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"Antonio era una persona tranquilla, affabile e simpatica"

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L’incredulità di un paese non solo legata alla tragicità del gesto ma anche e, soprattutto, alla persona uccisa. Antonio La Penna, nato a Carapelle, in provincia di Foggia, nel 1963, ma residente a Sorbolo da quasi vent’anni, era un uomo molto benvoluto da tutti. Una persona di grande convivialità, che amava stare con gli amici. Il primo aggettivo che arriva dalle bocche di tutti i conoscenti è «tranquillo». La Penna, una persona tranquilla, morto tragicamente con un colpo in testa senza che nemmeno se ne potesse rendere conto. Le testimonianze parlano di Antonio Muto, l’assassino, che appoggia la canna della pistola alla nuca e fa fuoco senza una parola. Un’esecuzione in piena regola. Ma che dietro all’assassinio di La Penna si celino moventi legati a regolamenti di conti, nessuno lo crede. Tutti sono più propensi a credere ad un raptus di follia di Muto, senza una motivazione logica, senza un movente. «Ho lavorato con lui per oltre quindici anni - ha commentato C.P., 38enne sorbolese - e non posso dire altro che Antonio era una persona molto affabile e simpatica. Non riesco a capire come possa aver fatto qualcosa di così grave da poter finire così». La Penna era un saldo-carpentiere metallico e lavorava alla Terex, multinazionale americana, con uno stabilimento a Lentigione di Brescello.
Era dipendente dell’azienda da oltre quindici anni e stimato per la mansione che svolgeva. Un’altra passione di Antonio era la bicicletta: era iscritto con i ragazzi del «Levante Bike», squadra ciclistica di Sorbolo a Levate. «Più che un vero agonista - ricordava Stefano Gatti, titolare del “Levante” -, Antonio era da considerarsi un cicloamatore. Infatti più che l’agonismo, amava la compagnia unita a qualche giro con la bici da corsa». Anche un altro ciclista del «Levante Bike» ha ascoltato incredulo la notizia dell’uccisione dell’amico, tradendo l’emozione per un fatto così tragico. «Ma quale può essere stato il motivo? - si è interrogato l’uomo - Come si poteva voler così male ad Antonio? Non posso credere ci fossero ragioni “strane” - ha aggiunto alludendo ad un regolamento di conti in pieno stile malavitoso -. L’unica ragione non può essere altro che la follia».
Gli amici del bar lo chiamavano «Forchetta», un nomignolo affibbiatogli a causa della passione per la buona cucina, mancando difficilmente ad una cena in compagnia. L'unica ombra nella vita di Antonio La Penna è un episodio che risale a diversi anni addietro quando lui perse la sua autovettura a causa di un rogo, rivelatosi successivamente doloso.P.C.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • Kenny

    24 Aprile @ 19.27

    Sarà stato anche tranquillo, affabile e simpatico, ma passando davanti a tutti i bar di Sorbolo SEMPRE E SOLO davanti a quello li, la mia ragazza diceva sempre: "ma che razza di facce ci sono qui dentro??"

    Rispondi

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