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Provincia, ecco il bilancio "lacrime e tagli". E Presidente e Giunta si abbassano le indennità

Provincia, ecco il bilancio "lacrime e tagli". E Presidente e Giunta si abbassano le indennità
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COMUNICATO

“Si è superato il limite di sostenibilità”. Parla del “suo” bilancio Vincenzo Bernazzoli e della fatica con cui la Provincia di Parma è arrivata a redigerlo, opponendo ai tagli (4 mln di euro rispetto al 2012, circa 11 mln in meno dal 2011) una rigorosa politica di contenimento della spesa, a partire dal personale (9 oggi i dirigenti contro i 23, ad esempio, della Provincia di Piacenza). L’obiettivo è limare all’osso i conti per non penalizzare i servizi, una scelta di coerenza, dice, che però sembra non essere sufficiente perché da pochi giorni, cioè da quanto il Governo ha varato l’ultimo decreto per il pagamento dei debiti verso le imprese degli enti locali, il taglio di risorse rischia di essere non più sostenibile.
“Di quel decreto usufruiamo in modo limitato perché abbiamo sempre cercato di pagare le imprese. E’ stata una scelta che discende dal fatto che per noi il lavoro è una priorità – spiega il presidente – La cosa gravissima è che in quel provvedimento c’è una norma che riguarda le Province con la quale vengono ridefiniti i criteri degli ultimi tagli e se verrà approvato comporterà per il nostro ente una ulteriore decurtazione di 3,3 mln di euro”.    
Per Bernazzoli questa è “una situazione limite”, che porta alla completa incapacità di programmare interventi e impegni e proprio nei giorni in cui il Parmense conta in milioni di euro i danni delle frane provocate dal maltempo. “Abbiamo aspettato fino ad aprile per avere la certezza di costruire una manovra su dati sicuri e ora ci ritroviamo ad approvare un bilancio che ha dei problemi – spiega Bernazzoli -  E’ un elastico che si spezza. Se il decreto sarà approvato non ci saranno le garanzie per gestire i servizi e dovremo restituire le funzioni alla Regione. Faremo una battaglia per segnalare al Paese che non è più solo un problema per le Province. E’ in corso un processo di distruzione inutile che può diventare dannoso perché i problemi rimangono e peggiorano”.
Eppure racconta il presidente, la Provincia di Parma aveva fatto ancora una volta uno sforzo considerevole per far quadrare i conti e costruire la manovra per il 2013.
Di fronte alle criticità - non solo  minori  trasferimenti da Stato e Regione ma anche l’impossibilità di contrarre mutui – l’ente ha continuato il proprio percorso di  contenimento della spesa che viene ulteriormente ridotta del 20%.
Si continua a risparmiare sul personale con una spesa complessiva di – 420mila euro sul 2012 ( - 3 mln di euro dal 2009), riduzione drastica delle consulenze e contratti a progetto (l’80% in meno dal 2009); contenimento anche su voci come affitti, autonoleggi, pulizie. Il perseguimento del risparmio su consumi e spese per incarichi e della razionalizzazione dell’utilizzo di beni strumentali porta i costi fissi e generali a diminuire di  ben 4,3 mln di euro in 4 anni.
Questo virtuosismo ha permesso alla Provincia di Parma di rispettare tutti i parametri nazionali primo fra tutti quelli imposti dal patto di stabilità. Alla voce risparmio si aggiunge una novità: Presidente e Giunta hanno infatti deciso di ridurre le proprie indennità di carica in percentuali che vanno dal 10% (presidente) al 22% fino al 40% di alcuni assessori (vedi tabella).
“ Vogliamo essere parte di uno sforzo collettivo e dare il segnale che non siamo fuori dal disagio che vive questo il territorio, che c’è e ci deve essere in campo la solidarietà  – ha detto il presidente – abbiamo voluto destinare queste risorse, circa 140mila euro, al fondo salva sfratti, dopo ciò che è successo a Civitanova Marche è una scelta ancor più significativa”.
Il volume complessivo del bilancio, ha spiegato l’assessore Roberto Zannoni, è di 97 mln e 790mila euro (104 mln il bilancio preventivo del 2012). Sulle uscite 50mln sono di spese correnti e 31 mln in conto capitale. Le risorse vengono destinate ai seguenti settori: 22,6 sulle opere pubbliche (come da piano triennale) e 13,6 per la formazione (entrambi con fondi regionali);  4,5 mln sulla viabilità, 1, 3 mln sull’edilizia scolastica, 500mila nel turismo, 1 mln e 600mila nel settore ambiente e parchi, 700mila sulla pianificazione territoriale, 240 attività produttive. “ Ci tengo a sottolineare – ha segnalato Zannoni – che sulla viabilità e edilizia scolastica abbiamo mantenuto gli stessi investimenti dello scorso anno, nonostante le criticità è uno sforzo non indifferente”.
Sul fonte delle entrate, oltre a 22mln dalla Regione, si trovano anche 43 mln di euro dai tributi. Per continuare a funzionare infatti, per la Provincia è stato necessario agire sulle risorse raccolte direttamente allineandosi alle scelte effettuate dalle Province già lo scorso anno in particolare sull’rc auto, portata al 16% per una entrata stimata di 2 mln di euro. Altri 2,5 mln provengono da alienazioni.

LE INDENNITA' TAGLIATE

Il presidente Vincenzo Bernazzoli ha una riduzione del 10%: da 5.466,19 a 4.919,57 euro lordi. Il vicepresidente Pierluigi Ferrari del 27%: da 4.099,63 a 2.992,73. Stessa percentuale, 27%, per l'assessore Marcella Saccani (Sociale): da 3.553,02 a 2.593,70. Taglio del 22% per Manuela Amoretti (Lavoro), Giancarlo Castellani (Ambiente), Francesco Castria (Sicurezza), Ugo Danni (Infrastrutture), Agostino Maggiali (Turismo), Roberto Zannoni (Bilancio): si passa da 3.553,02 a 2.771,36 euro lordi. La sforbiciata più consistente è quella di  Andrea Fellini (Mobilità) e Giuseppe Romanini (Scuola), che è del 40%: da 1.776,51 euro a 1.065,91 euro lordi per entrambi.

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  • Geronimo

    10 Aprile @ 20.01

    Geltile redazione chiedo se possibile di citare l'assessore allo sport Antonini perché ho visto che non viene mai citato probabilmente perché non prende lo stipendio o meglio, se le cose non sono cambiate o se ricordo male io, lo devolve in beneficenza, anche questo è un bel gesto.

    Rispondi

  • Paolo Reggiani

    10 Aprile @ 15.30

    Cari amici, finalmente si sta incominciando a ragionare sull'opportunità di non abolire le province ma rivalutarle in una diversa ottica amministrativa locale. Il loro vantaggio è di avere dimensioni di superficie ed abitanti maggiori e di molto rispetto ai Comuni (salvo eccezioni nelle recenti e da rivedere) e quindi una migliore possibilità di reperire risorse per i compiti. Ovviamente non come sono adesso organizzate, serve una profonda revisione del loro status, anzi una vera riforma semplificativa che quei tipi di enti permettono per le loro caratteristiche intrinseche. Come inizio bisogna vederle come unione di Comuni, dei Comuni di appartenenza, Comuni che in una razionale riforma troverebbero ampia rappresentanza negli organi amministrativi: questo a difesa delle esigenze di ogni punto del territorio. Ogni altro raggruppamento di Comuni esiterebbe in un territorio comunque piccolo poiché parte da enti geograficamente microscopici. I Comuni, sempre in quell'ottica di rinnovamento, perderebbero le ripetizioni di uffici e competenze che gravano sui costi (anche il più piccolo dei Comuni deve avere un'anagrafe, un ufficio tecnico, delle segreterie, ecc.) esse passerebbero alla Provincia che le esplicherebbe con uffici decentrati in tanti punti del territorio collegati telematicamente col mondo intero: certo è che servirebbe un'informatizzazione spinta, ma questi sistemi esistono già altrove, quindi fattibili anche da noi. Uffici con non più di due o tre impiegati che possono rilasciare dal passaporto, alla carta d'identità, alle visure catastali, a quasi tutto, facendo risparmiare viaggi ed inquinamento anche solo per ritirare un foglietto timbrato. I dipendenti attualmente in carico ai Comuni resterebbero in quanto la transizione da un modello all'altro richiederebbe la loro presenza (se non altro per tradurre nelle memorie elettroniche tutti i dati), poi si potrà ottenere il completo risparmio economico di questa nuova gestione amministrativa. Risparmio che però sarebbe già notevole da quasi subito (e non i soli 120 milioni di effettivo risparmio dell'abolizione delle Provincie) forse di miliardi di euro, per effetto della scomparsa degli organi, cosiddetti politici e del loro entourage esterno (consulenze in testa). Soltanto l'abolizione della parte politica dei Comuni capoluogo di Provincia avrebbe un risparmio pari a quello delle Provincie in quanto i sindaci, giunte consigli, segreterie, ecc. hanno importi equivalenti se non uguali agli omologhi provinciali. Però esistono altri 8000 Comuni più piccoli, alcuni di medie dimensioni la maggioranza invece piccoli: il risparmio per singola unità diminuisce (pur restando significativo per le centinaia di Comuni più grandi) ma è il grande, eccessivo, elefantiaco numero dei Comuni che somma i benefici verso un risparmio considerevole di denaro pubblico e tassazioni in meno per mantenerli in vita. Sarebbe l'attenta riorganizzazione a mantenere attiva la funzione rappresentativa dei Comuni nella Provincia (e ci sono già idee per come farlo) ma senza le costose reiterazioni di uffici e compiti. Se ne può parlare, sarebbe utile verificare questa grande possibilità di razionalizzazione e risparmio di soldi.

    Rispondi

  • Franco Bifani

    10 Aprile @ 12.39

    Da oggi mi sono tagiato il piatto giornaliero di pasta, da 150 gr. a 145, sull'esempio del sor Bernazzoli. L'esempio di Papa Francesco ha lambito anche il cuore dei boss del PD.

    Rispondi

  • patrizia

    10 Aprile @ 08.39

    Perché solo il 10%? Mi sembrano un po' pochini. E su che basi vengono fatti gli altri tagli che peraltro sono tutti superiori al suo? Spero solo che le province vengano abolite così ,se trovano ,capiranno cosa vuol dire lavorare.

    Rispondi

  • step

    09 Aprile @ 22.33

    penso a chi si occupera' delle strade provinciali dopo la cancellazione delle prov. a parte tutti i discorsi le ns.strade prov.erano molto curate molto piu' curate delle statali

    Rispondi

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