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"Noi che di notte sentiamo le rocce sgretolarsi e non dormiamo". E salgono a trenta gli evacuati

"Noi che di notte sentiamo le rocce sgretolarsi e non dormiamo". E salgono a trenta gli evacuati
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Chiara Cacciani
Lo sanno che di notte, là fuori, ci sono le sentinelle a vegliare: i volontari della Protezione civile che aggiungono ai loro occhi la luce della torre-faro puntata sulla frana di Capriglio. Ma la paura è una brutta bestia, soprattutto dopo che si è visto l'incubo diventare rapidamente realtà sotto i propri piedi. "Qui si dorme un paio d'ore. Appena prendi sonno senti i rumori, le rocce che si sgretolano. E la preoccupazione è tanta, tanta davvero".
Massimiliano Manici ha 41 anni e a Capriglio ha la sua vita, la sua attività e- vorrebbe – il suo futuro. "Ho deciso di mettere radici qui, di investire qui, e qui voglio lavorare, continuando a dare uno stipendio ad altre sette famiglie. Siamo in ginocchio ma non ce ne andiamo, proviamo a resistere: ma abbiamo bisogno di non essere abbandonati". Lui che ha una piccola impresa edile racconta delle strade messe ko dalle frane, dei telefoni muti da una settimana, e del suo capannone che si affaccia ormai sul baratro. "Oggi la situazione sembra assestata, però è giù a valle che la terra continua a muoversi. Vediamo la montagna sgretolarsi, e i terreni trascinati verso la sponda del torrente".
Era una montagna amica, quella a cui erano abituati a guardare dai loro balconi verdi: "Che fosse zona di frana non l'abbiamo mai saputo: non ci sono mai stati cedimenti, neanche piccoli. Nè a mia memoria nè ascoltando i racconti degli anziani. Questo è stato tutto causato dalla mancanza di lavori. Ma le colpe non le abbiamo noi paesani: i prati che sono scivolati a valle sono tutti coltivati, con danni enormi per chi vive di agricoltura". Le colpe, semmai, le danno "all'Amministrazione in carica fino a qualche anno fa: non ha mai fatto investimenti e interventi, e le nostre segnalazioni sono sempre cadute nel vuoto. Dopo un sopralluogo tutto rimaneva come prima, anche quando continuavamo a ripetere che ad ogni pioggia le nostre strade diventavano torrenti per la mancanza di scoli. Di fatto siamo stati abbandonati a noi stessi". Ma la rabbia è anche contro "quei tecnici Iren che arrivano qui con le scarpe da ballo, non voglio sporcarsi di fango e ci dicono di aspettare: quando la gestione dell'acquedotto era comunale era tutto diverso".
A vedere coi propri occhi c'è andato appena ha potuto, il medico parmigiano Alberto Dardani. A Musiara Superiore e a Schia la famiglia materna è di casa da generazioni. "E' una terra a cui sono molto affezionato e che sento molto mia: volevo rendermi conto della situazione – racconta - La nostra abitazione è a 500 metri dalla frana: ti senti in balia degli eventi". Parla di impotenza e rabbia, Dardani: "Il senso di insicurezza che coglie di fronte alla forza della natura è grande: ti manca la terra sotto i piedi, in tutti i sensi. E' impressionante vedere la località di fronte a Boschetto su un cucuzzolo, con tutta la montagna crollata sotto. Ed è qui che monta la rabbia verso chi ha governato il territorio e non ha mai fatto interventi". Non è invece ancora salito a Schia il commercialista Alberto Cacciani: anche la sua famiglia è legatissima al territorio, "e quello che ho visto tra immagini e video mi sembra un dramma". "Già una settimana fa avevo fatto un giro in bicicletta sulle colline tra Langhirano e Felino e avevo visto i primi effetti sulle strade di queste piogge eccezionali. Ma in Appennino le conseguenze sono ovviamente maggiori". Non è Schia a preoccuparlo più di tutto: "Per luglio, quando arriveranno i villeggianti, c'è tempo per recuperare la funzionalità  e rabberciare quanlche strada. Il problema grande è la viabilità "normale", è la vita quotidiana di chi abita il territorio. L'Appennino rischia di morire". 

 

IL BOLLETTINO DELL'EMERGENZA

Sale a 30 il numero di persone evacuate dalla zona di Tizzano sull’Appennino Parmense a causa di frane e smottamenti che ancora non si sono assestati, come nella zona di Capriglio, una delle criticità maggiori.
La Provincia attraverso i Comuni ha raccolto 531 segnalazioni di cui 37 idrauliche, ma complessivamente quelle censite dall’Agenzia regionale di Protezione Civile (comprensive anche delle denunce di Servizio Tecnico di Bacino, Aipo e Consorzio di Bonifica) sono 557.
Gli edifici distrutti o fortemente danneggiati sono 5, 3 abitazioni e 2 unità produttive. 7 le provinciali interrotte di cui due in due punti, 6 invece le strade comunali inghiottite dalle frane e alle quali non c’è al momento alternativa, 6 dunque le località isolate per interruzione viabilità comunale: Lasagnana (Tizzano Val Parma) totale 9 persone con minori e anziani; Malora (Neviano degli Arduini): 2 abitazioni raggiungibili solo a piedi; Guardasone (Traversetolo) 1 abitazione (Strada dei Laghi); Trinzola di Castione Baratti (Traversetolo) (10 seconde case e 4 residenti); Case Prinzera (Fornovo di Taro),  Bersatico (Lesignano de’Bagni).
Intanto nella giornata di oggi continueranno gli incontri e i sopralluoghi cion tecnici ed esperti, per valutare le situazioni di dissesto a partire dalle maggiori criticità ovvero Capriglio e Boschetto. Nel Cornigliese a Signatico la situazione è in miglioramento. 
 

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  • bitty

    15 Aprile @ 23.14

    Abbiamo speso soldi per infrastrutture inutili ,vedi il ponte,la ghiaia,la stazione e tante altre fregature che ci anno fatto bere.....apriamo gli occhi,urliamo la nostra rabbia ci stanno facendo morire,ormai non ci sono piu soldi per far niente come facciamo ad aiutare questa gente se i politici italiani sono tutti d'accordo per rimanere al loro posto e fare i propi interessi!!!! !E' un Italia allo sbando non basterebbe piu' neanche una rivoluzione......Bisogna pagare le tasse solo quando si vedono risultati,questa è l'unica soluzione a rischio di andare in galera,che tanto da noi non è neanche un problema...

    Rispondi

  • GIALLOBLU'

    15 Aprile @ 16.06

    Povera gente! Perchè invece di aiutare gli extracomunitari non aiutano queste povere persone a trovare un alloggio e una casa?

    Rispondi

  • sonia

    15 Aprile @ 12.51

    Penso sia inutile ora come ora dare la colpa ad uno o all'altro..a ciò che si doveva fare anni fa o nei mesi scorsi..la colpa non è di certo solo degli amministratori comunali.. perchè i proprietari dei terreni stessi non hanno mai fatto nulla per migliorare la situazione..la colpa è di tutti e di nessuno. E' inutile. Ormai quello che è fatto è fatto..non ha senso guardare indietro cercando di dare una colpa a destra o sinistra. Bisogna guardare avanti e lavorare per migliorare la situazione che è tragica di per se.

    Rispondi

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