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Pacchi-bomba all'ex socio per rancori di trent'anni fa: in manette anche grazie ai Ris di Parma

Pacchi-bomba all'ex socio per rancori di trent'anni fa: in manette anche grazie ai Ris di Parma
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BOLOGNA, 29 MAG – Un rancore covato per più di 30 anni, da vendicare con due pacchi-bomba riempiti di polvere pirica e spediti a un ex socio in affari. Ad architettare il doppio attentato esplosivo, in entrambi i casi non andato a buon fine, è stato G.M., 69 anni, di San Lazzaro di Savena (Bologna), disegnatore in pensione, arrestato dai carabinieri di Medicina per il tentato omicidio di un altro pensionato, un 74enne che vive con la moglie a Castel Guelfo.
Tra febbraio e aprile, l’uomo ha ricevuto per posta due ordigni artigianali: il primo conteneva due etti di polvere pirica pressati dentro una scatola di cioccolatini; il secondo, più piccolo, era una confezione di un medicinale con all’interno 30 grammi della stessa polvere. In entrambi c'era un macchinoso innesco per fare sì che, all’apertura del plico, un cerino legato con filo interdentale ai bordi della scatola sfregasse contro due strisce abrasive e si accendesse, facendo così esplodere la bomba. Per gli artificieri dell’Arma che li hanno disinnescati, i due ordigni erano potenzialmente mortali.
L'attentatore è stato fermato venerdì scorso in via Emilia Levante, alla periferia della città e poco lontano dagli uffici postali dai quali aveva spedito i plichi. Inizialmente ha negato le accuse, poi ha ammesso ai Carabinieri di avere mandato i pacchi-bomba per cercare di uccidere l’ex socio. Il 69enne, sofferente di depressione, ha spiegato che negli anni lo aveva individuato come l’origine dei suoi fallimenti professionali. Nel primi anni Ottanta, i due avevano gestito per breve tempo un agriturismo sulle colline di Castel San Pietro, ma l’attività non era andata bene e, dopo l’abbandono del socio, G.M. era stato costretto a chiuderla.

L'indagine è partita il 7 febbraio, quando il pensionato di Castel Guelfo ha portato ai carabinieri il pacco consegnato a mano dal portalettere, perchè non entrava nella cassetta postale. Esaminato dagli artificieri, l'ordigno è risultato potenzialmente molto pericoloso, visto il consistente quantitativo di polvere pirica che conteneva. Non era esploso per semplice casualità, forse grazie al modo con cui era stata aperta la busta, spostando involontariamente il meccanismo di innesco 'a sfregamentò. Gli accertamenti per risalire all’autore sono stati complicati dal fatto che la vittima non aveva assolutamente idea di chi potesse volergli male al punto da mandargli una bomba. Per questo gli investigatori, all’inizio, non escludevano un errore dell’attentatore o un caso di omonimia.  La svolta è arrivata il 17 aprile, con l’arrivo del secondo plico, simile al precedente ma con una dose minore di polvere pirica. Sulla scatola di cioccolatini che conteneva il primo ordigno, il Ris di Parma aveva repertato un’impronta digitale; sulla seconda (la confezione di un farmaco betabloccante) erano rimasti i codici che potevano consentire di risalire al beneficiario della ricetta medica, emessa nel 2010. Nel frattempo, i carabinieri di Medicina hanno scoperto che i plichi erano stati spediti da due uffici postali in zona Mazzini: il primo in via delle Armi, il secondo in via Emilia Levante. Dai filmati della videosorveglianza di quest’ultimo, sono riusciti a individuare l’uomo che aveva spedito il pacco incriminato. Ma quando la foto è stata mostrata alla vittima, questi non lo ha riconosciuto.
Venerdì scorso l’attentatore è stato rintracciato quasi per caso, quando uno degli investigatori che si occupavano del caso lo ha incrociato per strada, nella zona dove si concentravano le indagini. Dopo la sua confessione, a casa del 69enne sono stati trovati diversi involucri vuoti di fuochi d’artificio, dai quali si presume avesse ricavato la polvere pirica, e un’altra scatola con 50 petardi ancora da aprire. Tramite l’Ausl, è arrivata anche la conferma che il codice assistito, rimasto sulla fustella della scatola di medicine usata per il secondo ordigno, corrispondeva a G.M..  Secondo i carabinieri, l’uomo aveva probabilmente intenzione di tentare ancora una volta di colpire l’ex socio, che invece, dopo avere gestito negli anni diverse attività, non si ricordava nemmeno di lui. Sebbene i due non si vedessero da decenni e non avessero mai litigato, il 69enne ha ammesso di avere maturato un’ossessione verso l’uomo che vedeva come artefice dei suoi insuccessi, e di avere mandato il secondo pacco-bomba dopo che, trascorse settimane senza che i giornali dessero notizie in merito, aveva capito che il primo non era esploso. Dopo il fermo per tentato omicidio tramite ordigno esplosivo, il Gip di Bologna ha disposto per lui gli arresti domiciliari.

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