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Borgotaro ha salutato Berni per l'ultima volta

Borgotaro ha salutato Berni per l'ultima volta
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Franco Brugnoli

La comunità di Borgotaro ha tributato ieri, nella chiesa di Sant’Antonino Martire, l’estremo saluto a Giuseppe Berni, il pensionato 72enne  morto in casa agli inizi di gennaio dopo essere stato  imbottito di ansiolitici e rapinato.
Con l'accusa di rapina sono ora dietro le sbarre del carcere di Piacenza Giuseppina Lugari, 63 anni, che si occupava delle pulizie in casa di Berni, e la figlia Sonia Barbieri di 45 anni. La Lugari è accusata anche di omicidio preterintenzionale, in quanto avrebbe somministrato i tranquillanti al pensionato in dose tale da fargli perdere completamente i sensi e da provocarne la morte per ipotermia. Berni fu infatti lasciato in casa seminudo.
Secondo l'accusa, le due donne, dopo aver avuto rapporti intimi con l'uomo,   gli avrebbero sottratto, in più occasioni, una consistente somma di denaro.  Ogni volta, stando a quanto è emerso, l'uomo veniva sedato, rapinato e abbandonato.
Ieri, finalmente, a più di due mesi dal decesso,  Berni ha potuto essere sepolto. La celebrazione eucaristica di suffragio è stata officiata da monsignor Angelo Busi, parroco di Borgotaro e vicario episcopale di zona. All’omelìa, riallacciandosi al testo delle letture evangeliche, il celebrante ha parlato delle figura di Berni, formulando alcune considerazioni: «Giuseppe - ha detto - era un uomo che desiderava il bene e non faceva male a nessuno. Questo lo portava a dare fiducia alle persone che incontrava». 
«Nella nostra comunità - ha aggiunto - esiste ancora un tessuto relazionale vivo. Ognuno sente di appartenere ad una grande famiglia, in cui ogni persona persegue anche il bene di tutti. Ma esiste pure un altro modo di interpretare la vita: non un’impresa comune, ma un bene privato da assicurare, anche a discapito degli altri. Così - ha spiegato monsignor Busi - aumentano situazioni di solitudine, ove chi è più debole, è più esposto all’inganno ed alla prevaricazione. E’ un segnale che dobbiamo cogliere: il vero benessere non è solo quello economico, ma è quello di una comunità, in cui ognuno può fidarsi degli altri e può dedicarsi, senza paura, al bene degli altri. Con dispiacere, anche i vicini di casa, hanno appreso la notizia della morte di Giuseppe. Con dolore, tutti noi, constatiamo che una persona innocente è stata ingiustamente colpita. Gesù sulla croce, nonostante quel grido angosciato, non si è sentito davvero abbandonato. La sua morte è stata un atto di amore e di perdono verso coloro che lo avevano inchiodato a quella croce. Quello stesso amore di Gesù, oggi ci garantisce che Giuseppe è ora al sicuro. Tra le braccia misericordiose del Padre».
Alla cerimonia sono intervenute tante persone, ovviamente tutti i familiari (la sorella, i nipoti ed altri parenti), ma anche molti ex-colleghi di Berni, che avevano lavorato con lui, per anni, nella fabbrica di costruzioni meccaniche di Solignano. 
Al rito era presente  anche il legale della famiglia, avvocato Roberto Marchini, ma soprattutto tante persone che   conoscevano e  apprezzavano Berni per la sua semplicità, per la sua schiettezza e bontà. 
Intanto,  sul fronte giudiziario, le cose si stanno schiarendo. Le due donne pare abbiamo in parte ammesso le proprie responsabilità, per cui ci si starebbe avviando verso l’epilogo di questa vicenda. 
 

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