lavori ancora con dei minori dato che in via cautelativa dovrebbe perlomeno essere sospeso. Dove sono le autorità che dovrebbero intervenire a tutela dei minori. E non parlatemi di terzo grado di giudizio. A un padre accusato di pedofilia i figli vengono tolti ben prima del terzo grado di giudizio. Il signor Amico riceve forse dei trattamenti di favore rispetto a quello che succede con tutte le famiglie sospettate di maltrattamenti?

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  • gabriella

    26 Febbraio @ 20.35

    A prescindere dal caso dell’articolo pubblicato, mi lascia perplessa l’affermazione della giornalista che dice che non e’ stata addestrata a manipolare la realtà con tecniche di persuasione (debunking) ma che a lei sono del tutto sconosciute Se non sbaglio la GAZZETTA DI PARMA e i suoi articoli arrivano agli occhi dei lettori Parmensi di cui una bella fetta ne conosce il significato e che comunque esserne almeno a conoscenza le permetterebbe di difendersi a sua volta e di non cadere nelle sue trappole. Raccogliere fatti e testimonianze in modo fedele e raccontarli non deve limitarsi ad un lavoro solamente di copia e incolla ma tutto ciò deve essere vagliato da una coscienza personale per evitare di fare del male ad ambedue le parti. E’ vero che fa notizia IL PADRONE CHE MORDE IL CANE E NON IL CANE CHE MORDE IL PADRONE ma quando di mezzo ci sono dei bambini sarebbe meglio essere più che cauti. Non ha pensato cara giornalista che il grazie che le hanno detto i genitori di Carlo e Paola possa essere manipolazione???

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