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Montecchio - La balera? Non è un posto per vecchi

Montecchio - La balera? Non è un posto per vecchi
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Cristina Pelagatti

MONTECCHIO - Alzi la mano chi non ha mai pensato «la balera è una cosa per vecchi»! Ecco, siete in pochi. C’è infatti un pregiudizio diffuso che riguarda i locali da ballo, smentibile solo se si ha la voglia di varcare la soglia di una vera e propria balera e rendersi conto che chi giudica non conosce, chi conosce balla.

Basta fare un salto a Montecchio e  affacciarsi all’ingresso del Redas, il locale principe del circondario, con i suoi 50 anni di piedi saettanti in pista, per entrare in un mondo parallelo favoloso, dove l’età dello spirito dà scacco matto all’età anagrafica.
In un venerdì sera di primavera, accolti dal sorriso bonario dei titolari Susanna e Armandino Reverberi e dalla raccomandazione «foto solo a chi vuole essere fotografato, non sono mica tutti marito e moglie eh», ormai frementi di curiosità, ci vediamo aprire il tendone che separa l’ingresso dal locale vero e proprio e si resta senza parole: lo Studio 54 della «Febbre del sabato sera» è roba da dilettanti al confronto col Redas.
Dall’alto il colpo d’occhio è notevole: è mezzanotte, il momento clou della serata, ci sono centinaia di persone in pista, luci stroboscopiche, divanetti e tavolini per i momenti di pausa, bar attivi e zone separate dal caos, tutte rigorosamente in stile con l’arredo originale del locale, dove fare quattro chiacchiere in tranquillità e dove qualche coppia si lascia andare ad effusioni, più o meno spinte, come nelle discoteche frequentate dai 16enni la domenica pomeriggio.
Sotto il palco, in piedi come ad un concerto dell’ultima boyband di grido, c’è un nutrito gruppo di persone a fare da supporter all’orchestra che suonerà per tutta la serata, quella di Marianna Lanteri. Le persone del gruppo sono munite di sciarpe con la scritta «curva sud», fanno parte del fan club ufficiale dell’orchestra (solitamente ogni orchestra ha il suo), la seguono in tutte le serate in giro per l’Italia, sono i primi ad arrivare e gli ultimi ad andare via e tra di loro, rigorosamente con la sciarpa in bella vista, ci sono soggetti che vanno dai 30 agli 80 anni. Questa è la caratteristica che balza subito all’occhio: non esiste un’età per frequentare la balera, così come non esiste un'età per amare il liscio.
C’è chi ha cominciato a venire al Redas seguendo i genitori a 14 anni e non ha più smesso, chi viene da sempre solo per vedere ballare o sentire la musica ma non ha mai fatto un passo di danza, chi ha scoperto la passione per il ballo dopo la morte del compagno o la fine di una relazione, chi in balera ha trovato l’amore della vita oppure amicizie solide, cementificate con gli anni passati a calcare la stessa pista e favorite dal fatto che al Redas l’atmosfera è realmente familiare.
Nel locale lavora tutta la famiglia Reverberi: le figlie di Susanna e Armandino, Patrizia, Elisabetta e Caterina, tra la sala grande del liscio e la sala discoteca, dove si balla musica revival, commerciale e latino americana, ci sono nate e cresciute.
«A quattro anni scendevo qua e mi mettevo su quel cubo, a ballare - racconta Caterina, in servizio al bar della sala discoteca - mia mamma mi veniva a prendere e mi doveva tirare per le orecchie per farmi scendere, poi mi andavo a nascondere nel guardaroba. La musica ti dà la vita e la gioia, ho sempre amato ballare il liscio, poi per un periodo ho frequentato le discoteche, ma mi sono stancata, non mi piaceva più l’atmosfera, la balera è tutta un’altra cosa. Qui, ad esempio, anche quando la domenica pomeriggio si faceva la discoteca, non abbiamo mai avuto le cubiste... chi guarda una donna normale se ha a disposizione quelle da guardare? Qui non ci sono problemi di risse o ubriachezza molesta, chi vuole ballare non può bere troppo. E poi questo è il locale dell’amore, sai quante coppie sono nate qui? Il ballo lento ha aiutato; io stessa ho conosciuto qui mio marito».
Le sorelle di Caterina, le gemelle Patrizia ed Elisabetta, paradossalmente non hanno mai imparato a ballare il liscio, le si trova sorridenti dietro il bancone del bar della sala grande, aiutate dalla storica barista Sara, parmigiana, conoscono quasi tutti i clienti per nome e hanno un bel po’ di storie da raccontare «potremmo scrivere un libro con quello che abbiamo visto, c’era una coppia che veniva da anni e anni, davamo per scontato fossero marito e moglie, quando abbiamo scoperto che erano amanti ci è cascata la faccia; al di là di tutto, questo posto ha un valore per la comunità: porta avanti la cultura e le tradizioni del posto e offre un luogo di socialità: l’anno scorso abbiamo tenuto schiuso per un po’ di mesi e la gente ci fermava al mercato e ci chiedevano di riaprire».
Chi di certo non va al Redas per cercare donne con cui ballare è Fausto Panella, di Gattatico: «Sono felicemente sposato e padre, vengo qui da quando avevo i capelli neri, venivo in Vespa a 16 anni la domenica pomeriggio, non ho mai ballato, ho proprio la passione per la musica, posso dire anche io di aver conosciuto qui mia moglie, io mettevo i dischi nello spazio discoteca, lei mi aveva visto qui e a distanza di anni si ricordava di me». A sorvegliare sulla qualità del ballo c’è «l’uomo del borotalco», Wainer Conti, che al momento opportuno sparge, da 28 anni, il talco in pista per agevolare le danze, anche le sue visto che è un provetto ballerino e con la sua compagna Claudia, incontrata al Redas, è uno degli irriducibili della sala liscio. «Qui per noi è come venire a casa - dicono Cristina e Patrizia che, nonostante i poco più di 40 anni portati benissimo, vantano una frequentazione del Redas pluriventennale - ma noi abbiamo incontrato molti ballerini e pochi morosi» aggiungono sorridendo.
«La cosa bella - fa loro eco Ombretta, frequentatrice assidua insieme alla sorella Ornella, con cui spesso fa anche coppia nel ballo - è che qui posso venire anche da sola, c’è davvero la sensazione di essere a casa, sicura: venivo già da ragazzina, poi sono tornata in età adulta». L’ambiente è variegato, equamente distribuito tra uomini e donne, molte varietà di look, soprattutto femminili, ci sono donne in versione «vengo tranquilla solo per ballare» ed altre chiaramente dall’aspetto più aggressivo, con tanto di pizzi, frizzi e lazzi ed è molto difficile che chi voglia ballare venga lasciata in un angolo. Ci sono tanti uomini il cui ruolo, autoimposto, all’interno del locale è proprio quello di far ballare le donne non accompagnate. Uno dei più generosi è Alfonso Ferlazza, di Brescello: «Io amo ballare e ogni sera faccio ballare tre o quattro donne, sono siculo, emigrato nel Reggiano e sono single da 22 anni, ho fatto tre cicli di chemio e la sera dopo le sedute venivo qua a ballare; la verità è che il ballo aiuta lo spirito e quello serve a mantenersi in forma e superare i momenti difficili». L’orchestra chiude alle 2.30 la serata con i balli di gruppo ma gli irriducibili, soprattutto i più anziani, non hanno nessuna intenzione di mollare la pista: c’è Bruno che si avvicina al bar a prendere una bottiglietta d’acqua e alla sottoscritta che chiede «è andato tutta la serata ad acqua?», il 70enne risponde «certo, io e mia moglie abbiamo ballato dalle 10 ad ora, poi adesso a casa devo fare i miei doveri di marito, e se bevo non ballo bene e non faccio bene nemmeno l’amore». Ecco, chiaramente il Redas «non è un posto per vecchi».
 

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