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"La riapertura della provinciale è di vitale importanza per Schia"

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Beatrice Minozzi
Sono oltre un migliaio le firme raccolte dai promotori della petizione lanciata per chiedere la ricostruzione della strada provinciale 65 di Schia, arteria di vitale importanza per garantire il collegamento tra il capoluogo tizzanese e stazione turistica più amata dai parmigiani.
«Non è una semplice strada»: è questo lo slogan della petizione, con le firme degli abitanti di Schia, Capriglio, Casagalvana, Groppizioso, Pianestolla e Musiara Inferiore, e anche dei tanti villeggianti e turisti che questo inverno non vogliono rinunciare a inforcare gli sci e solcare le piste della stazione sciistica.
La Provincia, già in passato, aveva dato notizia di indagini geotecniche volte a studiare la consistenza del terreno in vista della realizzazione di un nuovo progetto «ma ad oggi nessuno ha parlato di ricostruzione – spiega Doriano Bocchi, anima di Schia – nonostante sia l’unica soluzione possibile per cercare di salvare la stagione invernale».
 Se d’estate «tutti i santi aiutano», come si suol dire, d’inverno le difficoltà sarebbero molteplici, e tutte legate alla neve e alle gelate che renderebbero difficoltoso il transito sulle strade che oggi conducono a Schia.
 Stretta, pendente e tutte curve è la strada comunale che collega Musiara Superiore a Pian della Giara, che poi prosegue fino a Schia con la strada Consortile Belvedere. Un’alternativa, per raggiunge Schia da Parma, potrebbe essere la strada comunale che collega Lagrimone a Capriglio, anch’essa interrotta da una frana tra Pianestolla e Capriglio ma riattivata in tempi record grazie ad un intervento del Comune, finanziato dalla Regione, con una pista di emergenza di 2 chilometri e 300 metri che però, ad oggi, non è ancora asfaltata.
«Se anche dovesse essere asfaltata entro l’inverno - precisa però Bocchi – rimane una strada non adatta a sopportare il flusso continuo di auto che si dirigono a Schia:  soprattutto nei punti più stretti e di maggior pendenza, tra Lagrimone e Madurera e a Pratolugno».
Bocchi e tutti gli operatori di Schia sono preoccupati perchè temono che «il Comune, con le poche risorse che ha a disposizione, non riesca a garantire un servizio di sgombro neve e spargisale ineccepibile come è sempre stato quello offerto dalla Provincia, e che quindi i turisti, viste le difficoltà nel raggiungere Schia, ripieghino su altre stazioni».
La richiesta quindi è che «venga ripristinata, magari anche con una pista di emergenza, la viabilità sulla sp 65».  Per questo il consorzio Bianco Verde e diversi abitanti della zona si sono resi disponibili a pulire gratuitamente la frana da piante e arbusti allo scopo di creare un passaggio per i mezzi forestali che potranno così accedere al corpo di frana per poter effettuare agevolmente un’indagine geofisica.
«Gli ultimi anni, a Schia, sono stati un successo – conclude Bocchi -, grazie anche al rilancio della stazione, con la seggiovia e l’innevamento programmato da parte di Provincia e Comunità Montana: anni e anni di duro lavoro sulle piste, sulla scuola di sci e sulla stazione in generale, che potrebbero essere vanificati da 200 metri di strada. Facciamo in modo che questo non accada».
 

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