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Boschetto-Schia: odissea (e videotestimonianze) tra le frane

Boschetto-Schia: odissea (e videotestimonianze) tra le frane
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Chiara Cacciani

"Mi sembra di essere Avatar: su questa isola sospesa, con tutto intorno la montagna che si sgretola". A parlare da Schia è Mariangela Bocchi. Sono le 11.40 quando racconta il suo isolamento e la sua preoccupazione. Il viaggio di Gazzettadiparma.it (guarda) verso la stazione sciistica d'Appennino era partito oltre un'ora e mezza prima: trenta minuti e parecchi chilometri e tornanti in più rispetto al normale. Perchè Schia oggi – in questi giorni di strade inghiottite e di frane che avanzano - è quasi in capo al mondo, e per raggiungerla ci si deve inoltrare in un labirinto fatto di strade senza uscita, vicoli (ri)stretti e tappe forzate ai pit-stop semaforici del senso alternato.

Nel giorno in cui torna a riaffacciarsi l'incubo delle piogge la via crucis parte appena arrivati a Boschetto, dove le transenne e i cartelli gialli delle deviazioni rendono off limits un buon tratto di Massese. Si continua fino a Tizzano, dove al momento non esistono più i sei chilometri di separazione da Schia: tra Pian della Giara e la stazione sciistica la strada si è ridotta a un puzzle disfatto. Si continua dunque per Lagrimone, superando la voragine che si aperta sul fianco di Capriglio e sconfinando nel Palanzanese a Ranzano. Ma non prima di aver attraversato il ponte ad Antria: quel ponte che la forza della frana di Pianestolla potrebbe presto minacciare, isolando la Valle dei Cavalieri dal resto del Parmense. Sfila Lalatta, dove il pericolo evacuazione è scampato ma la forza della natura è tutta lì, da vedere: è impressionante il flusso d'acqua che scorre nel canale realizzato a tempo di record per portare altrove cìò che prima si infilava nelle viscere della frazione minacciando la stabilità delle case. E poi, frana dopo frana, un'ora e mezza abbondante dal Campus - arriva Schia, con ancora la neve sulle piste e i bucaneve nei prati.

"Abbiamo portato le macchine oltre la frana di Pian della Giara e risaliamo a piedi dalla parte della seggiovia. - raccontano Mariangela Bocchi, titolare di Doriano Sport, e Angela Galvani, che col marito gestisce l'hotel Miramonti (guarda le interviste) – Siamo preoccupati per il futuro, certo: qui siamo nel nulla: avere la neve e non la strada non ci era mai successo. E anche nei prossimi mesi il turismo qui ne risentirà. Solo se risistemeranno la viabilità potremo sperare. Oggi gli unici che si vedono sono i volontari della Croce Rossa, che salgono a vedere se va tutto bene".

La buona notizia è che proprio in mattinata il Consorzio di Bonifica ha avviato i lavori sulla strada di Pian della Giara. Quella cattiva è che l'urgenza è data dal crescere della preoccupazione per il ponte di Antria.

"E' importante garantire i collegamenti – conferma il direttore del Consorzio di Bonifica Parmense Meuccio Berselli, sul posto con i suoi tecnici (guarda l'intervista) – Entro la fine della prossima settimana riapriremo questo tratto di strada, e nel corso di due-tre mesi renderemo completo l'intervento. Poi sarà necessario un progetto definitivo di sistemazione".

E' salito a Schia per un caffè e per salutare gli amici Mario Pellegri, di Capriglio. "Come facciamo? Come possiamo. Se c'è qualcuno che va a Lagrimone prende gli ordini di tutto il paese. E ci dividiamo i turni giorno e notte per monitorare la frana: la seconda volta è scesa in quattro ore. Mio figlio e mia moglie si sono trasferiti a Langhirano per essere vicini a scuola e lavoro, gli anziani somno spaesati. Solo se faranno la strada ci salveremo" (guarda l'intervista completa).

Si scende verso Langhirano, e la tappa è Moragnano, frazione di Lagrimone, dove sono sulle spine gli imprenditori: in terra di prosciutto di Parma il crollo della viabilità anche in questo punto darebbe un colpo fortissimo all'economia locale. "Sono stati giorni sull'orlo di una crisi di nervi", confida Marco Ferrari, titolare del prosciuttificio Ferrari, altre due stabilimenti a Lagrimone (guarda l'intervista). E non c'è bisogno di lunghe spiegazioni: basta guardare la porta di servizio che oggi si affaccia su un metro e mezzo di vuoto e la banda sul muro che racconta di quando lì c'era un cortile che oggi non c'è più. Sprofondato verso il basso, sotto la spinta dell'acqua filtrata dalla montagna. "Insieme ai tecnici ho visto il punto in cui si infila nel terreno: ne escono cinque litri al secondo", spiega Ferrari. Che poi pensa ai rischi d'isolamento che sta correndo Lagrimone: "Noi imprenditori cerchiamo di valorizzare il territorio, ma se non siamo raggiungibili restiamo fuori dal mondo, perdiamo competitività e, di conseguenza, posti di lavoro". L'appello va dritto a Roma: "Perchè in questa situazione solo lo Stato ha la possibilità di intervenire davvero: speriamo che non si dimentichi di chi ha scelto di investire in zone disagiate come la montagna".


 

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