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Baroni: "Neanche da pugile ho preso così tante botte"

Baroni: "Neanche da pugile ho preso così tante botte"
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PAROLA DI NOCETO

Viso tumefatto, punti di sutura, ecchimosi e un vistoso cerotto sul naso: così si  presenta il giorno dopo la rapina, Giacomo Baroni, picchiato da due banditi, che hanno fatto irruzione nell’ufficio della sua ditta di Parola, lunedì poco le 19. 
Nonostante i momenti drammatici vissuti, il «Ragno» (così viene chiamato Baroni per il suo passato da pilota automobilistico), Baroni trova la voglia di scherzare: «Nemmeno quando praticavo pugilato mi aveva ridotto così qualcuno, guai se fossi uscito così trito da un match».
Dopo essere stato medicato all'ospedale di Vaio in seguito alla violenta aggressione da parte dei due banditi, Baroni è stato dimesso nella tarda serata di lunedì. E ieri era già al suo posto nella ditta. 
«Mi sento dolorante, ma non mi lascio scoraggiare, anche se oggi, pensando all’accaduto, mi sono reso conto che potevo anche morire». 
Nel cortile della ditta Baroni Ceramiche, lungo la via Emilia, ci sono ancora le chiazze di sangue, che il titolare ha perso in quantità, dopo essere stato preso a calci e pugni dai due malviventi. 
Sulla fronte, Baroni  porta il segno di una scarpa. «Erano cattivi e violenti – ha raccontato – e hanno fatto irruzione in ufficio con una furia tale da far paura a chiunque, ma non a me. Ho un passato da sportivo e ho sempre dimostrato un grande coraggio in qualsiasi situazione. Anche perchè non è stato il primo episodio violento di cui sono stato vittima. Appena entrati, uno col viso incappucciato e l’altro a viso scoperto, parlando bene in italiano, senza inflessioni particolari, mi hanno puntato una pistola alla testa, gridandomi di tirare fuori i soldi. Ma io ho risposto loro che non tengo mai contante nella ditta. Allora mi hanno fatto inginocchiare, sempre con la Beretta puntata alla testa, poi hanno voluto che li accompagnassi alla cassaforte. Ma non trovando niente, mi hanno sfilato un   braccialetto d’oro, che portavo sempre al polso e mi hanno detto di consegnare loro anche il portafoglio. Ma non erano ancora soddisfatti e per meglio rovistare dappertutto, mi hanno legato alla sedia della scrivania, con nastro adesivo per pacchi, poi mi hanno scaraventato a terra per rendermi inoffensivo». 
Mentre racconta i terribili istanti vissuti, Baroni apre le porte dell’ufficio, mostrando la seggiola sulla quale i due bandito lo hanno immobilizzato. «Erano due giovani, sui trent'anni, alti più di un metro e ottanta, atletici, determinati – ha continuato a raccontare Baroni – e mi hanno scaraventato con violenza per terra, legato alla seggiola. Mi sono salvato per miracolo, fingendo di avere perso i sensi. Ma poi, quando si sono voltati, ne ho approfittato per slegarmi e in quel momento ho suscitato in loro una violenta reazione. Hanno cominciato a sferrarmi calci e pugni, con una violenza tale, da fare sgorgare il sangue dalla testa a fiotti. Ma non mi sono perso d’animo e con determinazione ho preso la mia pistola, che detengo regolarmente e li ho rincorsi nel cortile, mentre il sangue non si fermava. Mi colava dalla testa sul viso e non vedevo più nulla. Il pensiero è corso a mia moglie che si trovava in casa, di sopra e temevo per lei. Così sono corso fuori e ho sparato alcuni colpi in aria per cercare di mettere in fuga i due malviventi». 
Baroni ha raccontato che il cellulare era caduto sotto la scrivania. «Non trovavo il telefono per chiedere soccorso. Così,   ferito e sanguinante sono corso verso la via Emilia, a chiedere aiuto, ma in quel momento non passava nessuno. Così sono tornato in ufficio e ho trovato il cellulare. Poi ho chiamato il 112 e l’ambulanza». 
Diverse pattuglie di carabinieri sono confluite sul posto, restando sino a tarda sera, alla ricerca di elementi utili alle indagini. Dopo aver transennato l’area esterna della Baroni Ceramiche, i militari hanno cercato nel cortile elementi utili alle indagini, mentre all’interno della ditta hanno effettuato rilievi alla ricerca di impronte o di eventuali altri segni lasciati da due rapinatori. Le indagini, da parte dei carabinieri della stazione di Noceto in collaborazione con i colleghi del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Salsomaggiore, nonché dei carabinieri del Reparto operativo-Nucleo investigativo di Parma, sono tuttora in corso, ma sino a ieri non sono emerse particolari novità. Nessuna pista viene tralasciata. 
 

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  • gianfranco ferrari

    07 Agosto @ 18.30

    Quando le forze dell'ordine li arresteranno dovranno far attenzione ad usare maniere gentili, perchè il rischio è quello che li arrestino per maltrattamenti mentre i delinquenti vanno ai domiciliari!e. i

    Rispondi

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