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Massimo Ciancimino arrestato per evasione fiscale Coinvolto anche il parmigiano Paolo Signifredi

Massimo Ciancimino arrestato per evasione fiscale Coinvolto anche il parmigiano Paolo Signifredi
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Massimo Ciancimino è stato arrestato su ordine del gip di Bologna Bruno Perla, emesa su richiesta della Dda di Bologna (pm Enrico Cieri con la supervisione del procuratore Roberto Alfonso), con l’accusa di associazione a delinquere ed evasione fiscale. I pm gli contestano anche l’aggravante di aver favorito Cosa Nostra ma il gip non ha ritenuto sussistere questa aggravante. Ciancimino è stato portato al carcere Pagliarelli di Palermo.
La frode che ha portato all’arresto di Massimo Ciancimino avrebbe fruttato negli anni, secondo gli inquirenti, un giro d’affari di circa 100 milioni di euro e un’evasione dell’Iva per oltre 30. Sono 23 le società coinvolte, di cui 21 totalmente sconosciute al Fisco. In totale sono state denunciate 30 persone, tra cui le 13 arrestate.

Nei confronti di Ciancimino è stata eseguita un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip Bruno Perla, su richiesta della Dda di Bologna (pm Enrico Cieri con la supervisione del procuratore Roberto Alfonso).
Le indagini sono state svolte dalla Guardia di Finanza di Ferrara: l'operazione ha portato a 13 ordinanze di custodia cautelare. E' coinvolto anche un parmigiano, Paolo Signifredi, secondo gli inquirenti uno dei componenti di un sodalizio criminoso accusato di aver posto in essere una frode fiscale nel settore della commercializzazione di metalli ferrosi.

Secondo quanto si apprende a Ciancimino vengono contestati reati fiscali riferiti al periodo in cui viveva in Emilia-Romagna, con un’evasione di Iva calcolata in circa 30 milioni di euro.

Le indagini sono state svolte dalla Gdf di Ferrara: l'operazione ha portato a 13 ordinanze di custodia cautelare, di cui nove in carcere e quattro ai domiciliari nei confronti dei componenti di un sodalizio criminoso accusato di aver posto in essere una frode fiscale nel settore della commercializzazione di metalli ferrosi. A Ciancimino vengono contestati reati fiscali riferiti al periodo in cui viveva in Emilia-Romagna, con un’evasione calcolata in circa 30 milioni di euro.

Ciancimino è uno dei testimoni chiave del processo sulla trattativa tra lo Stato e la mafia in cui è anche imputato di concorso in associazione mafiosa e calunnia all’ex capo della polizia Gianni De Gennaro. Il figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo è anche indagato a Palermo per detenzione di esplosivo. L'aggravante inizialmente contestata dai pm a Ciancimino nell’inchiesta sulla maxi-evasione ipotizza suoi rapporti con la mafia calabrese e in particolare con la cosca Piromalli della Piana di Gioia Tauro.

LE 13 PERSONE COINVOLTE NELL'INDAGINE: C'E' ANCHE IL PARMIGIANO PAOLO SIGNIFREDI.
(Ansa) Sono decine i reati contestati alle persone coinvolte nella frode fiscale per la quale è finito in carcere Massimo Ciancimino. Tra questi: evasione e frode fiscale, bancarotta fraudolenta, contrabbando, mendacio bancario, sostituzione di persona, falso in scritture private, falso commesso da incaricato di pubblico servizio.

Queste le tredici persone arrestate, di cui nove in carcere e quattro ai domiciliari. Quattro i promotori dell’associazione a delinquere individuati dagli inquirenti: oltre a Ciancimino, le altre menti sarebbero Patrizia Gianferrari di Riccione, sedicente rappresentante di affari, e Gianluca Apolloni di Roma, il presunto commercialista che si occupava di far "scomparire" le aziende a Panama. Con loro anche Paolo Signifredi di Parma. Gli altri cinque sono Mario Carlomagno e Mario Paletta di Potenza, Massimiliano Paletta di Ferrara, Valter Lotto di Reggio Emilia e Ennio Ferracane di Bergamo.
Ai domiciliari sono finiti Giulio Galletto di Rovigo, Armido Manzini di Modena (che era l’uomo incaricato di cercare aziende inattive da riutilizzare per le frodi dell’associazione), Elena Rozzanti di Ferrara e la marocchina Etois Safà.

 

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  • Geronimo

    30 Maggio @ 08.14

    Appunto, quando li beccano vengono indagati per favoreggiamento e sono a centinaia se non di più in Italia…. Poi non è che siano proprio i familiari a portare da mangiare nei bunker ai boss, la maggior parte dei latitanti vive segregata non vedendo nessuno per anni, solo le poche persone fidate (in genere uno o due) che gli portano da mangiare e mai parenti se non nei momenti in cui hanno problemi di salute, questo avviene soprattutto in Calabria e Sicilia. Mi spiace ma se tu dici cosa ci facevano i parenti di provenzano a colloquio con lui, una persona normale pensa quello che ho pensato io…. Se poi hai visto la tv, quando vengono arrestati i latitanti che non vivono in campagne sperdute ma in pieno centro città, protrai ben capire che è difficilissimo (anche grazie a varie restrizioni per le indagini ambientali, tra l’altro con i vecchi progetti di legge del PDL l’arresto dei latitanti sarebbe impossibile) riuscire a scovarli perché sotto una casa normale si nasconde un rifugio e questo rifugio chiaramente non risulta da nessuna parte, dovresti scavare da fuori alla cieca oppure buttare giù tutte le pareti e difficilmente troveresti il varco per andare al piano di sotto. Ci sono case e lo si è visto che hanno muri di cemento armato spessi decine di centimetri, difficilissimi da buttare giù, i cellulari e le più moderne cimici non prendono, il boss controlla tutto il quartiere, la mafia ha mezzi che lo stato italiano non vuole utilizzare e se vediamo che un boss riesce a costruirsi il bunker sotto casa anche con la complicità delle istituzioni ne capiamo bene il perchè

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  • lupoalberto

    30 Maggio @ 07.57

    siamo buonisti fino al midollo! perchè si spalanchino i cancelli di un carcere si deve evadere per cifre iperboliche,mentre per tutti coloro che riempiono ogni anno il famigerato libro bianco solo una sospensione della pena.Non parliamo di cosa succede a chi evade in Russia ma guardiamo le grandi democrazie occidentali:nessuna tolleranza per un crimine che viene considerato,giustamente,contro la collettività.La giustizia fiscale è iniqua anche nel diverso trattamento verso il privato che commette un veniale errore di compilazione e il famoso sportivo a cui si consente sconti e rateizzazioni.Ma perchè nel nostro paese tutto va a rovescio?

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  • michele

    29 Maggio @ 22.12

    maurizio, il 90% dei mafiosi che beccano erano nascosti nel raggio di 1km da casa loro, qualcuno gli avrà pur portato da mangiare, o erano autosufficienti curando l'orto e ammazzando le galline? e allora qualcuno gli avrà pur portato le sementi e la carbonella per la griglia, o andavano a fare spesa? in tutti questi casi quanti vengono a conoscenza sia della latitanza che del nascondiglio? eccetera eccetera eccetera. E nel mio ragionamento non c'è "visita uguale favoreggiamento", ma come successo altre volte tu i miei ragionamenti non li capisci. Spiacente non ho nessuna prova di favoreggiamento, non conoscendo nessun ricercato.

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  • Geronimo

    29 Maggio @ 16.41

    Edi, basta ragionare un po’, se uno è latitante la polizia non sa dove sia, come fanno a denunciare tutti i parenti di favoreggiamento senza prove? La stessa cosa vale per te, quando ti prenderanno evidentemente se ci saranno prove potranno dire che tua moglie avrà commesso il reato di favoreggiamento. Cosa ci facevano in visita moglie e figlia di Provenzano? Beh anche questo lo hai scritto te, erano in visita, visita concessa solo ai parenti una volta al mese, tra l’altro a gente come Provenzano sono imposte regole severe nei colloqui familiari come l’impossibilità di avere contatti (è come nei film, vetro separato), ci sono telecamere e tutto è registrato, la corrispondenza viene attentamente controllata. Gli indagati per favoreggiamento ci sono quando viene accertato che determinate persone coprono o favoriscono la latitanza di altre persone, secondo il tuo ragionamento (visita parenti a detenuto) anche i parlamentari che fanno visita ai detenuti dovrebbero essere indagati per favoreggiamento e magari anche le guardie carcerarie visto che intrattengono rapporti col detenuto…. Soddisfatto dell’illuminazione? Se hai le prove di favoreggiamento denunciale, sarai sicuramente ascoltato….

    Rispondi

  • michele

    29 Maggio @ 15.57

    Maurizio illuminami della tua conoscenza: quanti? almeno la moglie di ogni latitante? e i genitori? la metà? il doppio? la moglie e il figlio di Provenzano cosa ci facevano in visita, sono nella cella di fianco?

    Rispondi

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